mercoledì, Dicembre 1

Più 'buffi' che speranze Breve tour per i default in giro per le cronache, con orgasmo finale

0

 Carlo Cottarelli

La parola di quest’epoca è debiti. Anzi, fa più fino dire ‘default’, nel senso di fallimento. Bancarotta. E più di una banca è in rotta …
Così ieri sono andata a inseguire le news che contenessero una venatura concettuale di default e me ne sono imbattuta in alcune.
Ad esse, però, ho voluto aggiungere il mio commento su temi tutt’altro che fallimentari, anzi: quasi una lotteria. Comincio a snocciolare tematiche per farvela sbrigare senza troppe ciance.

Pare che Carlo Cottarelli non mangerà il panettone. E neanche lo spumone di Ferragosto. Almeno, là dove sta. Accolto come si saluta il grande specialista venuto da taumaturgo a risanare i conti, sembra vada via.
Si sarebbe accorto dell’eterno giochetto delle tre carte che avrebbero orchestrato sulla sua testa gli stessi che lo avevano introdotto e ‘scritturato’, per la sua competenza, a rimettere in sesto i conti, eliminando gli sprechi.
Lui cancellava le spese fuori controllo di giorno e i Proci che si annidavano nel Palazzo gli sfacevano la tela. Ormai, lo chiamano tutti Penelope e lui lo sa perché. Con la differenza che lui agiva e altri ne vanificavano l’azione.
Lo ha capito talmente bene da volersi allontanare finché è ancora in tempo dalla sua mission concettualmente impossible. Anzi, fantascientifica.
Come per Germania – Brasile: Palazzo batte Cottarelli, 7 a 1, sulla sfiducia.
Il suo epitaffio lo ha dettato il Premier con il suo solito fare tranchant: «Cottarelli? Spending review anche senza di lui».
Insomma, se se ne va di sua sponte, bene. Altrimenti, fucilazione all’alba, sotto la Colonna Antonina.
Prossimo passo? «Cottarelli, chi

Altro default? C’è l’imbarazzo della scelta. Guardiamo ancora a casa nostra. Anzi, guardiamo il nostro Premier Polpettone. Va sotto in Senato sul voto segreto ed è chiaro e evidente che c’è chi, nella maggioranza, rema contro. Persino al Nazareno. E che novità è mai questa? Lui, piccato, precisa: «Non è la riedizione dei 101», riferendosi non ai cuccioli dalmata di disneyniana memoria, bensì ai pugnalatori di Romano Prodi per l’elezione alla Presidenza della Repubblica, attori di quella paradossale sagra della mediocrità che portò tutti, col cappello in mano, a chiedere a Napolitano di fare l’atto eroico di restare.
Secondo me, la sua origine partenopea gli suggerisce la vendetta di essere particolarmente schiattoso’ con questi guitti della politica che ci ritroviamo. Un dispettuccio ben pensato.
Rassicuro il Presidente Renzi: lo abbiamo capito tutti che non è il replay dei 101. Giusto perché, all’epoca, il Grande Burattinaio dei 101 lui fu!

Uno sguardo all’estero: un default autentico è quello che, al momento, colpisce la Patria papale, l’Argentina. Il secondo in 13 anni. Dunque, c’è chi sta peggio di noi, immerso in un’economia-spazzatura. Leggo su ‘Corriere della Sera‘ edizione on line: «Diversamente da quanto accaduto nel 2001, il default riguarda una somma relativamente bassa, 539 milioni di dollari, bloccati dalla giustizia americana su un conto della Banca centrale argentina alla Bank of New York, che dovevano servire a pagare gli interessi dei creditori che avevano accettato la ristrutturazione del debito argentino nel 2005 e nel 2010. Nel 2001 invece il governo argentino dichiarò un completo ed effettivo default perché non era più in grado di onorare titoli per 132 miliardi di dollari».
Insomma, stavolta, con un po’ di buona volontà, sarebbe possibile rattoppare la situazione.
Ma, poiché si può metaforicamente annegare in un metro d’acqua  -è di un paio di giorni fa la notizia di un povero ragazzino, che non sapeva nuotare, a cui è toccata questa sorte crudele-, l’Argentina potrebbe anche fallire per un debito in definitiva risibile.
Per darvene una dimensione, è una cifra inferiore a quella che la Fininvest è stata condannata a pagare alla CIR, per il cosiddetto Lodo Mondadori’.

Chi, invece, ha lasciato una scia di buffi (il termine romanesco per indicare le cambiali; mi dicono che a Milano si chiamano i puff…) all’estero è una delle protagoniste del teatrino Cafonal lasciatoci in eredità da Mr B., ovvero la badante della nipotina di Mubarak. Insomma, Nicole Minetti.
Dopo la notizia, filtrata ad arte sui giornali di gossip, che la sua gravidanza (Vera? Falsa? Isterica?) si è interrotta, il che ha dato la stura alla solita pantomima sulle ‘anche le igieniste dentali piangono’, non è stato possibile fermare l’arrivo sui media di un’altra news, dove la procace signorina ed il suo attuale compagno, Claudio D’Alessio, ci fanno proprio la figura dei magliari: non avrebbero pagato il saldo di un viaggio a Pukhet in quattro (oltre alla Minetti e D’Alessio, anche due amici maschi), avvenuto in marzo e che il titolare di un’agenzia di viaggio di Formia sostiene di non aver mai ricevuto.
La notizia fa il paio con quella della denuncia per maltrattamenti subiti da una colf a opera di Claudio D’Alessio.
Un bel sottobosco di abusi e vita borderline (stile Blasco, piuttosto che stile il suo papà canterino) che, se confermato nelle indagini, non è certo un bel biglietto da visita.
Il viaggio ebbe luogo in occasione del compleanno di lei; peccato che non sia venuto loro in mente, visto la voglia bulimica di apparire che la anima, di partire ieri per una vacanza afrodisiaca. Perché, tenetevi forte, ricorreva la ‘Giornata mondiale dell’orgasmo’.
Sì, avete letto proprio bene: lo scorso 6 luglio mi ero sderenata a celebrare la ‘Giornata mondiale del bacio’, inconsapevole che, dietro l’angolo, ci attendevano festeggiamenti ben più… hot.
Anche questo, detto francamente, mi sembra il sintomo di un fallimento: spostare l’attenzione dai sentimenti alla sessualità è l’equivalente di un gettare la spugna sull’impossibilità di emozioni che non finiscano sempre in gloria.
Dimostrazione di ciò sta anche nella diffusione del vocabolo ‘trombamici’, ovvero rapporti di amicizia ‘rinforzata’ da sessioni di ginnastica da camera, segnalato in questi giorni in un articolo de’ ‘Il Fatto Quotidiano’.
Agli antipodi c’è anche chi fa la scelta di andare in bianco, perché non se la sente di farlo e darla a prezzo di saldo, comunque e dovunque. Anche in questo caso, traggo le mie informazioni da un articolo di giornale.
Molte sfaccettature di uno stesso Moloch, quello sessuale.

Sostiene in materia il sito ‘L’Ultima Ribattuta’: «Ad avvalorare la tesi che molte donne abbiano almeno una volta simulato il loro godimento, il sondaggio effettuato dal sito di incontri extraconiugali AshleyMadison.com. Che ha dimostrato come il 41% degli uomini e il 73% delle donne intervistate abbiano spesso finto un orgasmo col proprio coniuge. L’85% delle donne, inoltre, è convinta che il partner non riesca, quasi mai, a capire quando lei abbia raggiunto ‘il culmine’. Per questo fingere risulta molto più semplice. Una sensazione peraltro confermata dal 66% della controparte maschile, che ha ammesso di non essere in grado di riconoscere una simulazione».
Se proprio devo dirla tutta, se ieri ho provato un orgasmo, è stato intellettuale, alla notizia dell’uscita di Ferruccio de Bortoli dalla direzione del ‘Corriere della Sera‘.
L’eccitazione mi ha rapita al pensiero delle modalità di trapasso direttorile: credo che non sarà mai rivelato l’esatto ammontare della liquidazione (c’è una forbice fra un minimo di 2,5 mln di euro lordi e un massimo di 7/8, sempre lordi: vallo a sapere!), e questo è già un orgasmo da curiosità, roba da Patto del Nazareno.
Poi, è singolare la modalità. Nessun licenziamento in tronco o mascherato, come talvolta avviene nei giornali, nelle agenzie di stampa e nelle squadre di calcio.
Anzi, il Direttore in uscita avrà un lungo addio di 9 mesi, durante i quali dovrà anche essere il consulente per la scelta del suo successore (con tutta probabilità Mario Calabresi, con Aldo Cazzullo vice). Ma tutto è ancora nebuloso. Che debba partorirselo lui, il suo successore? I tempi ci sono …

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->