domenica, Aprile 18

Perù, ecco il segreto del Paese sudamericano

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Il Perù è oggi sulla bocca di tutti. Non solo per la fama della sua cucina e dei suoi chef (la cui presenza è annoverata nelle liste di tutti i grandi ristoranti), ma anche per la sua crescita sostenibile portata avanti ormai da oltre un decennio. Dal governo di Alejandro Toledo ai seguenti di Alan García e Ollanta Humala, le ricette economiche del primo sono state rispettate dai successivi, anche quando si è trattato di oppositori politici di Toledo.
Negli ultimi dieci anni, il Perù è cresciuto secondo una media del 6,4% all’anno, attirando l’attenzione degli investitori stranieri e, sebbene quest’anno la crescita non arriverà neppure alla metà delle cifre previste dal governo di Humala (poco più del quattro per cento), gli economisti del paese prevedono di mantenere le promesse di rivitalizzazione economica durante il 2015. Ancor di più grazie ai nuovi investimenti che la Cina sta pianificando nel Paese.
Lo scorso mercoledì, il presidente Ollanta Humala ha concluso la sua visita ufficiale in Cina ottenendo l’appoggio economico al progetto di costruzione di una ferrovia tra la costa peruviana, sull’oceano Pacifico, e quella brasiliana, sull’Atlantico. Durante la sua permanenza a Pechino, Humala ha firmato ben sette accordi bilaterali (su questioni di idrocarburi e relativi al settore minerario) e ha partecipato a riunioni con imprenditori cinesi interessati a investire in Perù. La Cina (che in questo momento è il principale socio commerciale del Perù in questioni minerarie) apporterà al Paese 11,5 milioni di dollari.
Per quale ragione, durante il 2014, il Perù è cresciuto meno delle previsioni? La diminuzione dei prezzi dei minerali nel mercato mondiale ha prodotto il rallentamento degli investimenti in questo settore, che costituisce il motore dell’economia peruviana. La miniera Toromocho, gestita dalla China Aluminium Corporation, ha estratto un quarto di quanto previsto per quest’anno a causa di problemi tecnici. Ma gli investimenti (nonostante la fase recessiva che sta attraversando il mercato) non cessano. Un’azienda canadese sta per cominciare a sfruttare una nuova miniera agli inizi del 2015 a Cerro Verde, la miniera gestita da un’azienda statunitense, è al centro di un progetto d’espansione per duplicare la sua produzione nei prossimi due anni.
Al problema delle miniere, si è aggiunta una pausa negli investimenti pubblici. I progetti relativi alle infrastrutture, compresi l’inizio della costruzione della Linea 2 della Metropolitana di Lima per 6 miliardi di dollari e il gasdotto Sur Peruano per 4 miliardi di dollari, possono capovolgere la crisi dell’attività edilizia.
Secondo César Álvarez, della scuola di commercio Centrum Católica, nel 2015 il Perù crescerà del 5,5% grazie alla ripresa dell’attività mineraria. “In questo scenario non stiamo considerando il nuovo progetto minerario Conga. Se la sua produzione sarà portata a termine, potrebbe aumentare ancora di più il tasso di crescita”. I calcoli degli economisti si basano sul costante processo urbanistico della Cina, che continuerà a chiedere il rame.
Una relazione della banca brasiliana Itaú BBA sull’economia peruviana, pone l’accento sui progetti in fase di sviluppo in Perù che attirano investitori. Si tratta di future gare d’appalto per la costruzione di strade previste per il 2017 (contratti per 11 miliardi di dollari), ferrovie (8 miliardi e 300 milioni di dollari) e aeroporti per 450 milioni di dollari. Anche la costruzione di porti, un gasdotto due linee della metropolitana di Lima sono elementi di spicco nella relazione della Itaú.
La congiuntura relativa alle esportazioni peruviane è un tema di discussione attuale tra gli economisti del Paese. Il 75% delle esportazioni peruviane è rappresentato da commodities e il resto, da prodotti non tradizionali. Dalle università, i professori d’economia consigliano di diversificare le esportazioni per evitare l’impatto della crisi nei prezzi delle materie prime. Il Perù sta investendo in acquacultura, metalmeccanica e attività boschive.
Carlos Parodi, ricercatore dell’Universidad del Pacífico, suggerisce che il Perù debba ricercare un modello economico proprio, uno in cui l’economia di esportazione dei minerali aiuti a distribuire benessere sociale tra tutta la popolazione. Guarda in questo senso a modelli australiani e norvegesi: “Hanno istituzioni efficienti e dotate di credibilità. Quando una società perde la fiducia è difficile risolvere la via per lo sviluppo, anche se non impossibile”.

 

Traduzione a cura di Marco Barberi

 

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