lunedì, Ottobre 18

Pil italiano, stime al ribasso true

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A picture taken on May 21, 2012 in the F

Brutte notizie da Morgan Stanley che rivede al ribasso le previsioni sul PIL italiano, portandole a -0,2% anno su anno nel 2014. L’Italia, scrivono gli analisti della banca d’affari in un report diffuso oggi, «resterà probabilmente in recessione per il terzo anno di fila nel 2014». Altra analisi non ottimistica arriva dal rapporto Confesercenti sul quadro economico per l’economia italiana 2014/2015, presentato questa mattina presso la sede nazionale dell’associazione. Stentano infatti  i tempi di recupero rispetto ai valori pre-crisi: il Pil rientrerà sui valori del 2007 non prima di 7 anni, per i consumi delle famiglie occorrerà aspettare almeno 6 anni,  per gli occupati 8. Secondo l’associazione «l’entità del recupero che al momento appare ragionevole proiettare è comunque contenuta, una crescita ancora al di sotto dell’1 per cento appare difatti in grado di indurre miglioramenti dei bilanci di famiglie e imprese del tutto esigui rispetto alle perdite osservate negli anni passati. La dimensione della ripresa non sarebbe d’altra parte sufficiente per stimolare un’inversione di tendenza degli investimenti delle imprese nella maggior parte dei settori produttivi».

Anche l’effetto positivo che ne deriverebbe sul bilancio pubblico, aggiunge Confesercenti  «è modesto, non in grado di assecondare quell’assorbimento spontaneo del deficit che renderebbe meno complicata l’azione della nostra politica di bilancio». Inoltre «anche i guadagni occupazionali che possono essere associati a tale scenario sono marginali; la crescita sarebbe difatti completamente assorbita dai possibili recuperi in termini di produttività,  gli elementi che rendono plausibile uno scenario di graduale recupero dell’economia possono essere ricondotti innanzitutto al fatto che vi sono segnali di tenuta delle esportazioni, cui si accostano diverse indicazioni a favore di una stabilizzazione delle componenti della domanda interna che più avevano sofferto durante gli anni passati».

Buone notizie arrivano dalle esportazioni che salgono dell’1,9%. Per il Presidente Marco Venturi «abbiamo vissuto anni migliori, lo scenario che emerge dalle nostre previsioni non e’ certo entusiasmante. Ancora una volta nel 2014 mancheremo la ripresa e le speranze di crescita vengono rimandate all’anno successivo, Questi dati non sono ancora dati di una svolta positiva – ha aggiunto – siamo ancora in emergenza occupazione. La nostra situazione si inserisce in un contesto più ampio, non siamo solo noi in crisi». E il bonus degli 80 Euro, secondo Venturi «male non fa ma certo non basta, accanto dobbiamo mettere la ripresa,  creando le condizioni perché le imprese possano creare occupazione».

Trovare lavoro in Italia? Meglio se sei straniero, lo dimostra uno studio di  Impresa Lavoro l’Italia, scrive il Centro Studi, «è uno dei pochi Paesi dell’Unione Europea in cui gli stranieri sono occupati più e meglio dei cittadini nazionali». L’Italia sconta un basso tasso di attività tra i suoi cittadini residenti (59,5%), di circa 9 punti inferiore alla media europea. Quel che colpisce maggiormente è però il fatto che, all’interno di un mercato del lavoro così complesso, il nostro Paese sia uno dei pochi in grado di garantire agli stranieri residente un tasso di occupazione migliore (61,9%) di quello che riescono a far segnare i cittadini italiani. Si tratta di un dato in controtendenza con tutti i maggiori Paesi dell’Europa a 28. Ad esempio il confronto tra il tasso di occupazione dei francesi (70,6%) e quello degli stranieri residenti in Francia (55,9%) segna un -14,7%; quello tra il tasso di occupazione dei tedeschi (78,7%) e degli stranieri residenti in Germania (65,0%) segna un -13,7%; quello tra il tasso di occupazione degli spagnoli (59,5%) e degli stranieri residenti in Spagna (52,8%) segna un -6,7%; quello tra il tasso di occupazione dei britannici (75,4%) e degli stranieri residenti nel Regno Unito (70,4%) segna un -5,0%; quello tra il tasso di occupazione dei greci (53,4%) e degli stranieri residenti in Grecia (50,3%) segna un -3,1%. Il dato è particolarmente significativo se si osserva il confronto relativo ai cittadini extracomunitari. Solo altri tre Paesi – oltre all’Italia – hanno tassi di occupazione più alti tra la popolazione extracomunitaria rispetto a quanto avviene per i propri connazionali. In Svezia il tasso di occupazione dei soggetti extracomunitari è più basso del 31% rispetto a quello degli svedesi. E il dato è molto simile anche nelle economie che sono per noi un benchmark naturale: nel Regno Unito la differenza è del 13,5%, in Germania del 20,2%, in Francia del 22%, in Spagna del 9,5%, in Grecia del 3,7%. In media, i paesi dell’Unione a 28 registrano tassi di occupazione tra i loro cittadini di circa 13 punti percentuali superiori a quelli degli extracomunitari residenti. L’Italia, come detto, fa eccezione e seppur di poco il tasso di occupazione dei cittadini extracomunitari (60,1%) supera quello dei cittadini italiani (59,5%) ponendo il nostro Paese al quarto posto in Europa, dietro soltanto a Cipro, alla Repubblica Ceca e – di pochissimo – alla Lituania».

«Anche i soggetti che vengono in Italia da altri Paesi UE sembrano avere una maggior capacità di collocamento rispetto ai nostri connazionali. Il tasso di occupazione degli stranieri comunitari nel nostro Paese (65,8%) è infatti di ben 6,3 punti superiore a quello dei cittadini italiani (59,5%). Davanti a noi, in Europa, ci sono solo la Polonia e la Slovacchia. Anche in questo caso, larga parte delle economie continentali avanzate riesce ad occupare meglio i propri connazionali che gli stranieri comunitari con differenziali che vanno dal 15% della Slovenia al 3,5% della Germania, passando per lo 0,5% della Francia e l’1,3% della Spagna. Fa eccezione, in questo caso, la Gran Bretagna che riscontra un tasso di occupazione tra i cittadini comunitari di quasi 4 punti superiore a quello dei sudditi di Sua Maestà».

Sono usciti oggi anche i dati dell’Ocse a luglio il composite leading indicators (Clis) ha segnato un calo dello 0,01 per cento rispetto al mese precedente, mentre nel confronto su base annua si è attestato al più 0,31 per cento. L’Italia in controtendenza rispetto alla media ha visto il superindice aumentare dello 0,01 per cento, anche se la dinamica di crescita ha segnato un rallentamento rispetto ai mesi passati (più 0,06 per cento a giugno). Tanto che l’Ocse parla di «possibili segnali di una perdita di slancio». Nel confronto annuo sempre sull’Italia il superindice ha registrato un più 1,80 per cento, che risulta l’incremento più sostenuto tra i grandi Paesi avanzati.

Sull’Area Euro il superindice ha segnato meno 0,08 per cento su mese a luglio, e più 0,99 per cento annuo. Sulla Germania meno 0,26 per centro su mese e meno 0,15 per cento annuo, sulla Francia meno 0,02 per cento su mese e più 0,83 per cento annuo. Sugli Stati Uniti più 0,07 per cento su mese e meno 0,18 per cento annuo. Giornata negativa per la borsa che chiude a -0,47%, lo spread invece chiude in rialzo a 136 rispetto allachiusura di venerdi’ scorso a quota 132 centesimi.

 

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