giovedì, 8 Dicembre
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Piano segreto di France Afrique per la riconquista del Rwanda

Ventitre anni fa si concluse una delle più oscure e drammatiche pagine della storia coloniale francese in Africa, una pagina ancora più tragica dei drammi creati in Algeria e Indocina. L’appoggio francese al regime razziale nazista di Juvenal Habyrimana, durato quasi trent’anni, cade assieme alla dittatura HutuPower che, nel nome di un riscatto delle masse contadine hutu dalla fantomatica tirannia elitaria tutsi aveva trasformato il Rwanda in un immenso lager di povertà inaudita e di feroce repressione etnica. Il popolo ruandese pagò un prezzo inaudito per la sua libertà: 1 milione di vittime violentemente massacrate durante i 100 giorni dell’ultimo Olocausto del Ventunesimo secolo e 300.000 profughi uccisi nei due anni dopo la liberazione nel confinante Zaire.

La Francia ha responsabilità storiche indelebili e indimenticabili, nonostante si ostini tutt’oggi a non declassificare la documentazione relativa ai rapporti con il Rwanda per il periodo 1990 – 1995. Un periodo cruciale, in quanto nel 1990 inizia la ribellione dell’Esercito di liberazione Fronte Patriottico Ruandese composto prevalentemente da tutsi provenienti dalla diaspora ugandese e il 1995 è l’anno in cui vennero tentate due invasioni del Rwanda dal vicino Zaire da parte di quello che restava dell’Esercito di HabyrimanaFAR (Forces Armees du Rwanda)- e delle milizie genocidarie Interhamwe, sotto l’attenta regia di Parigi che continuava a finanziare, proteggere, armare e addestrare le forze che avevano scatenato il genocidio un anno prima.

Durante la dittatura del regime HutuPower in Rwanda, la Francia diviene il primo partner economico e politico del Paese. L’influenza francese in Rwanda viene attuata in concerto con la Chiesa Cattolica, entusiastica sostenitrice delle teorie di dominio razziale hutu e fautrice di queste ultime grazie al Manifesto Bahutu, redatto dai Padri Bianchi nel lontano 1957.

Dopo la liberazione del Paese, attuata dal Fronte Patriottico Ruandese che riesce a fermare anche lo sterminio totale dei tutsi, la Francia non demorde. Riorganizza le forze genocidarie rifugiatesi nel vicino Zaire e le mette nelle condizioni di gestire direttamente gli aiuti umanitari destinati ai profughi ruandesi con il beneplacito delle agenzie umanitarie ONU e ONG internazionali. Fondi che verranno dirottati per comprare altre armi. La situazione creata dalla Francia di complicità tra assistenza umanitaria e i genocidari ruandesi porterà Medici Senza Frontiere a denunciare apertamente lo scandalo e a ritirarsi dallo Zaire. Nel 2005 si tentano due invasioni del Rwanda. Parigi è convinta che il nuovo Governo di Kagame, che ha ereditato un Paese distrutto ed etnicamente diviso, non riuscirà a fermarle. Succede il contrario.
Dopo aver chiesto a più riprese alle Nazioni Unite di disarmare le forze genocidarie presenti nello Zaire, il Rwanda lo invaderà nel settembre 1996, per porre fine alla minaccia genocidaria, insieme con Angola, Burundi e Uganda. L’invasione sarà appoggiata da Gran Bretagna e Stati Uniti che offrono copertura logistica, comunicazioni satellitari e reparti d’elite afro-americani che combatteranno in Congo al fianco delle truppe africane.

Nonostante la situazione di debolezza regionale, la Francia riorganizza per la seconda volta le forze genocidarie ruandesi. Nel 2000 unirà le FAR e le milizie Interhamwe creando un nuovo gruppo, le Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR), con a capo i gerarchi militari e politici responsabili del genocidio e protetti in Francia. Il quartiere generale delle FDLR è tutt’ora a Parigi. Le FDLR diventeranno presto la principale forza nell’est del Congo utilizzata sia in chiave anti-ruandese, sia per fare colossali affari con il traffico illegale di oro e coltan, in stretta associazione a delinquere con la Famiglia Kabila.

Tutti i tentativi di riconquistare la colonia perduta sono paralleli ad un rafforzamento del nuovo Rwanda. Il Fronte Patriottico Ruandese riesce a ricostruire il tessuto sociale ed economico nazionale. Avvia una riuscito ma doloroso (per le vittime) processo di riconciliazione nazionale tra hutu e tutsi, sostituendo l’appartenenza etnica con l’identità nazionale. Il risultato sarà una ripresa economica senza precedenti, sfruttando le ricchezze naturali del vicino Congo, in completo caos politico e militare, divenendo una delle economie più forti e propizie per gli investimenti stranieri nella regione.

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