venerdì, Aprile 16

Pil e crescita: Italia maglia nera dell'Ue field_506ffb1d3dbe2

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Financial Markets Drop Ahead Of Bailout Legislation Vote

Brutte notizie dall’Ocse che effettua un taglio pesante alle previsioni di crescita dell’economia italiana. Per quest’anno ci sarà una recessione del Pil dello 0,4 per cento,  meno di cinque mesi fa  si stimava un più 0,5 per cento, in pratica un taglio di 0,9 punti. Sul 2015 invece la riduzione è di un intero punto percentuale: crescita attesa allo 0,1 per cento, a fronte del più 1,1.

L’economia globale, secondo l’Ocse,  continua a crescere «a ritmi moderati e discontinui», con andamenti divergenti tra le varie aree economiche. In particolare con gli Usa che segnano ritmi di espansione solidi, l’Ocse prevede più 2,1 per cento quest’anno e più 3,1 per cento nel 2015, mentre l’area euro versa in una congiuntura debole: più 0,8 per cento del Pil complessivo nel 2014 e più 1,1 per cento nel 2015.

In Germania la crescita si attesterà al più 1,5 per cento sia quest’anno che il prossimo, mentre in Francia si registrerà un più 0,4 per cento sul 2014 e un più 1 per cento sul 2015. In gippone è atteso più 0,9 per cento quest0’anno e più 1,1 per cento il prossimo, in Gran Bretagna rispettivamente più 3,1 per cento più 2,8 per cento.

Nel documento l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico avverte che la moderazione della crescita significa che il mercato del lavoro resterà in una situazione «sostanzialmente fiacca», specialmente nell’Eurozona, mentre il commercio globale risulterà lento. La crescita però dovrebbe in qualche misura migliorare durante la secondo metà di quest’anno e il prossimo.

Flessibilità e Riforme, questo il mantra che ripete l’Ocse «vista la debolezza della domanda – si legge nel rapporto – la flessibilità all’interno delle regole europee dovrebbe essere usata per sostenere la crescita”. Allo stesso tempo “sono necessari sforzi di riforma ambiziosi».

Per il segretario Generale dell’Ocse Angel Gurria, «L’Italia sta attraversando un periodo di crescita lenta e non l’aiuta il fatto che, fra i suoi vicini e partner in Europa, la Germania ha una crescita negativa, la Francia crescita zero – ha detto in una intervista a La7 – Credo che la differenza principale sia che in Italia l’economia sarà relativamente debole nel 2014, ci sarà una ripresa nel 2015 e lo stesso succede nell’Unione Europea e nei singoli Paesi, ma forse la ripresa sarà un po’ più debole in Italia rispetto al resto dell’Europa, ci sono 4 problemi che la crisi ci ha lasciato: la crescita lenta, la disoccupazione alta, l’aumento delle sperequazioni e la distruzione o deterioramento della fiducia. Dobbiamo usare i nostri strumenti – ha aggiunto – per affrontare questi 4 problemi e gli strumenti sono: politica monetaria – in pratica siamo a tassi d’interesse pari a zero e non c’e’ molto spazio di manovra, forse la Bce può fare qualcos’altro – poi c’e’ un problema di politica di bilancio, ovviamente tutti i paesi vogliono ridurre i deficit pubblici e il debito totale e quindi non c’e’ molto spazio di manovra. Quindi direi politiche strutturali, formazione, innovazione, più concorrenza e regolamentazioni meglio organizzate o meglio mirate. Poi, tutta la questione della struttura del sistema fiscale, del sistema sanitario, la flessibilità del mercato del lavoro e dei prodotti, il settore ricerca e sviluppo che fa parte dell’innovazione. Tutte queste cose sono questioni che normalmente vengono considerate a lungo termine, ora diventano strumenti a breve termine anche se avranno bisogno di tempo perché producano risultati».

«I deficit – continua Gurria  bisogna continuare a risanarli, bisogna ridurre il deficit e il debito e questo sta avvenendo nella maggior parte dei paesi e ovviamente la questione della riduzione del debito accumulato è molto importante in un paese come l’Italia. Ma per quanto riguarda il futuro che cos’e’ che vi darà il carburante per avere una crescita? Sono queste riforme strutturali cui ho già accennato che non producono risultati nell’immediato, per cui dobbiamo accelerare il processo di riforma. Da un canto l’attuazione delle riforme già decise e ora le altre riforme perché il processo di riforma non si ferma, e’ una forma mentis».

Notizie negative confermate anche da Standard and Poor’s  che taglia le stime sul Pil italiano del 2014,  portandolo a zero dal +0,5% previsto per giugno. L’agenzia precisa  che il pil italiano alla fine del secondo trimestre ha accumulato un -0,3% in effetto di trascinamento (‘carry over’) dalla prima parte dell’anno, e cioè come sarebbe la crescita media nell’anno se il pil dovesse restare invariato nel  terzo e quarto trimestre.

Mentre tutti gli altri Paesi europei virano in positivo, il nostro, per quanto riguarda il secondo trimestre risulta il più negativo. «Le nostre precedenti valutazioni – scrive S&P – hanno in qualche modo sovrastimato l’effetto di tre fattori», prime fra tutti le misure di stimolo annunciate in marzo dal premier Matteo Renzi, e che «a tutt’oggi non hanno avuto alcun effetto sui modelli di spesa  degli italiani».

Scende sensibilmente il potere d’acquisto dei pensionati, tra il 2008 e il 2014 un pensionato medio perderà oltre 1400 euro rispetto al 2008. Lo dice il Presidente di Fipac ( Federazione Italiana Pensionati del Commercio) e Vice Presidente vicario vicario di Confesercenti Massimo Vivoli, che chiede al Governo un intervento mirato  che sia in grado di «sostenere il reddito degli anziani e favorire la crescita dei consumi, un primo punto di partenza  potrebbe essere quello di estendere anche alla categoria dei pensionati il bonus di 80 euro già per i dipendentiI dati sconfortanti degli ultimi anni – continua Vivoli – ci consegnano la fotografia di un paese che non riesce a garantire sostegno a imprese e famiglie, sono queste ultime che hanno dovuto pagare il prezzo della crisi. Ogni famiglia, infatti, ha perso più di 4 mila euro di poter d’acquisto e dovuto sopperire alle mancanze di una politica di welfare. Non è difficile incontrare famiglie che hanno a carico anziani che, a loro volta, rappresentano veri e propri ammortizzatori sociali per i figli senza lavoro».

Milioni di posti di lavoro potrebbero invece arrivare dagli imprenditori digitali, è quanto emerge da uno studio di Accenture e dal G20 Young Entrepreneurs’ Alliance (G20 YEA). Il 74% degli imprenditori intervistati prevede  infatti di reclutare giovani lavoratori nel 2014, ma individuano nella carenza di adeguate competenze un ostacolo alla crescita e alla creazione di occupazione.

Secondo la ricerca, l’85% degli imprenditori intervistati ritiene di avere un ruolo cruciale nella creazione di posti di lavoro per i giovani; nonostante ciò si trova ad affrontare una serie di sfide, tra cui l’accesso ai finanziamenti, il sostegno all’innovazione, l’internazionalizzazione e l’accesso alle giuste competenze.

Secondo lo studio, molti imprenditori ritengono che sia possibile fare di più per promuovere la creazione di posti di lavoro per i giovani nel proprio Paese, ma solo un quarto (26%) considera rilevanti ed efficaci le azioni intraprese dal proprio governo per sostenere la creazione di lavoro giovanile. Inoltre, più della metà (54%) cita la mancanza di incentivi come un ostacolo all’assunzione di nuova forza lavoro.

Per il Responsabile Cross-Industry di Accenture Strategy Bruno Berthon «anche se non esiste una soluzione semplice al problema della disoccupazione giovanile, questo studio fornisce evidenze che suggeriscono come gli imprenditori possano svolgere un ruolo chiave nella creazione di occupazione,  i politici sono consapevoli dell’importanza del ruolo degli imprenditori. Tuttavia, le tecnologie digitali stanno abilitando e accelerando l’imprenditorialità e, in molti casi, il contesto legislativo e normativo sta faticando a tenere il passo. I Paesi che saranno in grado di promuovere e sostenere l’imprenditorialità riusciranno a creare nuovi posti di lavoro, a risanare la crescita e migliorare la qualità complessiva della vita dei propri cittadini».

Se le imprese italiane stentano corrono invece quelle gestite da immigrati, dopo 2 anni in lieve diminuzione il saldo tra iscrizioni e cessazioni e’ infatti tornato a salire superando le 7mila unità, pari al 44% del saldo complessivo delle imprese individuali nel periodo aprile-giugno (+16.103 unità). Lo certifica Unioncamere e Info Camere analizzando i dati  del registro delle imprese delle Camere di Commercio. Per quanto riguarda la Geografia è il Marocco (62.676, pari al 19,3% di tutti gli imprenditori individuali immigrati operanti alla fine di giugno) il Paese più prolifico, seguito dalla Cina (46.136, il 14,2% del totale), e dall’Albania (30.564, il 9,4%)

Chiusura in ribasso oggi per la Borsa di Milano, con l’indice guida Ftse Mib a 20.851,72 punti (-1,04%), lo spread invece chiude a 139 con un rendimento del decennale italiano al 2,46%.

 

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