venerdì, Maggio 14

'Piazza o non piazza…' Renzi sfida i sindacati

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Piazza o non piazza si va avanti’, annuncia Matteo Renzi. Tanto più inquietato dinnanzi al fatto nuovo emerso al Congresso della Uil che insedia ai vertici dell’organizzazione sindacale Carmelo Barbagallo, già operaio a Termini Imerese, il che qualcosa, e più di qualcosa, vuol dire. Il sindacato laicosocialista ha deciso di affiancare la Cgil nello Sciopero Generale, slittato perciò da venerdì 5 Dicembre al successivo venerdì 12. Per permettere un coordinamento tra le due organizzazioni sindacali, e anche per riconoscere così alla Uil il ruolo di co-convocatore dell’evento, come giustamente pretende. (E, incidentalmente, togliere alibi a chi sprezzantemente collegava la data dell’astensione generalizzata dal lavoro con il ponte dell’Immacolata).

Il presunto isolamento della Cgil (e della Fiom, ma qui entra in ballo la partita interna Susanna CamusoMaurizio Landini) è stato dunque spezzato. E ci si avvia ad un evento importante, e presumibilmente imponente. All’interno, e moltiplicatore, di un novello autunno caldo, in cui già sono preventivate, e via via crescono di numero, una serie di iniziative, scioperi, agitazioni sociali…

A tutto questo Renzi risponde a muso duro. «Il Paese è diviso tra chi si rassegna e chi va avanti. Ma chi continua a tenere duro sta ottenendo risultati. Non mi preoccupo. Possono fare sciopero, ma noi abbiamo promesso che cambieremo e, piazza o no piazza le cose le cambiamo». Poi esplicita la propria preoccupazione. Sprezzantemente, more solito, ma comprendendo anche che i tempi potrebbero farsi davvero procellosi. «Ci sono stati più scioperi i queste settimane che contro tutti gli altri Governi». E ribadisce che «sul Jobs Act potrebbe essere posta la fiducia». Anche se «non è detto che effettivamente servirà». Con queste parole a Radio Rtl 102,5, il Presidente del Consiglio ha operato una ulteriore escalation nella propria strategia politica e sociale. Che avrà, in ogni caso, pesanti conseguenze. Comunque le si vorrà giudicare.

 

Questa di oggi è la ‘puntata’ numero Cinquanta de ‘Il Contrappunto‘, Iniziato martedì 5 Agosto scorso, vorremmo quindi, in questa occasione, riprenderne, per quella che ci sembra la loro calzante attualità, due ‘puntate’ che ci sembrano significative.

Una recentissima, la Numero 47 di lunedì scorso, 17 Novembre. In cui, dopo il titolo ‘Si sa dove si cominciaMatteo Renzi, democrazia e Partito della Nazione‘ si scriveva:    «Le parole del Presidente del Consiglio da Brisbane sul fatto che non sarà più tollerato che iniziative di contrapposizione (manifestazioni, cortei, scioperi, generali o meno che siano) possano bloccare la strada delle Riforme, e quindi del Governo, sono passate velocemente nel dimenticatoio. O meglio. Novello Felice Cavallotti, il nostro “uomo folletto / cento cose ogni dì porta ad effetto. / Annuncia una riforma / fa un partito / nomina e cambia con gran spirto ardito / azzera i sindacati / abbraccia quello / riforma la riforma / ‘Se no è un dramma’ / corre a Firenze a salutar la mamma». E così l’annuncio, la comunicazione, lo show successivo “Su tutti gli schermi, siore e siore, ventiquattro ore su ventiquattro” annulla e supera il precedente. Anche, coerentemente, in questo caso. Ma sostenere, come ha appena fatto, che certi intralci non saranno più permessi, potrebbe avere un duplice registro. Con proiezione sull’efficientamento, finalmente, di un corretto rapporto tra corpi sociali e sistema decisionale, con quest’ultimo che, come giusto, è messo in grado di funzionare appieno. O un altro… Nel volume collettivo di prossima pubblicazione ‘Rappresentanza e rappresentazione. Renzi e il rischio democratico‘, Enzo Cecchini sostiene, e lo anticipa a ‘LIndro‘, che una costante malata dell’Italia repubblicana sia consistita nel dare fiducia a soggetti politici che costituivano, inizialmente, una leggera deviazione democratica, un rischio lieve.  Per poi divenire, alla prova dei fatti, col tempo e la disponibilità di potere, una tabe della e per la democrazia. E’, in sequenza, la linea che ha legato Benito Mussolini, Bettino Craxi, Silvio Berlusconi. Matteo Renzi, Il Berluschino efficacemente tratteggiato e ricostruito nell’omonimo libro di Michele De Lucia, si iscrive in questo percorso o saprà essere altro? Dietro “il faccino affabile di putto al Plasmon” (sempre Cecchini), può celarsi, magari oggi ancora oggi a se stesso ignoto, una minaccia tale da minare le fondamenta accettate del vivere comune?».

Questa ulteriore uscita dell’ex Sindaco di Firenze porta, a distanza di pochissimi giorni ad ulteriori riflessioni. Che, cominciando ora, dovranno essere serie ed approfondite.

L’altra puntata che vogliamo riproporre è la prima, di martedì 5 Agosto, appunto. Dopo il titolo, ‘E se domani (e sottolineo se…) Mettiamo il caso che ci sentissimo stanchi di te‘, così proseguiva: «Avremmo perduto il mondo intero, o solo te? E’ la domanda che si pongono molti, nel mondo politico e tra i cittadini. Dinnanzi agli avvenimenti degli ultimi mesi e giorni, e quanto sta ora succedendo, ci si chiede quali sarebbero le conseguenze di un crollo (o anche solo di una sconfitta o di un ridimensionamento) di Renzi. E questo ha condizionato, e condiziona, i comportamenti di molti parlamentari, ma anche di rappresentanti delle Istituzioni, imprenditori, esponenti internazionali. Le promesse sono state prima grandi, poi enormi, il mancato mantenimento e la disillusione cosa comporterebbe? E’, al momento, improbabile, ma se così fosse?».
E già. Se così fosse, e alcune inchieste demoscopiche indicano questa linea di tendenza? Se così sarà?

Per ora è tutto, e ci pare abbastanza, ragazzi.

 

 

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