venerdì, Aprile 16

Picasso e la modernità spagnola field_506ffb1d3dbe2

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Picasso quadro

Sono stati oltre 3 mila  i visitatori nel primo  week end di apertura della Mostra su “Picasso e la modernità spagnola”, che si tiene a Palazzo Strozzi. Un numero davvero eccezionale per una mostra di non agevole lettura per il grande pubblico. Certo, Picasso è un’icona del nostro tempo e il suo richiamo è fortissimo. Già lo si era visto  in occasione della precedente rassegna, stessa sede espositiva, dedicata all’artista catalano  (anche se nato a Malaga) ed ai suoi compagni di gioventù Mirò e Dalì. A loro, che ne accompagnano anche stavolta  il percorso, si sono aggiunti altri 18 importanti artisti tra i quali  Maria Blanchard, Julio Gonzales, Alberto Sanchez, Josè Gutièrrez Solana, che completano il panorama innovativo dell’arte spagnola protesa verso una nuova estetica,  un’altra modernità: come novecentismo, vari generi di cubismo, ed altro ancora.

Ed è proprio questo contesto creativo, questo confliggere con la realtà figurativa del tempo e la  tradizione, di una o più generazioni d’artisti, questa temperie culturale all’interno della quale si muove e primeggia Picasso, il dato caratterizzante e distintivo di questa  esposizione  rispetto ad analoghe rassegne dedicate all’artista che più d’ogni altro ha segnato l’arte contemporanea. 

Le opere  esposte sono 90 opere, di cui la metà  di Picasso, tra dipinti, sculture, disegni, incisioni e un film di José Val del Omar. Tutte provenienti dal  Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid. L’esposizione  si snoda nelle 9 sale di Palazzo Strozzi e  racconta, per vari capitoli, la straordinaria influenza di Picasso sull’arte spagnola. Tra le opere esposte sono presenti capolavori assoluti come Testa di donna (1910), Ritratto di Dora Maar (1939) e Il pittore e la modella (1963) di Picasso, inoltre Siurana, il sentiero (1917) e Figura e uccello nella notte (1945) di Miró, Arlecchino (1927) di Dalí e poi i disegni, le incisioni e i dipinti preparatori di Picasso per il grande capolavoro Guernica (1937), mai esposti in numero così elevato fuori dalla Spagna. Infatti, questa è la sala nella quale il pubblico si è soffermato più a lungo, che ci porta direttamente, anche per la speciale atmosfera, a rivivere il dramma della Guerra Civile spagnola emblema per Picasso di tutti i conflitti del mondo.Nel gennaio del ‘37  il governo della repubblica spagnola, che già aveva nominato Picasso Direttore del Museo del Prado,  li assegnò l’incarico di un murale per il padiglione spagnolo all’esposizione internazionale di Parigi di quello stesso anno. In un primo tempo aveva in testa un altro tema, più personale, poi dopo il bombardamento di Guernica dall’ aviazione della  Germania nazista, che appoggiava Franco,  città fortemente rappresentativa dell’identità basca, che fu rasa al suolo ed il genocidio  della popolazione civile, l’artista  decise di dedicare l’opera  a quella tragedia, simbolo di quelle che verranno. Il 1° maggio del ’37,  iniziò il proprio lavoro buttando giù il primo schizzo: un toro, un cavallo e una figura femminile. Il processo creativo  di quest’opera capolavoro, è ora presentato  in Italia per la prima volta in tutte le sue fasi in questa Mostra fiorentina.

Tra le altre opere  si segnalano alcuni capolavori assoluti come Testa di donna (1910), Ritratto di Dora  Maar (1939), per la prima volta esposto in Italia, Il pittore e la modella (1963), tutte opere di Picasso, inoltre Siuriana, il sentiero (1917) e Figura e uccello nella notte (1945) di Mirò, Arlecchino (1927) di Dalì. Curata da Eugenio Carmona (professore di Storia dell’arte all’Università di Malaga, membro del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía)  la mostra ripercorre un periodo cronologico amplissimo compreso tra il 1910 e il 1963 ed esplora i rapporti tra Arte e Cultura, stabilendo gli elementi che configurarono quella trasformazione della coscienza artistica pur nella diversità culturale spagnola e le differenti poetiche estetiche.  Uno degli aspetti più interessanti di questa è il dialogo ed il confronto  fra le differenti sensibilità artistiche spagnole, che esalta la temperie culturale dell’arte del Novecento  ed il ruolo emblematico di Pablo Picasso. Già nel ’36  gli Amigos del Arte Nuevo organizzarono a Barcellona un omaggio a Picasso, la cui   eco raggiunse Parigi dove alcuni di loro (Mirò, Dalì,Gonzales) risiedevano, la mostra fu poi  trasferita a Madrid ma non raggiunse mai Malaga. I problemi economici e lo scoppio della Guerra civile ebbero una drammatica ricaduta anche sui movimenti artistici.

Ma la necessità di recuperare Picasso, di farlo proprio – ricorda Carmona – considerarlo come mito necessario è un tratto peculiare delle esperienze spagnole della modernità. Infatti, per gli innovatori spagnoli Picasso non era solo il portatore di una soluzione plastica da analizzare o imitare, ma l’emblema di una tradizione culturale trasformata che, rompendo il proprio ambito e ridefinendosi era arrivata a trasformarsi, partendo dal primato dell’innovazione creatrice”.

Ebbene, prima al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid e ora a Firenze, questo sogno degli artisti spagnoli che iniziarono con Picasso questo lungo viaggio nell’arte contemporanea, è plasticamente visibile.  La Mostra è corredata di un ricco catalogo  (edito da Mandragora) ed il visitatore può inoltre ricorrere all’aiuto delle visite guidate. Possiamo solo aggiungere, riguardo alle sensazioni che suscita una Mostra del genere, quanto affermato entusiasticamente da una storica  dell’arte antica come Cristina Acidini, Sovrintendente al Polo Museale fiorentino: “si gioisce di fronte a mostre come questa, non solo per l’arte di un grande Maestro, ma per il crogiolo della cultura catalana che offre, per la capacità di portare allo scoperto le radici culturali di Pablo Picasso, la sua grande opera di rinnovamento attraverso la interiorizzazione delle esperienze artistiche del passato”.

E’ stato probabilmente, quello di  Cristina Acidini il suo ultimo intervento pubblico, dopo il quale ha ufficializzato  le proprie dimissioni dall’incarico di Sovrintendente al polo Museale,  manifestando con ciò il proprio netto dissenso verso la riforma Franceschini, che a suo giudizio scardinerebbe la struttura che  per vari anni ha coordinato il lavoro sul territorio dei Musei statali fiorentini, che particolarmente   negli ultimi tempi, sotto la sua direzione,  ha visto  moltiplicare  l‘offerta qualitativa e,  in questo periodo di crisi, l’ aumento del pubblico dei visitatori. Tant’è  che il 3 settembre scorso il Polo museale ha potuto destinare  2 milioni e 675 mila euro a favore dei musei gestiti dal Comune di Firenze in base al cosiddetto “accordo di valorizzazione”. I musei destinatari sono il  nuovo Museo del ‘900, il Forte di Belvedere e Palazzo Vecchio. Ma su questo argomento – le dimissioni della Sovrintendente e lo stato dei Musei fiorentini – avremo modo di tornare in altra specifica occasione. Tornando alla Mostra preme segnalare come anche questa iniziativa prosegua quella linea espositiva che ha avuto i suoi momenti più alti in “Pontormo e Rosso”  e nell ’Avanguardia russa,   e che sposa qualità e quantità, offrendo sempre nuovi spunti di riflessione e approfondimento. Questo  Museo deve essere un luogo di “apprendimento informale” in cui ciascun visitatore deve trovare la possibilità di mettere in atto strategie di conoscenza e di apprendimento personali. Una linea in larga parte condivisa anche dalle scelte espositive dei Musei statali che hanno  prodotto complessivamente una positiva ricaduta sul turismo, che ha registrato un aumento della media delle presenze giornaliere dal 2,3 al 2,4 ( 5 anni fa invece era sotto il 2).  Inoltre, lo sottolineava ancora una volta il Direttore  Generale James Bradburne, quello della Fondazione Palazzo Strozzi è un raro esempio, forse l’unico in Europa, di parità tra pubblico e privato. “Qui non esistono sponsor, ma sostenitori”. La mostra, che chiuderà i battenti il 25 gennaio 2015, si avvale di numerosi supporti, quali didascalie interattive per famiglie e bambini, sala lettura, touch table, il kit disegno e altri ancora.Con questa mostra Palazzo Strozzi celebra Picasso, in un anno speciale che vede anche la riapertura del Museo Picasso a Parigi, il compleanno dell’artista, nato il 25 ottobre del 1881 a Malaga.  

 

 

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