domenica, Settembre 19

Più cooperazione Italia-Giappone

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Il 22 settembre si è svolto a New York l’incontro tra Federica Mogherini, Ministro degli Affari Esteri italiano, e il suo omologo giapponese Fumio Kishida, anch’esso in visita a New York per partecipare alla 69esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il Ministro Kishida dichiarato la volontà del Giappone di avviare una più stretta collaborazione con l’Italia (che dallo scorso luglio si è avviata verso il semestre di Presidenza del Consiglio dell’Unione europea) in vari campi, a partire dalla seconda metà di quest’anno, anche in vista dell’approssimarsi del 150° anniversario dell’avvio delle relazioni bilaterali e della partecipazione del Giappone all’Expo 2015, che si terrà a Milano a partire dal maggio del prossimo anno.

In riferimento alle principali crisi politiche e umanitarie che stanno ormai da mesi monopolizzando le agende dei vari rappresentanti degli Stati membri, il Ministro Mogherini (che andrà a breve a ricoprire il ruolo dell’attuale Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza comune dell’UE uscente, la labourista Catherine Ashton) ha rimarcato la necessità di proseguire sulla linea di uno sforzo diplomatico e politico quanto più possibile incisivo e condiviso.

In un suo intervento, il Ministro Mogherini ha posto l’accento in particolare sull’emergenza relativa all’avanzata dello Stato Islamico e alla possibilità di un’espansione delle forze jihadiste all’interno della Libia.

Nel corso dell’incontro con il Ministro Kishida, particolare rilievo hanno avuto le considerazioni sulla crisi in Medio Oriente e nell’Est Europa e l’opportunità di concludere un accordo reciproco sulla sicurezza e sullo scambio di informazioni confidenziali.

I due Ministri si sono confrontati sulla questione mediorientale e ucraina (quest’ultima causa di veri e propri grattacapi diplomatici per il Giappone, dati i suoi delicati rapporti con la Russia di Putin), concordando sulla necessità di pervenire al più presto a una risoluzione pacifica attraverso l’instaurazione di un dialogo tra l’Ucraina e il Governo russo, e sull’importanza del contributo attivo di ogni Paese per far fronte a quella che è stata definita da Kishida come «la principale minaccia alla comunità internazionale», in riferimento al terrorismo dello Stato Islamico. A tal proposito l’Italia ha dichiarato la propria intenzione di aderire a una coalizione internazionale anti-Isis guidata dagli Stati Uniti.

È stato affrontato anche il contesto della sicurezza regionale in Asia Orientale, altra area che ha recentemente sperimentato un crescente stato di instabilità soprattutto a causa della minaccia nucleare nordcoreana e del protrarsi delle dispute territoriali tra la Cina e i Paesi limitrofi. I due Ministri hanno concordato sulla necessità che la comunità internazionale si preoccupi di monitorare da vicino la situazione, al fine di evitare ulteriori escalation.

Il Ministro Mogherini ha dichiarato che Giappone e Italia, in quanto attori fondamentali della comunità internazionale, dovrebbero avviare una più stretta collaborazione non solo in campo economico, ma anche sul versante strategico, al fine di garantire la pace e la stabilità globali, incoraggiando la sottoscrizione dell’accordo di partenariato strategico tra l’Unione Europea e il Giappone.

In quanto attori fondamentali nel G7 e nel G20, accomunati da posizioni affini e comuni interessi rispetto alle questioni regionali e globali più significative, nonché da un vivo e reciproco interesse culturale (come testimoniato ad esempio dalla fortunata rassegna ‘Italy in Japan 2013’), la partnership tra Italia e Giappone appare fondamentale nella più ampia ottica di uno sviluppo in senso positivo della cooperazione tra il Giappone e l’Unione Europea, tanto dal punto di vista strategico che economico.

Come evidenziato da Andrea Perugini, Direttore Centrale per i Paesi dell’Asia, Oceania, Pacifico e Antartide presso il Ministero degli Affari Esteri, in una sua analisi per la rivista ‘Geopolitica’, «sussiste un ampio potenziale di crescita dell’export legato all’andamento della conclusione dei negoziati commerciali avviati dall’Unione Europea con Tokyo. In questo quadro appare fondamentale il monitoraggio italiano affinché si giunga ad un risultato equilibrato che garantisca pieno ed effettivo accesso ai rispettivi mercati»; posto che si giunga al più presto a un accordo con Tokyo per rimuovere le barriere non tariffarie che rendono difficoltoso l’ingresso sul mercato giapponese delle piccole e medie imprese italiane, in particolare le realtà che operano nel settore del manifatturiero, come l’industria agroalimentare e tessile.

Il balzo registrato dall’economia nipponica nel corso del primo trimestre del 2014, da molti interpretato come un segno dell’efficacia delle politiche espansive promosse da Abe Shinzo, Primo Ministro giapponese, ha subìto invece un contraccolpo nel corso del secondo trimestre, con un evidente crollo dei consumi. Un risultato comunque, secondo molti, migliore rispetto agli stessi Stati Uniti, di certo migliore dell’impasse recessiva che continuano a sperimentare i Paesi dell’Eurozona.

Le politiche economiche espansive della cosiddetta ‘Abenomics’, se da una parte hanno influito positivamente sull’aumento dei consumi e dei dati relativi all’inflazione, contribuendo alla svalutazione dello yen e dando un freno così alla deflazione che attanaglia il Paese da un ventennio, dall’altra ha avuto ripercussioni negative proprio sull’export. Nel 2013 il commercio estero giapponese ha registrato un –6,1% nell’import (con un fatturato pari a 626,86 miliardi di euro) e un –12,8% nell’export (538,30 miliardi di euro).

Secondo i dati elaborati dall’Agenzia ICE (Istituto nazionale per il Commercio Estero), l’interscambio commerciale tra Italia e Giappone nell’ultimo anno ha comunque evidenziato risultati positivi, soprattutto per quanto riguarda gli acquisti giapponesi dall’Italia. I prodotti che più hanno riscosso l’interesse dei giapponesi sono stati quelli relativi all’industria farmaceutica (23%), dell’abbigliamento (10%), insieme a macchinari e componentistica per impieghi generali (20%), per un ammontare di circa 2,46 miliardi di euro.

Il Giappone è il secondo partner commerciale dell’UE in Asia, che a sua volta si presenta come il terzo più importante partner commerciale del Giappone. Nonostante gli investimenti diretti esteri dell’UE in Giappone siano ancora poco significativi, nel marzo 2013 l’UE e il Giappone (che, al contrario, è uno dei principali investitori nei Paesi dell’Unione Europea) hanno deciso di avviare i negoziati per un accordo di libero scambio globale; accordo che potrebbe dare uno slancio alle esportazioni europee in Giappone, dando un contributo significativo al rilancio dell’economia, con la creazione di più di 400,000 posti di lavoro nella sola Unione Europea.

 

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