martedì, Giugno 15

Petrolio, benedizione e maledizione per l'Argentina

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Nell’immediato, il recente crollo dei prezzi del petrolio potrebbe salvare l’Argentina, acquirente netto di energia che, grazie a questo crollo risparmierebbe circa 1,2 miliardi di dollari l’anno in importazioni. Ma a medio termine, questo crollo potrebbe  mettere in pericolo lo sforzo del Paese ad attrarre massicci investimenti esteri necessari per sviluppare i suoi giganteschi depositi di argillite (shale) a Vaca Muerta, un’area grande quanto il Belgio. L’Argentina è il secondo paese al mondo ad avere un grande risorsa di gas di scisto ovvero argilloso, dopo la Cina, ed è il quarto paese con la capacità di sfruttare l’olio di scisto (oil shale).

Il prezzo del petrolio, nei primi di dicembre, è crollato ad un valore minimo che non si vedeva da circa cinque anni, investendo le economie del Venezuela, della Colombia, del Messico e altri paesi esportatori di petrolio in America Latina. L’Argentina però, è un importatore netto di energia:  quest’anno ha importato circa  6 miliardi di dollari in più di prodotti energetici (principalmente gas naturale liquefatto o LNG) di quanto abbia esportato all’estero. Secondo l’ex ministro dell’energia Daniel Montamat, il forte calo del prezzo del petrolio degli ultimi sei mesi aiuterà il paese a risparmiare circa il 20% sulla bolletta energetica del prossimo anno.

Il risparmio, tuttavia, non sarà sentito dai consumatori delle stazioni di servizio. L’Argentina regola pesantemente il mercato interno per l’energia e mantiene alti i prezzi del carburante al fine di dare benefici al YPF (Yacimientos Petroliferos Fiscales), la compagnia petrolifera nazionale che è stata venduta nel 1993 alla Repsol (compagnia petrolifera spagnola) e ri-nazionalizzata nell’aprile 2012. Il risultato è stato un incremento dei costi per gli automobilisti che, attualmente, pagano 1,6 dollari a litro di carburante. I risparmi saranno piuttosto attuati secondo un disegno di legge per l’importazione di LNG che, il governo di centro-sinistra di Cristina Fernandez de Kirchner  ha approvato per la vendita di elettricità.

Un rincaro della  bolletta energetica crescente ha prosciugando le riserve internazionali del paese, costringendo il governo a razionare la valuta estera per gli importatori industriali. La produzione di auto nel paese, prevede dei componenti importati fino al 70%, quota che quest’anno è diminuita di un terzo a causa della mancanza di dollari per importare parti e veicoli finiti, principalmente dal Brasile.

Il calo dei costi energetici allevierà questa carenza, dicono gli analisti. Il calo del prezzo del petrolio, tuttavia, potrebbe anche infierire sull’Argentina, scoraggiando o posticipando a medio termine gli investimenti esteri massicci di cui ha bisogno per sviluppare le risorse energetiche non convenzionali nei suoi giganteschi depositi di Vaca Muerta, un serbatoio di petrolio e gas di scisto che, si estende su una superficie di 30.000 chilometri quadrati nella provincia sud-occidentale di Neuquén, in Patagonia.

Secondo la statunitense Energy Information Administration (EIA), l’area contiene idrocarburi utilizzabili per 16,2 miliardi di barili di petrolio e 308 miliardi di metri cubi di gas naturale. L’area è conosciuta proprio grazie al suo grande potenziale, dal 1930 circa ma, solo da poco si sono sviluppati settori di tecnologia ‘fracking’ indicando questo luogo come il secondo più grande giacimento di olio argilloso (oil shale), dopo gli Stati Uniti e il quarto più grande in petrolio non convenzionale.

«Queste riserve non sono nuove, erano già lì, quello che è cambiato è che una rivoluzione tecnologica le ha rese vitali», dice Sebastian Sheimberg, un esperto di olio che collabora con il CIPECC un gruppo di esperti di Buenos Aires. Il giacimento è stato espropriato alla Repsol nel 2012 e lo stato argentino ha preso una maggioranza del 51% del capitale dello YPF e  l’azienda ha stretto una serie di accordi con le compagnie petrolifere straniere per lavorare nella zona. YPF ha firmato un primo accordo con Chevron (USA) per un 1,2 miliardi dollari di investimento iniziale. Successivamente sono stati stipulati degli accordi con Petronas (Malesia) e Dow Chemical (USA). Royal Dutch Shell, Exxon Mobile e Madalena Energy sono altre società che, attualmente, sono inserite nella perforazione dei pozzi a Vaca Muerta.

Non è chiaro, se alcuni di questi investimenti saranno ritardati a causa del brusco calo dei prezzi del petrolio. «Il prezzo rende, in questo momento, molti progetti impraticabili», afferma Mariano Lamothe, un analista della società di consulenza argentina ABC. Ma, secondo il funzionario del governo e del CEO di YPF, Miguel Galuccio, le fluttuazioni a breve termine del prezzo del petrolio non dovrebbero essere un deterrente per gli investimenti che, coprono decenni di progettazione ed esecuzione, come quelli nel campo dell’energia non convenzionale. Inoltre, si dice che, YPF abbia regolato un piano di costi di produzione inferiore che, compensa il calo dei prezzi del petrolio. Inoltre secondo altri analisti Vaca Muerta,  in termini di gas di scisto, è più promettente  dell’olio per l’Argentina e  potrebbe essere ancora più redditizia, indipendentemente del prezzo del petrolio, «Vaca Muerta ha un potenziale enorme di gas, più grande di quello dell’olio, il che significa che lo sviluppo di energia sarà sempre più legato al prezzo del gas, i prezzi del gas sono molto più locali e regionali» afferma Diego Mansilla, un economista che si occupa di energia.

Dopo aver mantenuto i prezzi del gas congelati per svariati anni, il governo ha recentemente introdotto cambiamenti nella sua legislazione energetica che triplicano il prezzo del gas per la produzione non convenzionale. Il 30 ottobre, il Congresso ha approvato una nuova legge sugli idrocarburi, progettata per stimolare gli investimenti nei suoi depositi scisti (di argilla). La legge, prima di essere approvata, per quattro mesi è stata oggetto di negoziazioni tra il governo federale e governatori di 10 province ricche di energia, per gestire la distribuzione delle entrate nelle riserve di argilla.

La nuova legge che modifica la normativa in vigore dal 1967, permetterà alle aziende energetiche che investono 250 milioni di dollari per un periodo di tre anni di vendere il 20% della produzione nei mercati internazionali senza pagare tasse di esportazione e di tenere una parte degli introiti delle esportazioni di shale e dei progetti non convenzionali al di fuori del paese. Nel caso dei progetti offshore, questo beneficio aumenta al 60%. Shale e giacimenti offshore, che non erano stati inclusi nella legge del 1967, avranno concessioni accordate per 35 anni, al fine di aiutare le imprese ad ammortizzare gli investimenti. Le royalties saranno fermate allo stesso livello nazionale iniziale (al 12% t + 3% dell’imposta sul reddito netto provinciale). Le province hanno anche accettato un sistema centrale che sostituirà quello attuale che, varia da provincia a provincia.

Se gli investimenti, ai sensi della nuova legge, andranno avanti permetteranno all’Argentina di aumentare la produzione di circa 550.000 barili all’ora quindi di circa 1,8 milioni di barili al giorno entro il 2035. La produzione di gas potrebbe anche più che triplicare a 317 milioni di metri cubi al giorno nello stesso periodo, secondo un rapporto di  Accenture e conclude il rapporto, ciò aumenterebbe le entrate del paese di 65 miliardi di dollari all’anno e l’Argentina potrebbe raggiungere l’autosufficienza energetica tra il 2020 e il 2025.

 

Traduzione di Marzia Quitadamo

 

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