martedì, Maggio 18

Petrolio: Opec sussurra, Wall Street ascolta ed esegue!

0
1 2


Il petrolio continua a salire sull’ottovolante. Il prezzo nei mercati mondiali scende vorticosamente. Il greggio Wti scivola su livelli che non vedeva da dodici anni, con un tonfo del 4,7% solo due giorni fa che lo ha portato a quota 29,93 dollari. Ed Morse, capo degli analisti per le materie prime di Citigroup, già a dicembre aveva previsto tutto: «Il mondo rischia di dover fare i conti con un prezzo del petrolio a 20 dollari al barile, di fronte a un balzo della produzione dovuto anche all’estrazione da acque profonde».

A scendere anche il Brent, con le quotazioni che toccano i minimi da aprile del 2004: il prezzo è sceso del 3,2% fino a 30,50 dollari al barile, per la prima volta da aprile del 2004, totalizzando da inizio anno un crollo del 17,7%. Intanto l’Opec corre ai ripari ed è pronto ad indire un incontro straordinario per i primi di marzo. Secondo il ministro del Petrolio nigeriano Emmanuel Kachikwu, i Paesi membri del Cartello sono già impegnati in discussioni informali con alcuni produttori non Opec come la Russia, per concordare una possibile riduzione delle quote di produzione con l’obiettivo di far risalire i prezzi. E a pagarne le conseguenze sono anche i lavoratori: la compagnia petrolifera Bp ha deciso di tagliare 4.000 posti lavoro nel giro di due anni per far fronte al ribasso delle quotazioni del petrolio. Ma cosa sta succedendo?
Michele Marsiglia, Presidente FederPetroli Italia, Federazione petrolifera indipendente, ci spiega le dinamiche finanziarie e politiche che stanno alla base del crollo del prezzo del petrolio, e il rischio per l’economia reale, a partire da quella americana fino a quella tricolore.

 

Lei ha affermato che «il prezzo del petrolio basso è una sorta di ‘pulizia’ sulle quote di mercato dei flussi petroliferi». Che significa?

E’ evidente che non modificando le quantità di greggio da immettere sul mercato da parte dei Paesi Opec, stiamo assistendo ad un ordine di scuderia nel penalizzare aziende oltre oceano o chi ha fatto investimenti con ottimismi diversi. Parte di Paesi del Medio Oriente riescono ancora a sostenere i costi di esercizio dell’industria petrolifera anche con prezzi del barile a 30 dollari. Certamente la sofferenza anche per la Penisola Arabica esiste, ma non quanto gli investimenti che hanno sostenuto le Oil Companies americane. Il Mercato, in questo momento, sta dando un segnale preciso: chi ha le spalle coperte, resisterà alla tempesta, chi no, avrà diversa sorte. Con un concetto semplice, è questo che intendo con il termine ‘pulizia’, in un solo colpo gran parte di industria petrolifera americana è stata messa fuori gioco. Ovviamente l’effetto domino è internazionale visto che la verticalizzazione geografica di diverse aziende è su base mondiale.

Che cosa ha determinato il crollo del 40% del prezzo del petrolio nel 2015?

Non possiamo imputare tutta la colpa del crollo all’indotto dell’Oil & Gas. L’Opec è, e resterà ancora per molto tempo, il Centro dominante del Petrolio mondiale, è fuori dubbio che le politiche dell’Organizzazione di Vienna, sono strettamente legate all’andamento dei prezzi dei greggi. Possiamo dire che l’Opec sussurra e Wall Street ascolta ed esegue! Esistono sicuramente fattori geopolitici, economici, di crisi e diversi ma i mercati finanziari in questo gioco ricoprono una buona parte, concentrando le contrattazioni di Borsa su una speculazioni che ad oggi è diventata troppo aggressiva. Ci troviamo ad analizzare due facce della situazione: da una parte abbiamo l’economia reale, fatta di aziende di estrazione, investimenti, raffinazione, logistica e quant’altro caratterizza il processo industriale e dell’altra una pura speculazione di numeri ed indici che in un giorno deprezzano il valore di un bene chiamato Petrolio, attraverso un certificato finanziario. Ho sempre creduto ed apprezzato la contrattazione borsistica delle piazze finanziarie, ma siamo arrivati ad un punto dove è necessaria una più forte regolamentazione, altrimenti il nostro lavoro viene gestito da chi pensa solo ad un rendimento di plusvalenza azionario. Non penso si giusto!

Perché il prezzo della benzina non è sceso proporzionalmente?

Su questo argomento, nonostante tanta informazione, mi spiace ci sia ancora un fraintendimento su quello che succede tra prezzi alla pompa (in gergo gli Impianti di carburante) e quotazioni petrolifere. Riscontriamo che i prezzi di alcuni prodotti lavorati e distillati da raffinazione abbiano avuto negli ultimi tempi delle diminuzioni, poi bisognerà esaminare i Prezzi praticati dalle diverse Compagnie Petrolifere. Soffermiamoci sul mercato italiano interno dei carburanti. Spesso sento dire che la tassazione italiana sulle benzine e gasoli è alta, le accise sono da rivedere, tutto vero, ma bisogna anche sapere che il carburante in Italia è cosi alto perché esiste un grande costo nella catena di distribuzione, ovvero da quando il prodotto viene raffinato a quando è portato sugli Impianti di carburante. La Rete delle Aree di Servizio italiane è una delle più costose a livello europeo, trasporto, deposito, deposito di secondo livello, assistenti alle vendite, ecc.. Se si vuole veramente diminuire il costo del carburante, le Compagnie Petrolifere devono assolutamente mettere mano ad una ristrutturazione delle Rete, solo in questo modo si potrà tenere, in parte separato l’andamento del greggio, con il costo della benzina.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->