giovedì, Maggio 13

Pianeta Terra grida: «Basta al cemento selvaggio»

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Senza dubbio si tratta di due strumenti molto efficaci, ma per le associazioni di categoria non basta. Seguendo il principio ‘l’unione fa la forza’ chiedono al Governo misure concrete e immediate per contenere il consumo di suolo nel nostro Paese. “Auspichiamo”, dichiara Damiano Di Simine, Presidente di Legambiente Lombardia, “in tempi brevissimi una legge nazionale e che venga reintrodotto il vincolo di destinazione dei proventi derivanti dagli oneri di urbanizzazione per migliorare la qualità delle nostre città e per evitare che i Comuni siano tentati di favorire l’espansione edilizia per fare cassa”.

La richiesta di interruzione immediata del meccanismo per cui i Comuni fanno cassa grazie ai diritti derivanti dalla cementificazione viene anche da Giuseppe Orefice, Presidente SlowFood Campania, che chiede “misure che incentivino la riqualificazione e la valorizzazione dell’esistente a partire dai centri storici dei nostri borghi, misure di disincentivazione a cambiare destinazione d’uso dei terreni agricoli, rispetto delle norme sugli usi civici, vincoli di inedificabilità sulle aree esposte al rischio idrogeologico, contributi ai Comuni che riconvertono terreni edificabili in terreni agricoli. In quanto molte aree d’Italia corrono un serio rischio di desertificazione delle pianure fertili, in pratica il consumo di suolo ed in particolare la sua impermeabilizzazione renderà presto inutilizzabili per fini agricoli quelli che sono riconosciuti universalmente tra i suoli più produttivi del pianeta. Molto spesso si ritiene il suolo una risorsa rinnovabile, cosa che invece non è: se asfaltiamo o costruiamo capannoni industriali ‘usa e getta’, ben presto non avremo più dove coltivare le eccellenze del nostro Made in Italy, con la conseguenza che la bilancia commerciale sarà sempre più a nostro svantaggio e mangeremo peggio e a costi (di certo quelli ambientali) maggiori”.

Che l’Italia debba dotarsi al più presto di una prima normativa sulla tutela del suolo è anche l’auspicio di Costanza Pratesi, responsabile Ricerca ufficio Paesaggio e Patrimonio del Fai (Fondo Ambiente Italiano). “In Italia da troppo tempo stiamo attendendo un primo provvedimento legislativo sulla tutela del suolo, mentre in Germania la prima norma è della metà degli anni ‘80 . Per questo il Fai auspica che si proceda celermente con il testo di legge sul consumo di suolo in esame alla Camera (AC 2039). La Commissione Europea chiede ai Paesi membri di ridurre l’erosione della risorsa suolo, aumentare il contenuto di materia organica, intraprendere azioni per ripristinare i siti contaminati, e pone, come obiettivo prioritario sul lungo periodo, quello di arrivare alla quota zero di consumo di suolo entro il 2050. La stessa Europa per raggiungere questo ambizioso traguardo dovrà ridurre l’occupazione di nuove terre nel periodo 2000-2020 in media di 800 Kmq l’anno. Urgono misure immediate. Il disegno di legge 2039 sarà solo il primo passo, ma è necessario compierlo al più presto. Difendere il suolo significa anche difendere le nostre produzioni agricole e rendere più stabili i nostri territori, tanto fragili dal punto di vista idrogeologico”.

 

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