martedì, Settembre 28

‘Piigs’, FMI: Italia ultima field_506ffbaa4a8d4

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L’Italia si conferma fanalino di coda tra le economie del G7, l’unico paese che nel 2014 manterrà il Pil negativo. Lo afferma il FMI, Fondo Monetario internazionale.

Secondo i dati giunti da Washington, il Belpaese ha fatto registrare la performance peggiore fra i Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna), anche se, dal punto di vista del mercato del lavoro, l’Italia è, insieme all’Irlanda, quello nella posizione migliore.

Infatti, il tasso di disoccupazione in Italia si attesterà quest’anno al 12,6%, per poi scendere al 12% nel 2015. Il dato è superiore alla media dell’area euro (11,6% nel 2014 e 11,2% nel 2015), ma Spagna e Grecia fanno peggio: i loro tassi di disoccupazione resteranno sopra il 20% nel 2014 e nel 2015.

Questi dati rappresentano una doccia gelata per il Governo, impegnato questa mattina a Palazzo Chigi per le consultazioni su Jobs Act, che sarà discusso domani al Senato, e sulla legge di stabilità. «Vogliamo tornare a essere leader in Europa» aveva detto il premier Matteo Renzi questa mattina aprendo l’incontro con i rappresentanti delle imprese, ancora allo scuro delle valutazioni del FMI.

Tappa fondamentale del piano illustrato da Renzi rimarrà la legge di stabilità, nella quale, secondo quanto prospettato stamattina ai leader di CGIL, CISL e UIL «sarà inserita una quota aggiuntiva di 1,5 miliardi per estendere gli ammortizzatori sociali». Inoltre nel provvedimento sono previsti «due miliardi per la riduzione delle tasse sul lavoro e un miliardo per la scuola».

Infine la conferma sui cosiddetti “80 euro”, il bonus fiscale ai lavoratori dipendenti, «che sarà strutturale a partire dal 2015».

Ma gli annunci del premier hanno prodotto una spaccatura all’ interno della triade sindacale. Da un lato la CGIL, scettica circa le misure prospettate dal Governo:«L’unica vera novità dell’incontro di oggi è che ci saranno altri incontri. Le altre sono cose note» è stato il commento di Susanna Camusso, leader CGIL, che ha poi aggiunto: «rimane il giudizio negativo sul modo in cui si sta componendo l’intervento sul lavoro, il Jobs act, e il totale dissenso sulle modifiche all’articolo 18 e sul demansionamento». Poi, sulla mobilitazione del 25 ottobre, ha aggiunto: «Trovano tutte conferma le necessità e le ragioni della manifestazione nazionale della Cgil del 25 ottobre».

Il guanto di sfida lanciato da Camusso è stato prontamente raccolto da Renzi che ha rinnovato l’appuntamento ai sindacati, in particolare alla CGIL, per il 27 ottobre, dopo che «i tre milioni di lavoratori verranno a manifestare a Roma».

CISL e UIL, invece, hanno tratto un bilancio positivo dal tavolo di confronto. In particolare Luigi Angeletti, segretario della UIL, ha interpretato il confronto aperto dal premier Renzi con i sindacati come «un gesto politico simbolico, in discontinuità con i mesi precedenti». «Siamo di fronte a un cambio di atteggiamento del Governo rispetto alle parti sociali» ha aggiunto. Poi, sul Tfr in busta paga ha aggiunto: «I lavoratori devono scegliere liberamente sull’anticipo della liquidazione».

E in accordo con Angeletti sul Tfr si è detta anche Anna Maria Furlan, segretario generale aggiunto della CISL. «Sull‘eventuale anticipo in busta paga ci deve essere la libera scelta del lavoratore, e deve essere a tasse zero».

Nel pomeriggio Federconsumatori-Adusbef ha poi lanciato l’allarme sul nuovo sistema di tassazione sulla casa e sui rifiuti. Secondo l’associazione dei consumatori entro fine anno arriverà una vera e propria stangata di circa 373 euro a famiglia per la Tasi e la Tari. I cittadini, infatti, dovranno sborsare mediamente 142 euro per la Tari (una rata) e 231 per la Tasi, per un totale di 373 euro. «Cifre impressionanti e insostenibili per le famiglie, che come segnaliamo da tempo vivono condizioni di forte disagio» affermano i presidenti delle due associazioni, rispettivamente Elio Lannutti e Rosario Trefiletti.

In Europa l’andamento macroeconomico è stato evidenziato sempre dal FMI, che ha rivisto al ribasso le stime di crescita di Germania e Francia. Il Pil tedesco crescerà nel 2014 dell’1,4% e nel 2015 dell’1,5%, rispettivamente 0,5 e 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di luglio. L’economia francese si espanderà quest’anno dello 0,4% (-0,4 punti) e il prossimo dell’1,0% (-0,5 punti).

La Gran Bretagna fa registrare invece risultati migliori, centrando una crescita discreta, ma comunque inferiore rispetto agli inizi del 2000.

L’FMI ha limato anche le stime di crescita per l’economia globale. Il PIL quest’anno salirà del 3,3% (0,1 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di luglio), per poi accelerare al 3,8% nel 2015 (-0,2 punti percentuali).

Le principali borse europee chiudono in rosso, sulla scia del forte arretramento della produzione industriale tedesca (-4% ad agosto) e dell’andamento in ribasso di Wall Street. Maglia nera a Madrid, che cede il 2,02%,Francoforte perde l’1,34% a 9.086,21 punti. Londra arretra dell’1,04% a 6.495,58 punti. Milano scende dell’1,73% a 19.771,71 punti e Parigi dell’1,81% a 4.209,14 punti.

Va segnalata infine che la Commissione europea ha aperto un’indagine approfondita sul regime fiscale che il Lussemburgo applica ad Amazon. «E’ giusto che le filiali delle multinazionali paghino la loro parte di tasse e non beneficino di un trattamento preferenziale che equivarrebbe a sovvenzioni mascherate» ha detto il commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia.

L’inchiesta lanciata oggi dall’Antitrust Ue si aggiunge a quelle già avviate in giugno nei confronti già del Lussemburgo per il trattamento fiscale di Fiat Finance and Trade, dell’Olanda per Starbucks e dell’Irlanda per Apple.

Il sistema dei ‘tax ruling’ consiste in lettere d’intenti delle autorità fiscali di un paese che spiegano a una società come saranno calcolate le imposte che dovranno pagare, in particolare per i prezzi dei trasferimenti di beni e servizi da una filiale all’altra dello stesso gruppo. Questo sistema, se non applicato correttamente, può influenzare i benefici netti di un gruppo e costituire un aiuto di stato anti-concorrenziale se da’ un vantaggio selettivo a una società.

Il sistema che il Lussemburgo applica ad Amazon Sarl, la filiale del gigante delle vendite online americano che registra il grosso dei benefici Ue della casa madre, è in vigore dal 2003 e secondo la Commissione «potrebbe non essere conforme» alle regole Ue consentendo ad Amazon di «pagare meno tasse».

 

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