mercoledì, ottobre 24

Piano Marshall per l’Africa: altro che ‘aiutare a casa loro’ Se non vi è la volontà di contribuire a risolvere le problematiche sociali che originano l’immigrazione, a cosa serve?

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Le azioni militari proposte dalla Francia danneggeranno non solo gli interessi italiani, ma di altri Paesi, tra questi Ghana e Nigeria. Due Paesi africani che non hanno mire di controllo economico e politico sulla Libia, ma che sono inseriti nel complesso circuito della tratta di esseri umani, riprendendo logiche e metodologie già utilizzate 200 anni fa da varie tribú africane che procuravano schiavi ai commercianti arabi ed europei. A rivelare questa vergognosa complicità di africani nella tratta dei loro fratelli è il giornalista nigeriano Mohammed Momoh sul settimanale ‘The East African’. L’accurata inchiesta di Momoh rivela un network gestito dalle mafie ghanese e nigeriana che collaborano direttamente con le milizie e i scafisti libici. Il giornalista nigeriano fa nomi e cognomi dei capi mafiosi ghanesi e nigeriani che svolgono una duplice azione: procurare clienti alle milizie e agli scafisti libici, e quella di gestire il racket di prostituzione e lavoro nero in Europa, in stretta collaborazione con le mafie europee, in primis Camorra e N’drangheta.

La pressione migratoria sull’Europa non proviene dall’Africa in generale, ma da  una manciata di Paesi: Eritrea, Somalia, Sudan, Mali, Nigeria, Ghana, Senegal. Esclusi eritrei, somali e sudanesi, gli africani provenienti dagli altri Paesi sono da considerarsi migranti economici. Come ha sottolineato l’attivista politica congolese sulle pagine de ‘L’Indro’, la maggioranza di questi migranti appartiene alla piccola e media borghesia africana.

«Chi giunge in Europa dall’Africa? Come scrissi nel 2015, i rifugiati africani che giungono in Europa sono una stretta minoranza. Il grosso degli arrivi è composto da immigrati economici. Se qualcuno si prendesse il disturbo di analizzare l’appartenenza sociale di questi immigrati scoprirebbe che la maggioranza appartiene alla piccola e media borghesia africana. I nostri poveri sono economicamente esclusi dal raggiungere le vostre coste. Il viaggio clandestino costa minimo 3.000 euro, massimo di 10.000 euro. Un lavoratore medio dei Paesi di origine dell’immigrazione (Ghana, Nigeria, Etiopia, Eritrea, Senegal Mali) guadagna circa 800 euro annui, quindi é matematicamente impossibile che possa sostenere le spese del viaggio», spiega l’attivista  congolese.

Sotto guida francese, l’Unione Europea intende lanciare un Piano Marshall per l’Africa concedendo 44 miliardi di euro destinati a creare opportunità di sviluppo economico nei Paesi dove l’immigrazione ha origine. Eppure la maggioranza di questi Paesi conoscono già una forte crescita economica annua, ad esclusione di Somalia, Eritrea e Mali. Il  Sudan registra una crescita del 4,4%, il Senegal del 5,1%. La Nigeria è tra le prime potenze economiche africane, mentre il Ghana registra il record mondiale di crescita economica annua pari al 20,1%. Questi Paesi non necessitano certo di un Piano Marshall, ma di maggior spazi democratici, di maggior giustizia sociale e miglior ridistribuzione dei redditi nazionali.

«I Paesi di origine dei flussi migratori verso l’Europa sono tutti in crescita economica. La problematica principale è nella distribuzione di questa ricchezza che segue le logiche del vostro capitalismo primordiale, quello dal 1860 al 1960. La concentrazione delle ricchezze è una problematica che può essere risolta solo tramite lo scontro di classe e la pressione sociale per aumentare i salari e rafforzare lo stato sociale, con le stesse dinamiche che avete conosciuto voi occidentali nel 1917 e negli anni Sessanta e Settanta»,  spiega l’attivista congolese su ‘L’Indro’. Di questo impegno verso la democratizzazione e la ridistribuzione dei redditi nei Paesi che originano l’immigrazione verso l’Europa non vi è traccia nel Piano Marshall promosso dalla Francia.

Se non vi è la volontà di contribuire a risolvere le problematiche sociali che originano l’immigrazione, a cosa serve un Piano Marshall rivolto a Paesi che per la maggioranza sono già ricchi in termini di crescita economica? La sola risposta plausibile è quella di contrastare (tardivamente) l’espansione economica della Cina e di evitare la realizzazione di un piano geostrategico ed economico maturato tra Unione Africana e Cina fin dal 2012, per rendere il continente una potenza mondiale e privare l’Occidente delle risorse naturali africane, utilizzandole per lo sviluppo industriale ed economico dell’Africa e dell’Asia. Questa è l’interpretazione che viene dagli osservatori africani.

Questo piano, pazientemente e discretamente ideato e ora messo in atto dal Sud del mondo, ha come obiettivo quello di avviare la rivoluzione industriale africana e mettere fine all’economia coloniale di Europa e America, basata sulla ‘rapina’ delle risorse naturali per mantenere la supremazia economica e industriale occidentale. L’obiettivo di questa guerra segreta e non dichiarata è quello di costringere l’Occidente a collaborare economicamente su basi nuove e con regole dettate dai Paesi emergenti del Sud. La mancata collaborazione occidentale troverà come risposta l’isolamento economico dal nuovo ordine mondiale imposto dal Sud del pianeta. Le materie prime africane sui mercati occidentali diminuiranno drasticamente, accelerando la crisi economica in atto e il crollo della società occidentale. I Governi occidentali sono ben coscienti di questa guerra segreta.

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