lunedì, Aprile 19

Pescatori di corpi: ogni naufrago è un’isola

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Locarno. Il pregio di un festival del cinema come quello di Locarno è di riuscire fin dal suo nascere, 69 anni fa, a coniugare esigenze di ‘spettacolo’ con qualità da una parte, aderenza a un’attualità che si impone; è insieme ‘palestra’ per nuovi talenti, ma ‘specchio’ di ‘saperi’ ed esperienze spesso difficili, spigolosi, tormentati. Si può discutere e polemizzare con certe scelte e ‘offerte’; ma bisogna comunque riconoscere il coraggio di saper percorrere itinerari inediti e complessi, e offrire ‘visioni’ non scontate, mai banali.

E’ il caso di Michele Pennetta, nato a Varese, classe 1984, master in regia cinematografica conseguito all’Ecole cantonale d’art de Losanne. Il film con cui si diploma ‘I cani abbaiano’, del 2010 viene selezionato al festival del ‘Cinèma du Rèel’ di Parigi e al ‘Torino Film Festival’; il successivo ‘A iucata’, del 2013 è presentato a Locarno nella selezione ‘Pardi di domani’, vincitore del Pardino d’oro. Quest’anno è la volta di ‘Pescatori di corpi’, il suo primo lungometraggio.

Lo stesso Pennetta ne spiega la trama: “Si comincia con l’ ‘Alba Angela’ che galleggia nel mezzo del canale di Sicilia… Il capitano impartisce l’ordine all’equipaggio di spegnere luci e motore”, racconta Pennetta. “La polizia non tarderà a passare, a causa dell’ennesimo sbarco di immigrati clandestini. Ecco dunque che l’equipaggio, ligio agli ordini ricevuti, ritira le reti, e attende in silenzio, avvolto nell’oscurità della notte. Contemporaneamente nel porto di Catania Ahmed cerca un modo per lasciare la barca abbandonata che è diventata da cinque anni la sua casa. Lontano, ma non troppo, ecco un cargo, che scarica il suo carico di ‘clandestini’… Sta facendo giorno, e l’ ‘All’alba Angela’ attracca nel porto, Ahmed potrebbe toccarne, volendo, gli ormeggi. Il peschereccio illegale, il suo equipaggio che non si fa troppe domande, il clandestino che ogni giorno si guadagna la vita con le unghie e coi denti, sullo sfondo una Catania che ignora, non vede, lascia indifferente che queste realtà convivano”.

Il film precedente, ‘A iucata’, racconta il mondo delle corse clandestine dei cavalli, una realtà diffusa e conosciuta; perfino tollerata, e con grandi interessi in ballo. Ogni tanto qualche retata, qualche sequestro, più che altro perché qualcosa bisogna pur fare, se si vuol dire che qualcosa si fa.

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