venerdì, Maggio 7

Petrolio raffinato: nuovo business che minaccia la sicurezza nazionale

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Le tendenze individuate ritraggono un fenomeno assai esteso nella sua complessità. Queste sue caratteristiche  non comportano delle conseguenze solo per il Paese interessato, ma si tratta di un fenomeno di natura transnazionale, che coinvolge attori statali e non statali. I diversi attori in gioco e i rispettivi interessi rendono il traffico illegale di carburante un fenomeno ancor più tortuoso. Ma la sua eliminazione rientrerebbe negli interessi di chi?

Gli stakeholders che hanno interesse a contrastare ed eliminare l’attività illegale sono principalmente gli Stati, non solo quelli derubati. Le dinamiche che conseguono il furto comportano infatti delle conseguenze negative secondo un effetto ‘domino’, che si dirama lungo una rete di attori interconnessi e di diversa mole o entità.

Bisogna però considerare che il traffico illegale rientra negli interessi non solo dei criminali coinvolti, ma anche negli interessi di diversi dipartimenti, agenzie o ministeri corrotti che, nonostante facciano parte delle Istituzioni, seguono una loro agenda. Il traffico illegale rientra inoltre negli interessi di alcune società civili, laddove le istituzioni non sono in grado di soddisfare la domanda locale di carburante. Diventa, così, ancor più difficile contrastare ed eliminare il fenomeno.

Quando si parla di stakeholders in relazione al traffico illegale di petrolio, i criminali non vengono mai presi in considerazione. Analizzare invece i loro interessi sarebbe di fondamentale importanza per comprendere a pieno il fenomeno, in modo da poter considerare delle opzioni ancor più valide ed efficienti, in grado di intervenire nell’attività illecita ed evitare gli escamotage adottati dalle organizzazioni criminali.

Secondo Relby infatti, gli stakeholders con interesse ad eliminare il traffico illegale di petrolio raffinato dovrebbero iniziare a pensare come dei criminali, se desiderano avere successo. E’ importante che gli interessi dei criminali, e non i criminali stessi, possano contribuire nel processo per mitigare l’attività illecita di idrocarburi. In altre parole, conoscere gli interessi dei criminali rappresenterebbe un’ottima mossa d’anticipo in grado di permettere alle autorità di prevenire e monitorare ogni loro mossa.

Cosa però è necessario per eliminare un fenomeno con delle radici così profonde e delle variabili interne così peculiari? In uno studio condotto dal Center for Population and Environmental Development in Nigeria, Odalonu Happy Boris, lettore preso il Dipartimento di Political Science and Social Studies presso il Federal College of Education in Nigeria, sostiene che è innanzitutto necessario individuare, tracciare e soprattutto capire il flusso di denaro e i network connessi da cui i criminali traggono beneficio. Secondo Boris l’incremento del furto di petrolio (lui si riferisce al grezzo) richiede uno sforzo multilaterale e coordinato da parte di tutti gli stakeholders, dalle industrie di petrolio, alle comunità e le forze di sicurezza coinvolte. Nel suo studio, Relby propone lo stesso approccio per quanto riguarda il furto di petrolio raffinato.

Per contrastare ed infine eliminare il fenomeno risulta, quindi, fondamentale la collaborazione tra attori nazionali ed internazionali, una soluzione efficiente che si basi sulla trasparenza. E’ necessario inoltre introdurre delle nuove riforme e nuovi regolamenti che prevedano ogni contro-mossa, oltre che degli interventi concreti a livello logistico che riescano ad impedire il traffico e il furto di petrolio raffinato. Oltre a provvedimenti strettamente pratici, rimane comunque necessario comprendere completamente il fenomeno.Bisogna, quindi, analizzare ogni prospettiva, tenendo soprattutto in considerazione gli interessi e le necessità economiche, politiche e sociali ordinarie degli stakeholders che non desiderano l’eliminazione del fenomeno, i criminali e i civili.

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