lunedì, Aprile 19

Pianificava attentati durante Euro 2016: fermato uomo in Ucraina

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E’ partito per Mosca il premier israeliano Benyamin Netanyahu, che incontrerà il presidente Vladimir Putin per parlare di alcuni temi caldi come la situazione in Siria, la lotta al terrorismo e scenari di negoziati israelo-palestinesi, oltre per la firma di alcuni accordi bilaterali di cooperazione sulla agricoltura e sull’erogazione di pensioni russe a decine di migliaia di ebrei immigrati in Israele. Si tratta del quarto incontro in meno di un anno tra i due, che arriva proprio nel 25esimo anniversario del riallacciamento delle relazioni diplomatiche tra Russia e Israele. Netanyahu, prima della partenza, ha voluto ricordare che i legami con la Russia contribuiscono alla sicurezza del Paese e ha precisato che di recente hanno contribuito a sventare «scontri superflui e pericolosi sul confine nord».

In Gran Bretagna si accende il dibattito in vista del referendum del 23 giugno che potrebbe sancire la Brexit. E a scendere in campo sono anche le Trade Union che, secondo quanto anticipato dal ‘Guardian‘, faranno un appello ai propri iscritti per votare no alla separazione dall’UE. Una ipotesi che, secondo i sindacati, «minaccerebbe i diritti dei lavoratori». Nel frattempo continuano i sondaggi, con gli euroscettici che si avvicinano sempre più. E torna a parlare l’ex sindaco di Londra Boris Johnson, secondo cui uscire dall’Ue significherebbe risparmiare ‘il conto’ che la Gran Bretagna paga a Bruxelles: un conto che l’anno prossimo salirà a 2,4 miliardi di sterline.

Tornando in Francia, il Paese comincia a fare i primi conti dell’ondata di maltempo appena passata. E il premier Manuel Valls ha annunciato «un fondo di estrema urgenza per le persone senza risorse che hanno perso tutto». Si parla di diversi milioni di euro, anche se non si conoscono al momento le cifre esatte, ma il premier ha voluto sottolineare che per il ritorno alla normalità ci «vorrà tempo». Nel frattempo nei dipartimenti dell’Eure e e della Seine-et-Marne è rientrata l’allerta meteo rossa. E a Parigi il livello della Senna continua a scendere.

Negli USA Hillary Clinton è sempre più vicina alla nomina in casa democratica. L’ex first lady ha vinto le primarie di Porto Rico e ora servirà davvero un miracolo a Bernie Sanders , visto che le primarie in California domani potrebbero dare anche la matematica certezza alla rivale: infatti secondo la ‘Associated Press‘, la Clinton è adesso a meno di 30 delegati di distanza dai 2.383 delegati necessari per assicurarsi la nomination democratica.

Andando in Perù, nuovo flop per Keiko Fujimori, che cede nelle presidenziali al ministro dell’economia Pedro Pablo Kuzcynki. Quando manca davvero poco alla fine dello scrutinio, il 50,82% si è espresso per il ministro mentre la figlia dell’ex dittatore Alberto Fujimori ha raccolto il 49,18. E per lei sarebbe il secondo ko, visto che già nel 2011 perse al ballottaggio contro Ollanta Humala per meno di due punti (48,5 a 51,4). La Fujimori comunque ancora non ha riconosciuto la sconfitta, mentre Kuzcynski è cauto e ha chiamato i suoi a vigilare: «Non abbiamo ancora vinto, bisogna attendere i dati finali. E dobbiamo sorvegliare lo spoglio per evitare brogli».

Infine torniamo in Brasile, dove lo scandalo corruzione non smette di mietere vittime. E a farne le spese, ancora una volta, è il governo del presidente brasiliano ad interim, Michel Temer: il procuratore generale, Rodrigo Janot, ha affermato davanti alla Corte suprema che il ministro del Turismo, Henrique Eduardo Alves, ha ricevuto mazzette provenienti dallo schema di fondi neri scoperto dentro il colosso statale petrolifero, Petrobras. A riportare la storia anche il quotidiano ‘Folha de S.Paulo‘, secondo cui parte del denaro sarebbe stato usato nel 2014 per la sua campagna elettorale a governatore del Rio Grande do Norte.

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