domenica, Settembre 26

Pino Daniele: libertà e sentimento, senza confini Lui e Troisi sono stati capaci di far parlare a tutta Italia il dialetto napoletano

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Parlare di Pino Daniele non è affatto semplice, una storia lunga quarant’anni, 45 album pubblicati, libertà e sentimento senza confini.

Chi non conosce Napoli perde sicuramente un pezzo di mondo … i suoi colori, i suoi odori, il suo disordine ordinato … i suoi problemi … ma chi non ha visto almeno una volta una foto, un film o qualcosa che ritraesse quel Golfo leggendario sul quale minaccioso si erge il Vesuvio… quella sterminata serie di case affacciate sul mare.
Ebbene , nel Quartiere Porto, quartiere di lavoratori portuali e marittimi, nel 1955 nasceva Pino Daniele (Giuseppe per l’anagrafe) da una famiglia molto modesta.

Questo non per farne una biografia, facilmente reperibile nel web e non solo, ma per inquadrare lo stile di vita in quei posti più di sessant’anni fa.

Non posso dimenticare la vicinanza con Enzo Gragnaniello, suo compagno di scuola, e la contemporaneità con Tullio De Piscopo, come non può assolutamente passare inosservata la fraterna amicizia con Massimo Troisi… e solo con questi nomi si potrebbe tranquillamente intuire tutto il resto, ma lì no, Pino non si è fermato li: ‘Napule è‘ e ‘Medina‘, dal dialetto napoletano all’inglese, dal Blues al Jazz, dalla sperimentazione etnica con suoni nord africani alle melodie medioorientali al rock … una continuo evoluzione ed una continua ricerca in un vastissimo mondo musicale.

Potremmo scrivere pagine e pagine ricordando le sue innumerevoli canzoni, pagine e pagine sulle persone con le quali ha lavorato, ma sarebbe solamente nozionismo, interessante, ma arido nozionismo, ascoltando Pino mi piace lasciarmi trasportare nei paesaggi che descrive e, una voltarisvegliata‘, provare quella strana sensazione di essere un po’ napoletana non essendolo assolutamente.

Lui e Troisi sono stati capaci di far parlare a tutta Italia il dialetto napoletano, seppur contaminato dalle contestazioni sessantottine vissute nel periodo dell’adolescenza a scuola, ha saputo parlare molto di amore, amore per la sua terra e Amore in senso lato.

A testimonianza della sua grandezza vi è il tributo che il pubblico ha dato sin da metà anni settanta, per arrivare al culmine verso la fine degli anni novanta, tributandolo ad importante pezzo di storia della musica italiana e non solo napoletana.

Il particolarissimo timbro della sua voce lo ha reso unico e riconoscibile da subito, trasformando i testi delle sue canzoni in melodie anche per chi nulla capiva del dialetto napoletano, facendo sì che chiunque andasse a leggere il testo per capirlo, come la sottoscritta.
Il suo stile chitarristico dichiaratamente di derivazione Blues trasportato sulla chitarra con corde in nylon ha fatto il resto, rendendolo inconfondibile.

Altra caratteristica, secondo me importantissima, è il linguaggio assolutamente diretto e senza fronzoli che ha sempre usato, mentre nella musica sperimentava in continuazione, nelle parole semplici, crude e dirette aveva la sua assoluta stabilità.

Napule è‘, ‘Quando‘, ‘Che Dio ti benedica‘, ‘Sara‘, ‘Femmena‘, ‘Come neve al sole‘, ‘Yes i Know‘, ‘Quanno chiave‘, ‘Je sò pazzo‘, ‘Io per lei‘, ‘A me me piace ‘o blues‘, ‘‘Na tazzulella ‘e cafè‘, ‘‘O scarrafone‘ …. e potrei continuare per pagine intere, già il titolo descrive tutto, descrive il contenuto, descrive il mondo in cui si svolge, descrive non solo Napoli come città, ma tutto il suo cuore ed il suo calore, tutto quel mondo che solo chi si trova a stare qualche giorno là può percepire, Napoli ed il mare… Napoli e l’Italia intera… Napoli ed il mondo

 

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