sabato, Ottobre 23

Pillola RU486, diritti e occasioni perdute a destra (e a sinistra) Il tema dell’aborto è cosa troppo seria perché se ne possa occupare la destra italiana

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Qualche anno fa un giovane si era tolto la vita, travolto dalla vergogna. Si era fermato vicino ad una prostituta, probabilmente per negoziare il compenso, una pattuglia dei carabinieri lo aveva identificato e denunciato. I militari avevano fatto solo il loro dovere, l’intervento era la conseguenza di una svolta normativa verificatasi proprio in quei giorni. Il Governo presieduto da Silvio Berlusconi aveva varato un provvedimento di contrasto alla prostituzione che puniva anche il cliente. Una sorta di atto di autocannibalismo, vista la cronaca, diciamo rosa, successiva.

Quello zelo strizzava l’occhio a certe agenzie morali, grandi elettrici e vogliose di influenzare la vita civile secondo disegni confessionali, e tanto bastò a condurre l’ex intrattenitore di crocieristi e la Ministra Mara Carfagna a intervenire per due volte sulla materia, nel 2006 e nel 2008.
Un’attenzione ipocrita, vigliacca, selettiva e ingiustificabile, considerate le gioiose performance dell’allora Presidente del Consiglio, che l’avvocato di fiducia nonché parlamentare definiva ‘utilizzatore finale’.

Quando lui stesso finì nelle maglie di quella legge, molti suoi sodali persero la testa e anche l’occasione per stare zitti, come, ma non è una novità, l’onorevole Daniela Santanché, la quale giudicò processo e sentenza undisegno criminale’. Tranquilli, è la stessa persona che oggi si lamenta del fatto che col pretesto del Covid-19 si limitano lelibertà personali senza evidenze scientifiche’. Forse ci vogliono i morti della spagnola perché diventi evidente ai suoi occhi, nel frattempo non sarebbe male fare due chiacchiere con Sinisa Mihajlovic, amico e sostenitore di Matteo Salvini, magari gli chieda se il Covid-19 appena contratto in Sardegna è un’evidenza scientifica oppure una favola per levarci il ballo e poi il canto e poi ancora il voto, cose che fanno atterrire l’esponente di Fratelli d’Italia, per non parlare, aggiungo, del bridge e del golf.

Quel doppio provvedimento, in materia di prostituzione, ovviamente, non aveva l’obiettivo di sistemare la pubblica moralità, da che pulpito poi, semmai di mettere in cassaforte i voti della Chiesa ruiniana, a cui la destra non faceva per nulla schifo. Per la verità di schifo non gliene fa neppure adesso. Un quotidiano fa sapere che il Meeting di Rimini aveva riservato più applausi al terzetto di centrodestra Salvini-Meloni-Tajani, opposto in un dibattito al trio di centrosinistra, composto da Speranza-Delrio-Boschi. Non vedo la notizia.

Alla destra, in generale, il tema dei diritti è semplicemente ignoto, viene agitato sempre in modo strumentale, cercando di portare a casa la simpatia degli scontenti, che oggi, oltre a coloro che odiano i migranti, sono quelli che vorrebbero vivere come se il Covid-19 non ci fosse e sono arrabbiati perché, da buoni bambini viziati, lo spazio di riferimento è il proprio corpo. Non un centimetro in là.

Giorgia Meloni, ad esempio, sapendo che la Chiesa è sensibile al tema, fa finta di stracciarsi le vesti davanti al provvedimento che consente l’interruzione di gravidanza attraverso la pillola Ru486, senza ricovero, e il senatore leghista Simone Pillon, noto per i suoi papillon, che a me fanno venire in mente Vittorio Orefice, che però era simpatico, si spinge addirittura a parlare di sicurezza delle donne, come in parte fa la Meloni.

Sembrano arsi dal sacro fuoco dell’incolumità femminile, sebbene il provvedimento assunto nei mesi scorsi dalla Presidente della Regione Umbria, che prevedeva il ricovero anche per assumere la pillola, sembrava grosso modo una ripicca ideologica, discretamente infantile, sulla pelle delle donne.

Alla destra non interessa nulla delle donne, le considera ancora come le considerava il marito della protagonista del film ‘Una giornata particolare’, un capolavoro di Ettore Scola, che tutti dovrebbe vedere per rinsavire.

Il tema dell’aborto è cosa troppo seria perché se ne possa occupare la destra italiana, scissa perennemente tra il detto e il fatto, capace di votare in blocco per acclarare che il suo capo di allora frequentava, si fa per dire, la nipote di Mubarak, che probabilmente al tempo era pure minorenne. La stessa che legiferava contro i clienti delle prostitute e poi parlava di disegno criminale quando il cliente era il capo. La stessa dell’onorevole leghista Elena Murelli, che mentre teneva un accorato discorso contro ‘l’elemosina dei 600 euro’, aveva già presentato domanda chiedendoli per sé. Nello stesso discorso aveva pure avuto la faccia tosta di accusare il governo di ‘importare il Covid-19 per tenersi le poltrone’. Naturalmente attraverso i migranti. Questi sono i soggetti dietro ai quali sbava metà dell’elettorato italiano.

Neppure la sinistra può ambire ad una medaglia per il modo in cui affronta il tema dell’aborto (per tacere dei migranti) perché ascolta solo chi può parlare e ignora chi possiede dei diritti ma non può difenderli, soccombendo. Certo, perlomeno la sinistra il problema della sicurezza delle donne l’ha affrontato per davvero, trasferendo la pratica dai sottoscala agli ospedali, ma non è stata in grado di porre il problema nella sua completezza, escludendo dal dibattito il bambino e i traumi, spesso spaventosi, che la donna si porta dietro dopo una IVG.

Chi svolge la mia professione vede quotidianamente quali sono i lasciti e non sente il bisogno di affrontare la questione in termini ideologici. Abbiamo bisogno di una sinistra coraggiosa, che riapra il faldone, non per attaccare la legge 194, ci mancherebbe, ma per aprirla ai diritti di chi non ne possiede e renderla ancora migliore. Una legge, giova ricordarlo, che aveva come titolo ‘Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza’.

Per fare ciò occorre una vera cultura progressista, solida, capace di aprire dibattiti impopolari e frugare nelle pieghe della realtà per scovare soluzioni davvero civili, che non sono mai quelle di chi grida di più.
Una sinistra che quando la Ministra competente accusa i sindacati della scuola di fare ostruzionismo alla riapertura dell’anno scolastico, non pronuncia parole di circostanza, ma si studia il problema sul campo e parla solo dopo averci capito qualcosa.

Sarebbe carino, tanto per dire, sapere cosa intende il sindacato quando usa l’espressione ‘aprire in sicurezza’ e quali suggerimenti pratici avrebbe da dare, nell’interesse del Paese tutto e non solo degli iscritti.

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