mercoledì, Maggio 12

Pisapia ha capito dove si è ficcato? Perché entra in una partita così estranea da quella che sino a questo momento è stata la sua storia politica?

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Nel campo del centro sinistra, Giuliano Pisapia si è ritagliato un ruolo che lo vede (o vedrebbe) come la gamba della cosiddetta sinistra del PD, ormai sempre più un partito di centro. Pisapia mette in gioco la sua storia per dare a Matteo Renzi l’opportunità di richiamare ancora gli elettori di sinistra per cercare di fermare l’emorragia dei voti del PD, per trattenere ancora quegli elettori che rimangono convinti che il PD sia quello di dieci anni fa.

Si può capire la posizione di Renzi, ma Pisapia perché entra in una partita così estranea da quella che sino a questo momento è stata la sua storia politica? fatta anche di scelte personali che non lo vedono proprio a suo agio nei valori e principi espressi dai democristiani, visto che questo è oggi il PD.

Dalla posizione di Pisapia potremmo leggere la scelta di ragioni che hanno portato la sinistra a uscire sempre peggio da trent’anni a questa parte. Per dirla in breve: se dagli anni ‘80 c’è stata la grande riscossa dell’economia e della finanza che ha azzerato il ciclo politico degli anni ‘60 e ‘70, la sinistra ha cercato ogni volta di spostare le sue ragioni verso quelle della riscossa, politica e ideologica, della nuova destra capitanata da Thatcher e Reagan. La sinistra non ha retto alla spettacolare restaurazione della nuova destra, che dalla sua aveva la materia prima per ridefinire i nuovi principi, ossia la comunicazione che dalla TV sino a internet ha spiazzato l’intervento della sinistra. La sinistra non ha saputo contrastare la nuova ideologia, fatta di comportamenti e linguaggio molto diverso dal patrimonio della sinistra. E la sinistra, entrata in un vero e proprio complesso di inferiorità, ha iniziato a tradire il suo linguaggio senza però riuscire a parlare davvero quello verso il quale si avvicinava. Per esempio, il colpo di grazia inferto alla sinistra è stato il marketing, che negli anni ‘80 ha abbracciato campi e intervenuto in comportamenti che non erano più e solo legati alla promozione di un marchio, ma ha iniziato a proporre un modello di vita. Che si è rivelato più avvincente dei comportamenti promossi dalla sinistra.
La sinistra, attraverso i suoi leaders, ha scelto di competere con la destra, non di contrastarla. È negli anni ‘80, infatti, che la sinistra abbandona il suo elettorato tradizionale perché, pensava la sinistra, l’operaio era finito e si doveva puntare su un altro tipo di lavoratore, quello noto come general intellect, il quale non ha mai davvero premiato la svolta dei leaders della sinistra. Scegliendo per un’altra classe da rappresentare, la sinistra ha perso la sua, senza più rappresentare una classe di lavoratori che oggi vive in condizioni retributive e contrattuali peggiori dei ‘proletari’ famosi. La miopia politica della sinistra inizia lì: invece di serrare le fila contro l’avanzata tumultuosa della destra, invece di entrare in una nuova battaglia politica, la sinistra sceglie di occupare i luoghi della destra. Lo vediamo anche nella scelta più ambigua fatta dalla sinistra quando inizia a scendere a patti con la finanza.
Avanza una classe di politici di sinistra che si distingue poco e male dai suoi naturali antagonisti. Non è un caso che, proprio dagli anni ‘80, la sinistra perda progressivamente pezzi, che avvantaggiano formazioni nascenti che non hanno la storia della sinistra, ma che riescono a convincere gli elettori di sinistra a spostare il consenso, come è stato per la Lega Nord. Il capolavoro poi la destra lo raggiunge quando i famosi quartiere degli operai delle città votano per Forza Italia. In quel momento, la sinistra ha perso ed è stata premiato la controideologia che la televisione, il calcio, e il consumismo è riuscita a piazzare.

E i vari Pisapia che la sinistra ha visto passare, cosa hanno fatto? Hanno rinforzato tutto il progetto messo in campo dalla destra degli anni ‘80 e hanno fatto perdere le identità della sinistra. Il problema non va ascritto alla destra; la destra ha saputo leggere meglio e interpretare ancora meglio i limiti degli anni ‘60 e ‘70. Semmai, il problema la destra se lo trova oggi, quando non c’è un vero antagonista ai suoi disegni tanto che il nemico se lo sta coltivando dentro sé.

Proprio ora se qualche intellettuale fosse ancora capace di pensare controcorrente, vi sarebbe lo spazio per vedere, dopo i limiti della politica degli anni ‘60 e ‘70, i limiti della destra, che, diventata solo denaro, ha appiattito il mondo tra due categorie : i ricchi e i poveri. Cosa fanno allora gli intellettuali che si dicono di sinistra? Si avvitano in incomprensibili scelte e parlano di poveri ma lo fa meglio la Caritas (la sinistra doveva gestire politicamente la crescente disparità tra chi ha e chi non ha, non gestire la povertà come una rendita); gli intellettuali di sinistra promuovono solo se stessi e cercano sempre di essere dalla parte giusta nel momento giusto. Solo che per un mistero davvero nascosto, il giusto è finito per appoggiare Renzi, Casini, Alfano: ma Pisapia ha capito dove si è ficcato?

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