sabato, Aprile 10

Pigmeo a chi? La disputa delle banane Quando gli animali sono più protetti degli uomini

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Donne al villaggio Baka

Quando mi sono diretta sulle tracce dei Pigmei Baka, in Camerun, apparentemente nessuno sapeva dove trovarli. Ad est, verso i confini con il Congo-Brazzaville, ho scoperto che questo popolo, un tempo signore delle foreste, è stato ‘sfrattato’. La prima causa è la deforestazione in atto, legale ma talvolta anche illegale, da parte delle compagnie di legname, che hanno bisogno di espandersi per ‘nutrire’ il mercato occidentale e le loro tasche; la seconda causa è la creazione di enormi parchi naturali, nati per proteggere flora e fauna, ma vietati agli insediamenti umani. Oggi la maggioranza dei Pigmei si trova a vivere in piccole e tristi baraccopoli, satelliti dei villaggi dei bantu, la popolazione dominante.

Non è facile comunicare con loro, sono pochissimi quelli che parlano francese. A pochi metri dalla unica strada principale, polverosa e trafficata da megarticolati carichi di tronchi giganteschi, e a un centinaio di chilometri da Moloundu, in una capanna solitaria vive una famiglia di Baka, che si è distaccata dalla comunità locale per un diverbio col capovillaggio. A pochi metri, un cartello sta a indicare il confine di una riserva protetta del WWF. “Per sopravvivere fuori dalla foresta, stiamo provando a coltivare qualcosa e a curare una piccola piantagione di banane” dice affranto il capofamiglia Octave, “ma i gorilla escono dalla foresta e saccheggiano le nostre piante. Io non posso fare niente per salvare il nostro cibo dai gorilla o dagli scimpanzè: loro sono protetti, noi no. Non li posso neanche avvicinare , mi arrestano subito” e continua: “Non possiamo più andare nella foresta. Abbiamo fame, prima entravamo nella foresta e potevamo mangiare tutto quello che la foresta ci dava. Ma adesso i capitani del WWF ci fermano. Ci hanno detto che se ci trovano nella foresta bruciano la nostra capanna. Dicono che noi non impariamo mai”.

 Dopo aver parlato con Octave, ho raccolto molte incredibili testimonianze e visitato molti villaggi. Ma l’unico Bakà ‘modernizzato’ che ho incontrato, con tanto di computer, cellulare e conoscenza di lingua inglese e francese è Messe Venant, Presidente della Association Okani, una ONG che si occupa di salvaguardare la musica e la cultura dei Pigmei Baka. “I Pigmei amano essere chiamati Popolo della Foresta” mi dice Messe nella frescura del suo ufficio. “Non ci identifichiamo nel nome Pigmei, che qui viene usato come dispregiativo. Io sono un Baka. Ma per te, per spiegare meglio, userò il nome Pigmei. Nel corso degli ultimi secoli siamo stati costretti a ritirarci verso il sud-est dai Bantu e dai colonialisti, e ora il sud-est del Camerun è una tradizionale area dei Pigmei. Negli ultimi anni, la mia gente deve lasciare la foresta a causa della deforestazione, delle miniere, delle riserve naturali: stanno occupando, e distruggendo, aree vastissime di foresta. E non c’è più posto per i Pigmei. Senza la vita di sempre nella foresta, la cultura dei Pigmei scompare, le parole scompaiono, il linguaggio scompare, la medicina tradizionale scompare. La tradizione di caccia scompare. Senza linguaggio non si trasmette la cultura. Fra dieci o venti anni non ci sarà più nulla“. E continua: “In pochissimo tempo, i miei fratelli devono adattarsi a vivere fuori della foresta. I Baka non sanno discutere con le autorità o le compagnie. Non parlano nessuna lingua, non possono andare a scuola e sono messi da parte irrimediabilmente“.

 

Cosa si può fare per aiutarli?

Io sono in contatto con la IUCN, International Union for Conservation of Nature. Frequento i loro meeting, collega circa 1000 Governi e molte ONG che lottano per salvaguardare la biodiversità.

Ma non c’è un network che segue esclusivamente i popoli indigeni?

Tutti sono molto più interessati alla salvaguardia dell’ambiente che alla salvaguardia dei popoli indigeni. E’ una realtà. Lo avrai visto: scompare una specie animale, ecco si mobilitano in tutto il mondo. Scompare un popolo indigeno della foresta: non ci fanno caso. Dobbiamo muoverci per compromessi. La IUCN è uno spazio importante per far sentire la nostra voce e far ricordare che esistiamo anche noi popoli indigeni. Insieme all’UNEP, United Nations Environment Programme, che segue i cambiamenti climatici.

 

In Camerun sono presenti le etnie pigmee Baka, Bagyeli, Bakola e i Bezan. I Baka sono il gruppo etnico più numeroso e abitano la foresta pluviale del sud-est del Camerun, del nord della Repubblica del Congo, del nord del Gabon e sud-est della Repubblica Centroafricana. Sono stimati fra i trenta e i quarantamila individui. Per il popolo Baka, la foresta è madre, padre e protettore. E la loro sopravvivenza è direttamente dipendente, sia socialmente , che culturalmente ed economicamente, dalla foresta e dai suoi prodotti. Come altre etnie pigmee, i Baka tradizionalmente hanno sempre avuto un’economia basata sulla caccia, sulla raccolta dei prodotti della foresta e sulla pesca; la loro cultura materiale è semplice : capanne o semplici ripari, vestiario ridotto, mancanza o quasi del vasellame, arco e piroga . L’organizzazione sociale è incentrata sulla famiglia, o su comunità di poche famiglie, dove le decisioni sono basate sul consenso comunitario.

Probabilmente sappiamo di più sugli hobbit di Tolkien, che non esistono, che sui Pigmei. Digitando su google.com ‘hobbit ‘, posso trovare 67.000.000 di risultati della ricerca; digitando ‘pygmy’ trovo 2.000.000 risultati (di cui molti dedicati a capre, ippopotami ed elefanti nani). Cercando le stesse parole in italiano, su google.it (pagine provenienti da italia) trovo 23.500.000 risultati per hobbit, 400.000 per pigmeo ( di cui molti riferiti a specie animali, o alla parola pigmeo usata come dispregiativo). Eppure, molto prima degli hobbit, i Pigmei hanno ricoperto un ruolo, nell’immaginario del mondo occidentale, di esseri non-umani altrettanto fantastici. Un secolo fa alcuni eminenti scienziati nel tentativo di giustificare la ‘superiorità della razza bianca’ inventarono le teorie più assurde arrivando fino alla truffa come nel caso dell’Uomo di Piltdown, e organizzando, tra le altre, l’inumana esibizione di Ota Benga nello zoo di New York.

Ota Benga, o Otabenga, un pigmeo catturato in Congo, fu messo in mostra in una gabbia dello zoo di New York insieme a un orango, come esemplare vivente dello stadio intermedio tra uomo e scimmia. Era il 1906. Otabenga, proveniente dalla foresta lungo il fiume Kasai, apparteneva alla tribù pigmea dei Bachichiri. Fu catturato dalla tribù Bantu dei Baschilele, che uccise la sua famiglia e lo cedette alla tribù degli Zappo-Zap, fedeli al re del Belgio Leopoldo II. Tenuto prigioniero, fu acquistato da Samuel Phillips Verner, un missionario-esploratore del Sud Carolina, in cerca di pigmei per la Esposizione Mondiale di Saint Louis del 1904. Ota aiutò Verner a convincere altri Pigmei ad andare a Saint Louis per esibire ai visitatori, tra gli indigeni esposti allo zoo umano, anche un originale villaggio africano. Dopo Saint Louis, Ota tornò con Verner in Africa, dove spesero insieme 18 mesi esplorando e raccogliendo manufatti per la collezione del missionario; al ritorno di Verner a New York nel 1906, Ota Benga volle andare con lui, di cui aveva piena fiducia. Ma al rientro in America, a Verner fu dichiarata bancarotta e tutti i suoi averi e collezioni, che contava di vendere all’ American Museum of Natural History per saldare i suoi debiti, furono requisiti. Verner lasciò Ota in custodia al Museo, in cerca di sostegno economico, e Ota fu trasferito allo zoo del Bronx, come sensazionale prova dell’evoluzione dell’uomo, in una gabbia insieme a un orango. Liberato infine da alcuni religiosi di buone intenzioni, il pigmeo si trovò a subire un calvario, passando da un istituto di carità ad un altro, mentre Verner era impegnato altrove, ad escogitare nuovi programmi africani di gloria e denaro. Nel 1916, Ota, disperato, non potendo tornare alla sua amata Africa, impugnò una pistola, se la puntò contro, e morì suicida. (fonte: ‘Ota Benga – The Pygmy in the Zoo‘, di Phillips Verner Bradford -pronipote di Verner e Harvey Blume)

Tristemente, i tempi non cambiano: durante un music festival nel 2007, a Brazzaville, nella Repubblica del Congo, mentre tutti gli altri artisti dormivano in hotel, venti pigmei furono alloggiati in una tenda dello zoo.

 

 

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