domenica, Settembre 26

Pil, ora arriva l’illegalità Nei conteggi anche le attività criminali. Intervista ad Alberoni: “Non credo che funzionerà in Italia”

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Dal prossimo anno ci potrebbero essere importanti e radicali novità nel calcolo del Pil (Prodotto interno lordo, ovvero la ricchezza prodotta dagli italiani, ndr). Dall’Eurostat (Ufficio statistico dell’Unione europea) arrivano nuove linee guida per stimare la dimensione economica di un Paese. In sintesi, ecco di cosa si tratta. In pratica tutti i Paesi Ue, compresa l’Italia, dovranno inserire «una stima nei conti (e quindi nel Pil) delle attività illegali, come traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol)». La novità sarà inserita a partire dal 2014 in coerenza con le direttive dell’Eurostat.

Il 2014 segna il passaggio «ad una nuova versione delle regole di contabilità, tanto in Italia come in gran parte dei paesi Ue». Lo comunica l’Istat, spiegando che «le spese per ricerca e sviluppo saranno considerate investimenti e non più costi, un cambiamento che determina un impatto positivo anche sulla ricchezza espressa dal Paese». L’aggiornamento proposto dall’Eurostat potrebbe portare per l’Italia, (secondo le stime effettuate a gennaio a Bruxelles, a una revisione al rialzo del livello del Pil tra l’1% e il 2%. Il passaggio alle nuove linee metodologiche fissate dagli standard internazionali (Sna) e, in particolare da quelli europei (Sec), prevedono importanti novità che hanno impatto su alcuni dei maggiori aggregati, spiega l’Istat in una nota: la capitalizzazione delle spese in Ricerca e Sviluppo (R&S); la riclassificazione da consumi intermedi a investimenti della spesa per armamenti sostenuta dalle amministrazioni Pubbliche; una nuova metodologia di stima degli scambi con l’estero di merci da sottoporre a lavorazione (processing), per i quali si registra il valore del solo servizio di trasformazione e non più quello dei beni scambiati; infine la verifica del perimetro delle Amministrazioni Pubbliche.

La principale novità consiste nel fatto che le spese in Ricerca e Sviluppo e quelle per la difesa saranno classificate come spese di investimento e non come costi. Anche questo, stimano gli economisti, avrà un effetto positivo, seppure moderato, sul Pil italiano. Si tratta di una novità che rientra nelle modifiche condivise a livello europeo e connesse, evidenzia l’Istat, al «necessario superamento di riserve relative all’applicazione omogenea tra paesi Ue degli standard già esistenti». 

Nello specifico, tra le riserve trasversali avanzate spicca una, sottolinea l’Istituto, che «ha una rilevanza maggiore», in quanto, appunto, riguarda l’inserimento nei conti delle attività illegali, che già il precedente sistema dei conti nazionali, datato 1995, aveva previsto, «in ottemperanza al principio secondo il quale le stime devono essere esaustive, cioè comprendere tutte le attività che producono reddito, indipendentemente dal loro status giuridico».



L’Istat riconosce come la misurazione delle attività illegali sia «molto difficile, per l’ovvia ragione che esse si sottraggono a qualsiasi forma di rilevazione, e lo stesso concetto di attività illegale può prestarsi a diverse interpretazioni». 

Quindi viene almeno circoscritto il range per mettere a punto una stima del peso di quest’area. A riguardo può essere utile ricordare come l’Istat già inserisca nel Pil il sommerso economico, che deriva dall’attività di produzione di beni e servizi che, pur essendo legale, sfugge all’osservazione diretta in quanto connessa al fenomeno della frode fiscale e contributiva. 

Le ultime stime sul fenomeno del ‘nero’ risalgono al 2008, e indicano come il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso sia compreso tra un minimo di 255 e un massimo 275 miliardi di euro. Il peso dell’economia sommersa è quindi stimato tra il 16,3% e il 17,5% del Pil.

La novità avanzata dall’Eurostat ha scatenato immediatamente reazioni negative nel nostro Paese. «Rimaniamo interdetti di fronte alla notizia che l’Eurostat abbia deciso di annoverare criminali come la prostituzione, il traffico di stupefacenti e il contrabbando tra le attività che contribuiscono al calcolo del Pil». Così Federconsumatori e Adusbef commentano, in una nota, le novità sulla contabilità. «Una trovata di cattivo gusto, che eleva le attività illegali in mano alle mafie al rango di produttrici di ricchezza nazionale», proseguono le due associazioni. «Oltre che dal punto di vista statistico, l’errore appare intollerabile soprattutto dal punto di vista etico». Questo è il punto di vista della Federconsumatori e di Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef. In merito a questo delicato argomento abbiamo sentito Francesco Alberoni, uno dei più noti e prestigiosi sociologi italiani.

Professor Alberoni, ha sentito l’iniziativa dell’Eurostat sul fatto che anche le attività illegali saranno calcolate nel Pil?

Sì, ho letto qualcosa in merito, è in tutta franchezza la cosa non mi stupisce, anche se la trovo piuttosto discutibile. Trovo ci siano incongruenze tra la teoria e la pratica, ovvero come calcolare esattamente le cifre di un mondo di attività in nero e quindi difficilmente quantificabili.

Secondo lei la direttiva dell’Eurostat per far aumentare il Pil italiano in realtà non avrà un effetto positivo?

Può darsi, forse a livello europeo. Ma per quanto riguarda l’Italia non credo. Con un livello di criminalità organizzata così diffuso e ramificato la cosa mi sembra molto improbabile.

Secondo lei, a livello di opinione pubblica, il tentativo di mettere le attività illegali nel calcolo della ricchezza non è una sorta di legittimazione delle associazioni criminali?

Se lei la mette sul fatto che è la quantità di denaro illecito che lo Stato deve recuperare, come se fosse un credito, allora difficilmente può farcela. Il fenomeno del nero, ad esempio è troppo diffuso nella società italiana, dal medico, dal costruttore all’idraulico sino all’avvocato. Come si possono quantificare i guadagni di queste categorie professionali se vengono impiegate massicce quantità di denaro contante che sfuggono al fisco.  La Stato non c’è la può fare in definitiva.

Lei avrebbe una sorta di ricetta per recuperare almeno una parte degli enormi guadagni delle attività illegali?

Mi spiace per lei ma io non ho ricette del genere, non sono un economista, per fortuna. Sinora gli economisti hanno fornito tutta una serie di ricette che si sono rivelate fallimentari e in alcuni casi hanno peggiorato la situazione dei conti del nostro Paese.

Dal punto di vista sociologico come la vede l’iniziativa dell’Eurostat?

La cosa non può fare aumentare in positivo il Pil italiano. Per fare crescere la ricchezza servono finanziamenti pubblici e privati alle imprese, occorre detassare il lavoro. L’idea dell’Eurostat di includere anche il fatturato criminale per smuovere in positivo la ricchezza dell’Italia mi sembra un’incongruenza.

Le prime reazioni di alcune associazioni come l’Adusbef e la Federconsumatori sono state molto negative, lei cosa ne pensa?

Se il Governo ha intenzione di mettere nel bilancio dello Stato almeno 500 miliardi somma stimata dei guadagni criminali solo per gonfiare il Pil italiano mi sembra una buffonata.

 

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