sabato, Maggio 8

Petaloso: Matteo, la brava maestra e la buona scuola I linguisti Luca Serianni e Maria Cristina Torchia dicono la loro sul neolinguismo di Matteo

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Matteo, la brava maestra e la buona scuola: #Petaloso. A scanso di equivoci, il Matteo di cui stiamo parlando non è il Premier Renzi, e la buona scuola è un caso, forse non troppo isolato, ma sicuramente una scuola con una maestra paragonabile a una mosca bianca, che, evidentemente, ama il suo lavoro e ascolta i suoi alunni.
Ed ecco così che nasce la storia di Matteo, della sua maestra, della scuola italiana, della lingua italiana, per la quale è scesa in campo l’Accademia della Crusca e si sono mobilitati  i social network.

Ricapitoliamo per chi non conosce ancora la storia del piccolo alunno e della sua maestra.

Matteo ha otto anni e come tutti i bimbi della sua età frequenta la scuola elementare, la sua maestra si chiama Margherita Aurora, e nel corso di un compito in classe sugli aggettivi, corregge il lessico del suo giovane alunno che descrive comepetaloso‘ un fiore. Ora, siamo onesti, la maggior parte delle maestre si sarebbe limitata a correggere l’errore dell’alunno, a spiegargli rapidamente che quel termine non esiste nel vocabolario e nel lessico italiano, ma Margherita Aurora non è una maestra qualunque, è una donna che ama il suo lavoro e, anche se segna l’errore nel compito del piccolo Matteo, perché ad oggi di errore si tratta, decide di scrivere all’Accademia della Crusca per capire se quella parolina scritta sul foglio dal suo alunno può essere considerata un neologismo, se può essere inserita nel vocabolario e, l’Accademia della Crusca risponde alla docente.

Matteo non è certo il primo bambino a coniare neologismi, tanto che il linguaggio con il quale comunemente parlano i bimbi viene denominato ‘bambinese’, certo questo tipo di linguaggio è utilizzato da bimbi di età inferiore rispetto a quella di Matteo ma, il piccolo ha usato la sua inventiva, la sua creatività e la maestra ha avallato la sua idea.
Il caso di Matteo comunque non è l’unico, infatti la scrittrice Barbara Marelli ha pubblicato anni fa un libro dal titolo ‘Torta casa razzo, un libro scritto tutto in ‘bambinese’. Un testo nato dalla voglia di una mamma di ascoltare i suoi figli, una mamma che gioca con i bimbi e che cucina con loro e così, come è ovvio, i nomi degli ingredienti, detti dai bimbi, assumono sfumature del tutto diverse, così nascono neologismi che sono finiti nel libro della Marelli.
In ogni età i bimbi compongono parole nuove, Matteo e la sua maestra sono andati oltre la consuetudine. La maestra scrive una lettera dove chiede spiegazioni agli esperti e, gli esperti, rispondono sostenendo che il bambino è riuscito a mettere insieme due termini ovvero ‘petalo’ e ‘oso’ unendoli e creando nuove parole.

Maria Cristina Torchia, responsabile della consulenza linguistica dell’Accademia della Crusca, da noi intervistata spiega come “le nuove parole vengono coniate ogni giorno perché la lingua si evolve. Una parola, un termine, per essere inserito nel vocabolario, deve prima diventare di uso comune. La lingua italiana, infatti, è in continua evoluzione nascono nuove parole e altre invece muoiono. Magari queste parole erano una volta di uso comune perché indicavano o rappresentavano un oggetto o una situazione ormai inesistente. Allo stesso modo altre parole nascono. La parola petaloso“, continua, “potrebbe entrare nell’uso comune ma voglio precisare che l’Accademia non regala bollini di qualità alle parole ma, il lavoro del linguista è quello di osservare come la lingua si evolve nel corso del tempo. Quindi parole come petaloso potrebbe essere un domani inserite nel vocabolario ma questa non rientra nei compiti dell’Accademia. Sicuramente è da lodare il lavoro dell’insegnate ed anche la creatività del bambino“.
La Torchia sottolinea che non è frequante che i bimbi scrivano per avere delucidazioni, ma ogni tanto capitano situazione ‘matteesche’ (tanto per coniare un neologismo). Ormai anche l’Accademia della Crusca è entrata nel mondo dei social e la dottoressa sottolinea che se non sono frequenti i casi di domande poste dalla curiosità di una bambino sono, invece, soventi le richieste di spiegazioni per termini, frasi, parole e locuzioni, domande poste principalmente da adulti e tramite i network.

Visto che per essere inserita nel vocabolario una parola ha bisogno di entrare nel linguaggio comune ecco che tutta l’Italia si è mobilitata per aiutare il piccolo Matteo e la sua maestra a compiere questa piccola grande battaglia e così ecco che è stato creato l’hashtagpetaloso‘.
Anche il Premier Matteo Renzi ha partecipato all’iniziativa twittando centoquaranta caratteri con la parola ‘petaloso’ nel testo. In tanti stanno cercando di aiutare il piccolo.

Matteo è un bell’esempio di come i nostri bambini riescano a coniare parole nuove e a sorprenderci“, spiega il linguista Luca Serianni. “Matteo è un ottimo esempio di come la lingua può evolversi sempre di più e non solo, il piccolo si è mostrato capace di conoscere i meccanismi della lingua italiana. Credo sia molto difficile che ‘petaloso’ entri nel linguaggio comune ma sicuramente quella di Matteo è stata una bella occasione per farci riflettere

Matteo, quando ha scritto questo termine, non pensava di finire sui giornali, non pensava, nella spensieratezza dei suoi otto anni di aver intrapreso una rivoluzione linguistica che ha mobilitato, e che mobiliterà la Nazione ancora per giorni. Ma ad ogni modo è così. E quindi ecco che magari un fiore può essere ‘petaloso’, un fiore molto folto è invece ‘petalosissimo’ e uno con pochi petali e ‘spelatato’. Ma non importa. I bambini sono capaci di dare grandi emozioni, da piccoli uomini nascono grandi idee, e quindi forza Matteo e magari a primavera, vedremo tanti fiori ‘petalosi’ e un plauso alla maestra che ha avuto la forza di non fermarsi.
Quante nuove parole, quante domande e quanti nuovi termini potrebbero esserci se la scuola assecondasse la creatività dei piccoli alunni?
Intanto l’Italia tifa per Matteo, per la sua nuova parolina che, magari non entrerà nel vocabolario ma sicuramente entrerà a far parte della vita del giovane e della sua famiglia.

 

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