mercoledì, Maggio 19

Piano, diversamente 'a vita' image

0

renzo piano

Sono in carica da sei mesi gli ultimi Senatori a vita nominati dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Tutti tranne il Maestro Claudio Abbado che è venuto a mancare poco più di un mese fa. Chissà se saranno utili a un eventuale ‘puntellamento’ anche del nuovo e già claudicante Governo Renzi fresco di giuramento Renzo Piano, Carlo Rubbia e Elena Cattaneo? Perché Napolitano a suo tempo oltre al prestigio internazionale dei prescelti, da politico di lungo corso quale è, sicuramente pensò anche che il loro ‘innesto’ poteva essere strategico per irrobustire la maggioranza al Senato dell’allora Governo Letta. E non a caso andò a cogliere tutti i preziosi ‘impianti’ all’interno di un’area politica a lui familiare e adatta al fine prefissato. Ecco: cambiando l’ordine dei Premier (da Letta a Renzi) il risultato, al bisogno, non cambierebbe.

Ma che fine hanno fatto la Cattaneo, Rubbia e Piano in questi primi sei mesi? Chissà come la penseranno sulla proposta di abolire il Senato oggetto dell’accordo sulle riforme tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi? Renzo Piano ha già fatto capire che sarebbe contrario a questa eventualità, secondo lui basterebbe limitarsi a riformarlo per farlo produrre meglio. Ma può stare tranquillo l’architetto senatore, Matteo Renzi avrà ben altro a cui pensare d’ora in poi prima di incaricare gli addetti ai lavori allo smantellamento di Palazzo Madama anche per il solo cambio di destinazione d’uso con la trasformazione in Camera delle Autonomie.

Il cambio di destinazione d’uso per ora si sta parzialmente realizzando a Palazzo Giustiniani, sede anche degli uffici di rappresentanza dei Senatori a vita, per mano (manco a dirlo) proprio di Renzo Piano. L’ufficio rinascimentale a lui destinato, da qualche mese è stato trasformato in uno studio di progettazione con le pareti di compensato e ha già ricevuto la visita ufficiale del Presidente della Repubblica Napolitano. È frequentato soprattutto da sei architetti con un compito ben preciso: ‘rammendare’ le periferie delle città italiane.

I sei tecnici sono stati selezionati su iniziativa del senatore architetto tra i seicento professionisti che avevano risposto a un annuncio pubblicato via web. Hanno età compresa tra i 29 e i 38 anni, sono tutti laureati in Italia con master ed esperienze professionali all’estero dove alcuni di loro probabilmente sarebbero rimasti se Piano non li avesse convocati. Si definiscono una squadra che hanno chiamato ‘G124’ come il numero della stanza di Palazzo Giustiniani che è stata trasformata nella loro ‘bottega’ di progettazione. Il loro illustre datore di lavoro pagherà i loro stipendi con la sua indennità di senatore a vita e hanno un anno di tempo per elaborare idee e progetti per le disastrate periferie italiane. Affiancati da tre tutor si stanno occupando di adeguamento energetico, restauro di edifici, trasporto pubblico, piazze, mercati, strade, auditorium e musei. Una l’idea di fondo da seguire: quella che in un Paese con cinque milioni di appartamenti vuoti e dove il consumo di suolo è di otto metri al secondo bisogna necessariamente intervenire sull’esistente, con operazioni di ‘rammendo’, senza la necessità di espandersi ancora. Secondo Renzo Piano «intanto bisogna smettere di fare nuove periferie. Bisogna cingere le città con una sorta di cintura verde oltre la quale non si deve andare perché non è necessario. Bisogna evitare di rovinare altro spazio a iniziare da quello agricolo. Le città d’ora in poi devono crescere completandosi e quindi trasformando le periferie in città. Urbanizzando le periferie. Si comincia dai trasporti pubblici evitando di costruire nuovi parcheggi e ricorrendo maggiormente al car sharing (auto condivisa) e in generale al trasporto pubblico. Poi bisogna fecondarle portandoci università e ospedali, biblioteche e scuole, verde pubblico. Bisogna fare una volta per tutte che le nostre periferie non siano solo dormitori». Secondo Renzo Piano questo è il suo modo di essere diversamente politico.

Anche la scienziata Elena Cattaneo sembra si stia organizzando in questo senso. Sta allestendo un laboratorio nel suo studio di Palazzo Giustiniani, proprio come Renzo Piano, dove un gruppo di giovani scienziati si occuperanno di fare informazione sulle cellule staminali. Secondo la Cattaneo: «La scienza si deve impegnare di più a fare informazione in questo paese. Ma nel laboratorio vorrei raccogliere quattro o cinque giovani interessati alla scienza non solo dal punto di vista della ricerca di laboratorio, ma anche di quello filosofico, storico, legislativo. A loro spetterà mettere insieme dati e informazioni che siano utili al dibattito politico. In Italia ci sono molte leggi sulla scienza che proprio non vanno. Forse lavorando di più sulla diffusione delle informazioni noi scienziati possiamo ovviare a questo problema».

La grande stampa e la televisione finora hanno citato i Senatori a vita quasi esclusivamente per la loro scarsa presenza in aula e per gli insulti ricevuti in occasione del voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore. Un po’ come capitava ai Senatori ad honorem che li hanno preceduti (Sergio Pininfarina, Rita Levi Montalcini e Francesco Cossiga giusto per citarne qualcuno) quando si presentavano in aula per garantire la maggioranza al Governo Prodi (2006-2008) che sin dalla sua partenza si dimostrò alquanto risicata. Particolare accanimento venne riservato in più di una occasione verso il Premio Nobel per la Scienza Levi Montalcini soprattutto dai banchi dei senatori de ‘La Destra’ capitanati da Francesco Storace che con la consueta delicatezza irridevano la scienziata e i suoi colleghi, citando pannoloni, dentiere e protesi varie.

Gli esempi di Piano e Cattaneo, ma c’è da credere che anche Rubbia a questo punto si lascerà contagiare dagli illustri colleghi, dimostrano che anche ai giorni nostri si può fare politica concretamente e diversamente dai modi più tradizionali.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->