giovedì, Giugno 17

Pericolosa avanzata NATO verso 'linee geopolitiche rosse' field_506ffbaa4a8d4

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È fuor di dubbio che quella che attraversa l’Ucraina da più di due anni è una crisi di carattere locale ma anche regionale e globale. Di fatto, per quanto il fulcro risieda nel Paese centroeuropeo, tale crisi si riversa sulle adiacenze e, coinvolgendo due attori principali a livello internazionale, Stati Uniti e Russia, ha anche una dimensione globale.

Detto ciò, e al fine di discostarci un po’ da quelle impostazioni convenzionali che tendono a concentrare la responsabilità della crisi negli istinti di espansione zaristi o nella natura ‘illiberale’ del regime politico russo, possiamo affrontare il tema della crisi considerando le due situazioni che in essa convergono: da un lato, un’anomalia dal punto di vista delle relazioni internazionali, vista la permanenza di un’organizzazione politico-militare  quale la NATO, dall’altro, quella che potremmo definire una ‘regolarità’ nella politica territoriale della Russia, e cioè il pericolo che il Paese prova di fronte alle minacce che, ancora una volta, avanzano verso le  suelinee geopolitiche rosse‘, vale a dire la necessità di salvaguardare i propri interessi nazionali vitali.

Per quanto riguarda l’anomalia che l’esistenza della NATO implica, va detto che nella disciplina sulle alleanze internazionali a scopi politico-militari non esistono precedenti di schieramenti che siano stati tenuti in vita una volta cessata la situazione o la minaccia internazionale per la quale erano stati creati.
Esistono casi nella storia, è ovvio, come per esempio la Santa Alleanza del 1815, l’Alleanza dei tre imperatori del 1873 o, in tempi più recenti, il sistema di alleanze francese tra 1935 e il 1939, ma si tratta di casi che restano nella vaghezza e che non si prestano ad analogie.
Per spiegare la permanenza della NATO oltre la situazione internazionale per la quale fu creata (la minaccia sovietica), occorre valutare ciò che ci mette a disposizione l’esperienza: ildiritto di vittoria‘ a seguito di un conflitto e l’impiego dipolitiche di potere‘ destinate a evitare il risorgere di un eventuale attore (o attori) impegnativo.

Per quanto riguarda il ‘diritto di vittoria‘, il trionfo nella Guerra Fredda spettò all’Occidente, non vi è dubbio. Chiarimento utile, perché come ha bene sottolineato la storica francese Hélène Carrère d’Encausse, Michail Gorbaciov e (soprattutto) Boris Eltsin e il suo Ministro degli Esteri Andrei Kozyrev avevano creduto che il conflitto bipolare fosse stato vinto sia dall’Occidente che dalla Russia, per aver entrambi sconfitto il comunismo sovietico (da lì il riferimento alla ‘Russia vittoriosa’).
Ma altrettanto, o più importante, soprattutto se vogliamo rintracciare il ‘prequel’ (l’antefatto) della crisi in Ucraina, vale a dire le origini della crisi, è l’impiego di politiche di potere da parte dell’Occidente nel momento stesso in cui ebbe fine il conflitto bipolare, allo scopo non di mantenere la Russia fuori dall’Europa ma di relegarla a una condizione di lateralità e inferiorità nel sistema strategico globale e di vulnerabilità nel sistema regionale e anche locale o nazionale.
Una delle principali politiche di potere direttamente vincolate a tale scopo è stato (ed è) l’ampliamento della NATO e, in sostanza, la crisi in Ucraina è l’ultima espressione di tale politica di potere‘.

Non soltanto tale politica è percepita così in Russia, ma autorevoli esperti occidentali, non certo sospettabili di mancanza di realismo, hanno avvertito sulle conseguenze che implica l’essere andati oltre quanto raccomandato in merito all’ampliamento della NATO, come nel caso di John Mearsheimer, tanto per citarne uno.

Il fatto è che dalla prospettiva realista in ambito di relazioni internazionali (o forse più propriamente intergovernative), l’ampliamento indefinito del Patto Atlantico si espande verso lelinee rossedella Russia e, ancora una volta, il Paese è tornato a sentire che il mondo è un luogo pericoloso. Un funzionario dotato di esperienza e realismo avrebbe sconsigliato la pratica di qualunque politica di potere senza restrizioni per l’Occidente.

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