martedì, Novembre 30

Pisa, la biblioteca dimezzata field_506ffb1d3dbe2

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Biblioteca Universitaria di Pisa

La Biblioteca Universitaria di Pisa, che conserva lo storico nome e la sede nell’antico Collegio della Sapienza, fu considerata alla fine dell’Ottocento tra le poche di prima classe in nome della consistenza e della preziosità dei suoi volumi e dello storico nesso con l’Università. Il Collegio della Sapienza fu il principale della città sin da Cosimo I Medici e divenne sede della Biblioteca con motu proprio granducale del 1820, con ampliamento degli orari e apertura a tutta la cittadinanza nel 1841Ad essa era connessa la Biblioteca del Seminario Giuridico, mentre negli spazi del Collegio si svolgevano le attività didattiche e si raccoglievano i libri dei vari Istituti (anche quelli della Facoltà di Lettere). Con il crescere dei docenti, degli studenti e del numero dei volumi nella Biblioteca Universitaria, oltre che delle altre biblioteche presenti nell’Istituto, si arrivò ad un distacco tra Università e Biblioteca, sempre più in conflitto tra loro, tanto che al momento della fondazione del Ministero per i Beni Culturali la Biblioteca Universitaria era passata sotto la sua egida, mentre il Palazzo della Sapienza è diventato dal 2002 proprietà dell’Università.

Questa collocazione fra le biblioteche di interesse nazionale, ne ha garantito la sorte e il destino fino all’ordinanza del Sindaco del 29 maggio 2012 che ne ha imposto la chiusura, insieme al Collegio che la ospita, ed essa non è stata mai riaperta in questi due anni, con una spiegazione che si lega ai danni provocati dal terremoto in Emilia Romagna.

Una perizia ha infatti riscontrato che nell’edificio ci sono troppi libri concentrati in poco spazio e se non si sposta il 30% del materiale l’edificio soffre. Il 24 gennaio scorso è stata nominata una commissione di studio, coordinata da Rossana Rummo, Direttore Generale per i Beni Librari del Ministero, col compito di approfondire le tematiche connesse alla riapertura della Biblioteca e l’apertura della succursale nel Dipartimento di Storia delle Arti a S. Matteo, sia per il progetto organizzativo che per il cronoprogramma. Nell’attesa di una soluzione che convinca tutti, centoventimila libri sono stati trasferiti nella sede distaccata di Montacchiello. Gli studi giuridici si sono sparpagliati in città e la Biblioteca lavora a regime ridottissimo, con gli impiegati che possono entrare nell’edificio storico soltanto per pochissimo tempo e con particolari precauzioni sul fronte della sicurezza, trasportando per mezzo di trolley soltanto i volumi di piccolo formato.

Ci illustra la vicenda Chiara Frugoni, Presidente dell’Associazione Amici della Biblioteca Universitaria di Pisa e celebre medievista.

 

Ci può spiegare cosa ha portato alla chiusura di questa istituzione antichissima?

La ragione ufficiale sta nelle supposte conseguenze del terremoto che è avvenuto in Emilia. Quello che ho sempre sottolineato è che si sarebbe trattato di un terremoto-drone che avrebbe colpito soltanto la Biblioteca Universitaria. Mentre tutte le altre biblioteche veramente danneggiate sono già riaperte, la Biblioteca Universitaria è ancora chiusa e penso che lo rimarrà ancora. La perizia ha dimostrato che in realtà non c’erano conseguenze del terremoto in questo edifico della Sapienza, che è molto più antico e del quale è mancata la manutenzione, in quanto la parte più danneggiata è quella della facciata che è stata in un secondo tempo addossata alla Sapienza, come il chiostro.

La Biblioteca, nella parte opposta della facciata, aveva un carico maggiore di libri che è stato riequilibrato. Non c’è stata in realtà nessuna conseguenza del terremoto. La vera ragione era che il rettore aveva pensato di spostare tutta la Biblioteca in un altro palazzo e di usare quello della Sapienza per l’Università.

Naturalmente bisogna sottolineare che alla base esiste un grande pasticcio perché l’edificio della Sapienza appartiene all’Università e dipende dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), mentre la Biblioteca inglobata in questo edificio appartiene al MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo). Questo spostamento sarebbe andato benissimo come progetto: il Palazzo della Sapienza, edificio antico occupato anche dalla Facoltà di Giurisprudenza e dalle sue aule, in realtà se fosse stato tutto dedicato alla grande biblioteca sarebbe stata una cosa per noi molto favorevole. Tutto il progetto, purtroppo però, è partito senza aver trovato questo palazzo alternativo come sede della biblioteca e poi, a biblioteca chiusa, si è visto che l’edificio non esisteva: nel senso che un palazzo che possa contenere i seicentomila volumi della Biblioteca a Pisa non c’è e per essere disponibile come cubatura la sede attuale esigeva una quantità di lavori che è difficile mettere in cantiere. All’interno di questo programma il rettore ad un certo punto alcuni anni fa, senza che nessuno glielo avesse ordinato, ma per facilitare il progetto di adeguamento della biblioteca (quando ancora sembrava che questa soluzione fosse possibile), ha trasportato tutta la biblioteca esistente, ovvero centoventimila volumi, in un posto fuori Pisa, che è il grande deposito di Montacchiello dove fino ad oggi questi volumi giacciono, fra l’altro non schedati, per cui la Biblioteca di Giurisprudenza è divenuta inagibile.

Si è riunita a Roma una commissione per esaminare il caso della Biblioteca con grandi esperti. Cosa ha deciso in merito?

Il Ministro di allora, Massimo Bray, sollecitato sia dalla Biblioteca Universitaria stessa, che dagli Amici della Biblioteca (di cui io sono Presidente, e personalmente la conosco bene: sia dall’interno perché quando ero giovane sono stata bibliotecaria e vicedirettrice per vent’anni, che come utente quando sono passata ad insegnare Storia Medievale all’Università), aveva chiesto che formassimo una commissione per trovare alla fine una soluzione.

Intanto, quale vero pasticcio all’italiana, mentre ancora si aspettava l’esito della perizia, era stato individuato un edificio, lontano da quello della Sapienza, che avrebbe dovuto servire un po’ da magazzino per i libri, allo scopo di alleggerire comunque la Biblioteca Universitaria. Questo stabile sorge accanto al Museo di San Matteo: ora che sono stati fatti tutti i lavori per predisporlo con scaffali compatti, in modo da utilizzare al meglio tutti gli spazi, si è detto che nel piano terreno non si può usare perché troppo vicino all’Arno e in un punto più basso del fiume. Altri problemi, poi, sono venuti fuori perché in questo edificio è stato trovato dell’amianto. La conclusione è che esso ancora non è pronto e speriamo che lo sia comunque entro maggio. Dovrebbero esservi collocati un po’ dei volumi del Palazzo della Sapienza, ma l’edificio non appare sufficiente.

La commissione (di cui anch’io faccio parte) deve cercare da una parte di trovare una soluzione tampone al presente, in modo che la biblioteca ricominci a funzionare, e nel frattempo decidere cosa dirà al nuovo Ministro Dario Franceschini per fare un lavoro unitario e suggerire una soluzione che consenta alla Biblioteca di continuare a vivere, da una parte per crescere e dall’altra per garantire una buona qualità di studio che ora, con il nuovo magazzino, francamente è molto inferiore. Infatti, se io vado in Biblioteca Universitaria per studiare e mi serve una rivista che è nel magazzino, devo aspettare alcuni giorni per poterla vedere. È in effetti un enorme pasticcio e io spero nell’aiuto della commissione, che si è riunita una sola volta a Roma, per riuscire a trovare una soluzione. Devo dire che è stata accolta la richiesta della Biblioteca e degli Amici della Biblioteca di riunirsi a Pisa, e alla fine di marzo la commissione preposta si sposterà in questa città: noi pensiamo che senza poter vedere dove sono gli edifici con questi problemi, sia molto difficile per i membri della commissione gestire la situazione e immaginare come risolvere la questione.

Perché la Biblioteca è stata spostata in varie sedi?

È stata spostata in varie sedi perché la perizia dice che nell’edificio sussiste un carico librario troppo forte. L’Università, guidata dall’attuale rettore, non considera l’edificio omogeneo alla biblioteca che ospita, perché in tal caso la soluzione sarebbe semplicissima. La perizia ha detto che mai più questo edificio potrà ospitare la Facoltà di Giurisprudenza, in quanto l’usura delle stanze è troppo forte. Ci sono così una quantità di aule vuote, e nella situazione esistente la soluzione sarebbe stata quella di spostare i libri che adesso pesano troppo, perché sono al secondo piano dell’edificio, al primo piano adesso vuoto. Questo avrebbe creato una bellissima biblioteca: ma purtroppo, dato che l’edificio è dell’Università, la disponibilità delle suddette aule è del rettore che ne fa quel che vuole. Gli utenti della Biblioteca sono studiosi e studenti, ma il rettore non condivide questa idea e quindi non permette l’allargamento, che sarebbe fisiologico e ottimo, della Biblioteca, costringendola a vagare tra le varie sedi per farla sopravvivere. L’Università è autonoma e può fare quello che vuole.

Perché nessuno, due anni fa, ha protestato sulla decisione di spostare la Biblioteca in sedi periferiche?

Ecco, questa sarebbe una bellissima domanda, che io girerei anche al Preside della Facoltà di Giurisprudenza che due anni fa non ha assolutamente protestato di fronte a questo inutile spostamento, costato soldi, dispersione di libri e adesso intende ritornare nell’edificio. A suo tempo noi, come Amici della Biblioteca, abbiamo chiesto la solidarietà dei colleghi di Giurisprudenza e degli altri professori dell’Università, senza ricevere risposta. Era però un periodo molto delicato: c’erano concorsi universitari in atto, e l’Università dipende anche dall’arrivo di fondi, quindi io non posso dire quali fossero le ragioni della mancata protesta: bisognerebbe chiederle direttamente agli interessati.

Noi abbiamo dovuto costatare che non c’è stata nessuna risposta alle richieste di aiuto alla Biblioteca da parte di quegli organi e dagli utenti che ci saremmo aspettati. Adesso che finalmente la perizia è finita, i professori di Giurisprudenza protestano dopo aver capito che nessuno può più studiare (Giurisprudenza è una biblioteca ricchissima di volumi). Perché non hanno protestato prima? Perché non si sono opposti ad uno spostamento repentino di centoventimila libri? Perché nessuno si è lamentato per lo spostamento degli stessi in un grande magazzino fuori Pisa? Questi libri sono ora completamente inagibili: fino a che rimanevano nell’edificio della Sapienza, c’era una memoria fotografica del luogo e vi erano dei professori che sapevano dove erano, mentre ora sono stivati in scaffali metallici a Montacchiello. Bisognerebbe dunque chiedere il perché della non protesta al Presidente della Facoltà di Giurisprudenza.

Come Amici della Biblioteca siamo stati accusati di essere una lobby! Chi vuole studiare in Biblioteca sembra che non si sappia quale interesse difenda e viene accusato. Ora se lobby significa desiderare di fare il proprio lavoro, mi dica lei dove siamo arrivati…

Secondo Lei tale dispersione della Biblioteca non comporta per i frequentatori della stessa dei disagi e allunga i tempi di accesso ai libri?

Comporta dei disagi spaventosi, perché la Biblioteca è inagibile. Sono due anni che non si può studiare e penso che occorrerà molto tempo prima che si possa riutilizzarla. Ci sono molti libri che devono essere spostati in questo edificio di San Matteo, che ancora non è pronto, e poi devono cominciare i lavori all’interno della Sapienza. È un disastro che si poteva evitare.

Si parla di libri trasportati su trolley dalle varie sedi dove è stata collocata la biblioteca. Come mai questo metodo?

Perché per rendere agibile la Biblioteca sono state prese in affitto alcune stanze in un palazzo di fronte, dove due volte al giorno i delegati della Biblioteca possono entrare e prendere i libri che gli utenti chiedono. Naturalmente sono libri di piccolo formato: ecco perché vengono trasportati col trolley, e solo un terzo del catalogo on line si può richiedere conoscendo già la collocazione, perché tutto il catalogo della Biblioteca è rimasto nel Palazzo della Sapienza ora inagibile. È un funzionamento assolutamente parziale e limitato a libri piccoli. Io che mi occupo di Storia Medievale, non posso usare nessuna delle mie fonti medievali in folio, senza parlare poi delle cinquecentine e dei manoscritti che sono fermi. E ci sono richieste di studiosi anche dall’estero.

In conseguenza del terremoto dell’Emilia Romagna molte biblioteche hanno riaperto, quella Universitaria di Pisa è ancora chiusa. Come mai questo ritardo?

Non molte, ma addirittura tutte hanno riaperto. Questo ritardo è dovuto anche al fatto che vi è stata questa perizia lunghissima: ci sono voluti quasi due anni per fare la perizia di un palazzo, che è costata scandalosamente moltissimo (quasi centocinquantamila euro). Non siamo noi purtroppo che possiamo dare una risposta, bisogna chiedere al rettore che ha ordinato la procedura.

Come può una Biblioteca definita, come poche altre, fra quelle di ‘prima classe’ per consistenza dei volumi e storico nesso con l’Università avere questa situazione?

La risposta sta nella situazione dell’Italia, dove succedono cose che in qualsiasi altro paese civile non dovrebbero accadere.

Ritiene che questa situazione faccia morire la Biblioteca Universitaria di Pisa, ma anche il centro di questa antica Università?

Senz’altro, tutto l’indotto ne sta morendo: bar, istituti, ma anche una storica e bellissima cartoleria, hanno chiuso. Tutto il centro di Pisa sta morendo, mentre quello che noi auspicheremmo sarebbe la ripresa di una bellissima biblioteca, dotata anche di strutture moderne (finora la Biblioteca della Sapienza non aveva neanche un bagno) posta nel centro storico, come polo di attrazione culturale non solo per studiosi interni, che ora non hanno nemmeno un luogo per studiare, ma anche per i cittadini. Io continuo a trovare incredibile che nell’Università la Biblioteca sia un ospite indesiderato e non parte integrante della sua vita.

Come mai c’è stato un quasi totale silenzio dell’opinione pubblica su questa questione?

No, non c’è stato un totale silenzio. Direi, anzi, che sulla stampa locale quasi tutti i giorni c’è qualcosa. C’è una grande attenzione alla Biblioteca, anche commercianti e tutto l’indotto sono molto all’erta. C’è stato purtroppo un silenzio da parte dei professori dell’Università e il perché di questo di nuovo bisogna chiederlo a loro. Io temo che la situazione politica contingente e dei fondi abbiano molto giocato, anche se questa è una mia illazione e la cosa migliore sarebbe chiederne la ragione ai diretti interessati.

Cosa propone di fare per ripristinare la funzionalità di questa istituzione?

Si tratta di riaprire la Biblioteca per prima cosa, e soprattutto cercare di presentare al Ministro un progetto in cui noi chiediamo vengano cedute alla Biblioteca stessa alcune di queste aule che ora sono vuote, in modo tale da permetterle una espansione e di continuare la vita della stessa, in quanto così come la si conosce ora è un’istituzione morta che non può acquistare nessun libro. La Biblioteca è certamente importante per i fondi antichi, ma non è vitale, mentre l’Università di Pisa ha bisogno di avere una biblioteca.

In questo periodo le biblioteche attraversano una crisi generale: come pensa che si possa rimediare almeno in parte a questo problema?

Evidentemente stanziando molti più fondi che nel passato per le biblioteche. Sarebbe bello che ci fosse un’inversione di tendenza in questo paese e si capisse che perché una nazione cresca, bisogna che sia colta e capace di pensare.

Ritiene che questa difficoltà possa incidere sulla possibilità di studiare e fare ricerca negli atenei, così come sulla conservazione della memoria libraria e documentaria in Italia?

Ovviamente. Come studiano ora gli studenti? A casa loro e sulle fotocopie.

 

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