mercoledì, Maggio 25

Pier Paolo Pasolini, l’intellettuale a mani nude contro il potere Un dissenso consapevole, non prono ad alcuno, neanche alla casa rossa del Pci che poi lo espellerà per ‘indegnità’. Lui, l’omosessuale, l’eretico, quello della poetica dialettale, nemico del neo liberismo sfrenato privo di regole, dell’omologazione delle classi sociali, del consumismo acquisitivo

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

(Philip Roth)

Provare a dire di Pier Paolo Pasolini nel centenario della sua nascita è un riportarlo a noi nei travagliati torni della vita politica e culturale italiana. Ricorrenza in un Paese che tracima altre urgenze, disastri, manchevolezze socialiprivo di memoria storica per una figura altra come la sua. Nella lunga notte dell’attuale mondo politicanteculturalmente estraneo, Pasolini non dice nulla. Segno di una solitudine morente tra giovini d’un potere ignorante ed incompetente, mentre tanti seri giovani si sbattono per campare e sono andati via. Al potere nuovi lanzichenecchi di un mondo asfittico di tweet, selfie, like, omologati, consumisti, privi danima e passione, mentre i vecchi lo avevano già ucciso decenni fa.

Ricordarlo? Giusto pro forma qualche film in tv ma non quelli ‘scandalosi’, per carità madama la marchesa!, come ‘Salò o le 120 giornate di Sodoma’. Con la sua struttura filmica quadripartita tra l’Antinferno, il Girone delle Manie, della Merda e del Sangue. Oggi insostenibile per masse attonite in un horror vacui sfaccendoso da piccolo ‘grande fratello’ ed élite claudicanti. Salò che segue alla Trilogia della vita, ‘Il Decameron’, ‘I racconti di Canterbury, ‘Il fiore delle Mille e una Notte. Un’indagine altra della sessualitàdal marchese De Sade sul tema del Potere in ogni tempo condannando non il solo fascismo. Pasolini è un prisma, un caleidoscopio, rifrazione di eccesso del vivere e pensare, fuggevolmente dispersivo, concentrato sui temi emergenti nei tumultuosi eccitanti oscuri anni 70 guardando ‘oltre il giardino’Ci sono eventi storici in cui l’angoscia dell’atto tracima nella memoria delle nostre vite. Molti hanno un fermo immagine di luogo e tempo in cui rivivere se stessi con la Storia addosso. Chi lo sbarco sulla Luna, o l’attacco alle Torri Gemelle di New York, eimmagini stra-ordinarie di un secolo.

La memoria mi riporta dove ero apprendendo con giovanile apprensione della sua morte, nella frammentaria comunicazione che ancora distanziava spazio e tempo poi unificati in un presentismo senza tempo. Un tempo allora senza internet, rete, social e tutta la grammatica della nuova forma comunicativa sconfinata che ci opprime, ci satura, ci confonde, ci lascia attoniti spettatori-consumatori di unipercomunicazione virtuale in cui trasferiamo le nostre affaticate vite fisiche per disvelare nostri mondi interiori. Un tempo di attimi, lentezze, pause, riflessione di unpensiero che sovrastava l’immagine, odierna forma iperattiva (imperativa) del mondo. Tendenze già colte da Pasolini. Ricordo il mio essere giovane studente di sociologia avido di vita in un lontano Nord di un’educazione sentimentale. Un piccolo borgo, Pollone, vicino a Biella, dove trascorreva le sue estati un solido intellettuale del nostro paese, Benedetto Croce. Ero lì inviato da una delle figlie, Alda, che frequentavo nelle ampie stanze di Palazzo Filomarino a Napoli sede oggi del prestigioso Istituto Italiano Studi Storici, per ‘proteggere’ una delle nipoti dell’eminente filosofo da pericolose amicizie. Un giovane di cui fidarsi. E ci recammo lassù. Poi si aggregarono amici ed amiche e fu un’esperienza intensa tra amori notturni ed ideali diurni. La mattina di quel poi tragico 2 novembre in una fattoria vicina assaporavamo odori e frammenti di mondo poco frequentato da noi cittadini. Eravamo in diversi, Maura, Carlo, Benedetto, Sandro, Amelia, ed altri, con Lei, la nipote, bella e fragile creatura solare. Nell’aia ci raggiunse la notizia della tragica morte oscura di Pasolini. Avviluppammo sentimenti di sconcerto.

Pasolini, di cui allora conoscevo frammenti, preso tra un’amicizia ed un amore dai miei amati studi di sociologia di filosofia psicologia. Non possedevo, allora, le chiavi per comprendere in forma coerente quella figura di poeta intellettuale, poeta dell’intelletto, regista, scrittore, critico dei costumi culturali. Anche perché quegli anni altre forme della politica premevano, tempi ideologici ma affascinanti, tetri e bui tra terrorismo e morti ammazzati in nome del popolo. La poesia che era in diversi di noi, le grandi domande prive di risposte si scontravano con la vita senza sconti. Presi a costruire futuro dai nostri amorfi gusci di sentimenti, gioie e cadute, lotte, errori, orrori, ideali. Dopo 47 anni che cosa resta di quell’uomo dal corpo vivido e scattante, buon giocatore di calcio, scrutante la fisicità di corpi in divenire, quale ‘testamento’ di passione civile permane di quel tornante tragico per la vita culturale e sociale del nostro paese? Nella difficoltà di una risposta univoca enuncerò qualche frammento di PPP. Intriso di spiritualità, con radici contadine, iscritto al Pci ma poi espulso per l’oscena sessualità con i corpi di ragazzi che come recita l’ufficialità lo persero. Parto dall’involontario testamento dell’inconsapevole ultima ‘cena’, sabato 1° novembre 1975, fra le 16:00 e le 18:00.

Un’intervista a Furio Colombo a cui Pasolini, sollecitato, dettò il profetico titolo ‘Perché siamo tutti in pericolo in unanticipata profondità. Il pericolo era , cieco per molti, troppi, stava nel trasformarsi tumultuoso del mondo dei contadini in società industriale, nel coacervo di poteri oscuri marchianti il Paese con la stagione delle stragi, da quella ‘fondativa’ del 12 dicembre 1969, 6 anni prima. E poi la strage di Brescia, i fascisti insieme allo Stato, alla P2 di Licio Gelli, mentre si combatteva contro isolate bande di terroristi rossi per stornare lo sguardo commotivo dei tanti. E disse ‘Ecco il seme, il senso di tutto. Tu non sai neanche chi adesso sta pensando di ucciderti’. Il senso dell’epoca, di quelle oscure forme politiche, estetiche, culturali di ‘un’ fascismo montante nel tramutarsi antropologico di un popolo in un’idea di società sin da allora già deviata. Colombo gli chiede della ‘situazione’ intesa quale lotta solitaria ‘contro tante cose, istituzioni, persuasioni, persone, poteri’ e se tutto ciò scompariva a chi si sarebbe rivolto P. Lui netto: “so che battendo sempre sullo stesso chiodo può persino crollare una casa…il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali”.

La posizione è chiara, lo scontro frontale, le parole nette. Un dissenso consapevole, non prono ad alcuno, neanche alla casa rossa del Pci che poi lo espellerà per ‘indegnità’. Lui, l’omosessuale, l’eretico, quello della poetica dialettale, dei poveri che si fanno ricchi perdendo i propri modelli culturali. Pasolini risponde a Colombo a proposito della scena sociale contro cui triparte le opzioni: qual è la ‘situazione’ perché si dovrebbe fermarla o distruggerla aggiungendo: “pretendo che tu ti guardi intorno e ti accorga della tragedia. Qual è la tragedia? La tragedia è che non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l’una contro l’altra”. Spiffera il vento di un’ordalìa inconsapevole ma non per chi tira i fili. Difatti P. specifica il concetto quando dice che prima il volto ideologico brutale e violento era più facile da identificare ‘Però, ammettiamolo, era più semplice. Il fascista di Salò, il nazista delle SS… Ma adesso no. Uno ti viene incontro vestito da amico, è gentile, garbato, e ‘collabora’ (mettiamo alla televisione) (nuovo media comunicativo dell’imminente società di massa, mio) sia per campare sia perché non è mica un delitto. L’altro – o gli altri, i gruppi – ti vengono incontro o addosso – con i loro ricatti ideologici, con le loro ammonizioni, le loro prediche, i loro anatemi e tu senti che sono anche minacce. Sfilano con bandiere e slogan, ma che cosa li separa dal ‘potere’?”. Mica male.

Troppi nemici insieme e P. è solo. Quelli omologati alle spirali di un potere che mentre amplia la sua offerta, educativa, culturale, ideologica, chiude spazi. Con quel rimando alla televisione ed ai media nuovo potere comunicativo che mentre allieta frantuma e manipola ai propri scopi. Gli altri sono i ‘compagni rivoluzionari’ che poi, sia il progetto estremo delle Brigate Rosse, siano i vari Potere Operaio, e colonne padovana, milanese che poi sfumarono nella clandestinità. Figli ufficiali o spuri della storia del Pci, o forse anche no, difficile qui ricomporre le schegge, la cui estremizzazione fu funzionale ai disegni già eversivi dei protettori della sicurezza nazionale, i pericolosi Servizi segreti deviati affratellati d’antico conio con i ‘neri’, la P2 di Gelli, ruolialtissimi dello Stato, la mafia che si espandeva nel nuovo benessere. Una miscela letale i cui portatori d’acqua erano forse lì sulla scena dell’esecuzione al lido di Ostia di Pier Paolo quella livida notte del 2 novembre. Scheletri alcuni ancora ben sigillati in armadi difesi e secretati.

Ma poi P. è ancor più chiaro: “io vedo così la bella truppa di intellettuali, sociologi (eh sì anche noi, sin da allora…, mio), esperti e giornalisti delle intenzioni più nobili, le cose succedono qui e la testa guarda di là. Non dico che non c’è il fascismo. Dico: smettete di parlarmi di mare mentre siamo in montagna. Questo è un paesaggio diverso. Qui c’è la voglia di uccidere. E questa voglia ci lega come fratelli sinistri di un fallimento sinistro di un intero sistema sociale”. Si è già compromesso, chiama gli attori sociali in auge della “situazione” a guardarsi intorno invece di progettar carriere e volgere lo sguardo altrove. Per non vedere, sentire, parlare. Ed ancora “rimpiango la rivoluzione pura e diretta della gente oppressa che ha il solo scopo di farsi libera e padrona di se stessa… L’inferno sta salendo da voi… la sua voglia, il suo bisogno di dare la sprangata, di aggredire, di uccidere, è forte ed è generale… Non vi illudete. E voi siete, con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di questo ordine orrendo basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere”. Tutto l’apparato di propaganda e manipolazione che il potere, lo Stato mette in atto. Emergono i diversi fili della trama di un’Italia già ammazzata e compromessa dalle stragi, con gli anarchici (Valpreda accusato per la bomba di Milano del 1969) a pagar per altri assassini, con il codazzo mediatico di esperti e sapienti voltàti a guardar di là.

In un ciclo storico in cui l’omologazione politica, culturale ed estetica sta portando il paese a lente quanto caotiche invettive contro tutto, mentre la cultura bassa, avrebbe detto poi Umberto Eco, incontra contaminandola quella alta, divenendo simili ed omologate nei gusti, scelte politiche, direzioni da intraprendere. E qui Pasolini forse errando che attribuisce il ruolo della borghesia che avrebbe assimilato tutti gli altri strati e classi sociali, mentre lo scrittore Walter Siti, uno dei suoi massimi esegeti, palesava l’orientamento contrario. Secondo cui è il sottoproletariato ad assimilare la borghesia, forse con giuste ragioni se riportiamo all’oggi i segni estetici, le antropologie televisive, le massificazioni culturali al ribasso. In una trasformazione antropologica od omologazione culturale di bisogni e desideri dal comune afflato tra la borghesia, quella innovativa e produttiva oggi sparita, vero nodo del problema odierno, il proletariato e sottoproletariato fattisi frammenti di ceti medi, una sorta di peggio del “fascismo” perché assimilati ad un consumismo concentrazionario che colonizza tutto. Privo di afflato comune, di cooperazione ma solo attori sociali solipsistici gettati in un agone a combattere una guerra di ognuno contro l’altro (homo homini lupus di Hobbes). Un progresso a cui Pasolini guarda ma non ad uno sviluppo che porterà ad una deriva unificata di gusti gesti pensieri consumistici che faranno sparire gli antichi produttori operai, per divenire con difficoltà cittadini, e trasformarsi oggi in consumatori. Di immagini, comunicazione, gesti estetici, denaro, gusti, possesso, rapina, espropriazione di un bene comune privo di cittadinanza e di regole. Sarà l’evidenza di un neo liberismo sfrenato privo di regole, di un’omologazione di classi sociali, di un consumismo acquisitivo cui l’intellettuale Pier Paolo Pasolini andrà incontro a mani nude contro il potere economico e politico.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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