domenica, Maggio 9

Peri…patetiche a 5 stelle Sui siti Gnoccaforum ed Escortadvisor vengono recensite dai loro 'clienti'

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In principio fu la ‘Guida Michelin’, per uno di quei bisogni fisiologici quale è il cibo. La prima comparve nel 1900 in Francia ed era limitata al territorio nazionale. A quei tempi, le auto erano solo un capriccio da ricchi o giù di lì. In Italia sbarcò molti anni dopo, forse 30. A casa mia, si conserva una mitica rossa del 1961. Suppergiù, la sua entrata nelle disponibilità familiari coincise con la mia alfabetizzazione, cosicché imparai a leggere anche fra stelle e posate.

Il tempo del web ha portato in auge Trip Advisor, e siti consanguinei, dove sono gli stessi clienti ad esprimere il loro giudizio. Mentre, però, i famosi ispettori Michelin (o quelli delle Guide dell’Espresso o del Gambero Rosso) sono professionalizzati, le sibille di Trip Advisor sono persone che, magari, non hanno un’effettiva educazione al gusto e amano gli accostamenti più arditi.

I ristoratori hanno non pochi grattacapi da questi giudici piuttosto parziali, persino emissari di spietati concorrenti: il mio adoratissimo ristorante ‘Lucia 34’ di Vietri sul mare, dove si mangia il pesce praticamente vivo, ha lavato l’onta di un avventore impazzito peggio della maionese che lo aveva bollato, non tanto per la qualità del cibo quanto per il servizio.

Posso giurare che, se c’è una famiglia più cordiale, premurosa, oltre che capace di farvi mangiare splendidi piatti di pesce è quella. Ed io una certa formazione gastronomica ce l’ho… ho persino collaborato, in tempi antichi, con ‘Sale e Pepe’!

Ci ricasco sempre: parto da lontano e m’impantano. Non è questo il tema che mi ero riservata di trattare, ve ne siete accorti dal titolo.

Il fatto è che, sulla falsariga di Trip advisor, negli ultimi tempi, sul web, si sono sviluppati dei siti di recensione per altre esigenze fisiologiche, riguardanti le signore e signorine che pubblicizzano attraverso siti di incontri le loro grazie concesse a pagamento: una sorta di raccolte di expertise e bollini blu per le prestazioni di queste belle di notte, di giorno e dell’ora del te.

D’altronde, quando c’erano i sempre rimpianti (per gli uomini) casini – penso che il vocabolo sia rimasto nella lingua italiana anche per una certa nostalgia che ha impedito che se ne perdesse memoria -, nei limiti della cosiddetta quindicina (ovvero c’era un turn over di prestatrici d’opera ogni 15 giorni), i cosiddetti clienti si passavano voce sia delle specialità che offrivano le abitanti della ‘casa’, sia di altri particolari atti a soddisfare le loro voglie.

Oggi, in realtà, poiché è tutto un casino virtuale, si ricorre al giudizio on line che contiene la descrizione dei lati positivi e negativi della prestatrice d’opera (sessuale).

Dal momento che io vivo nel mondo delle nuvolette rosa, m’imbatto in tutti questi particolari leggendo l’articolo di Sabrina Ambrogi su L’Espresso, intitolato ‘La prostituzione si recensisce online’.

L’Autrice, con dovizia di particolari, quasi scientifica, dà conto di come funzioni tutto questo ambaradan. I siti preferiti, ovvero quelli più frequentati, si chiamano Gnoccaforum ed Escortadvisor, il che non consente di equivocare i loro contenuti.

I loro frequentatori, invece, hanno assunto la denominazione di punter, il che mi fa pensare, più che altro, a dei cani da caccia (esistono, sono i pointer), sempre impegnati a seguire l’usta di quell’organo sessuale esterno/interno femminile che costituisce la loro monotona fissa.

Con l’uso di una complicità prettamente maschile, si danno voti e giudizi (e mi chiedo se non sia ravvisabile il reato di favoreggiamento: ah, professor Antonio Pecoraro Albani, mio docente di Diritto Penale alla Federico II di Napoli, sono o non sono degna del 30 e lode che mi diede?); si denuncia quando la foto che accompagna l’annuncio acchiappa clienti è un fake o è troppo photoshoppata (sul genere di quella di Barbara (Carmela) D’Urso accanto alla lavatrice, da lei pubblicata su Istagram che pare plastificata… sono uscita di nuovo fuori strada, ma l’esempio del photoshop salvifico era calzante); si segnalano trasferimenti, per quelle più gettonate.

Insomma, se questi signori uomini impegnassero altrettanta energia nella vita in famiglia o sul lavoro di quanta ne usino fra il loro trastullo preferito e nell’elaborazioni delle recensioni, il nostro PIL non sarebbe inguaiato com’è attualmente.

La fortuna di questi siti, che certamente si mantengono sul traffico che generano e, dunque, sono attrattivi per tanta pubblicità – Direttora, non è che ci mettiamo su una sezione su L’Indro, che so… Vagina Republic??? – dimostra che andare a puttane (scusate se parlo in francese…) è uno sport nazionale eternamente gettonato e persino in crescita, malgrado la crisi.

Da donna ‘normale’ sconfitta ai blocchi di partenza, perché ancora zavorrata ad una serie di pesantissimi pregiudizi etici – e vedo lievitare la cosiddetta filosofia dei ‘trombamici’, altra promiscuità in voga oggidì: a proposito, non si potrebbe scorgere una certa concorrenza fra le trombamiche vivaci e le signorine pubblicizzate sui suddetti siti? Anzi, le trombamiche sono persino gratis, prezzo ‘na cenetta… – mi chiedo: ma che ci trovano gli uomini in quest’eterna caccia senza neanche l’eccitazione dell’appostamento e della conquista?

La risposta me la son data da sola, migliaia di volte, senza riuscire a capacitarmene: le prostitute non t’impegnano il cervello, ma solo l’organo che ormai ne ha preso il posto; possono darti il brivido del proibito, anche se, ormai, la morale ha raggiunto minimi storici senza precedenti (e ve lo dice una il cui albero genealogico familiare osa risalire fino a Messalla Barbato, padre di una tizia chiamata Messalina…) e dunque, di proibito non c’è un bel nulla; non hai l’ansia da prestazione e non devi neanche farti la doccia per non puzzare troppo, perché, tanto, non la vedrai mai più e non potrà rinfacciartelo, come una moglie o una fidanzata (e persino una trombamica). L’affettività? Quella o è riservata ad una donna che, nel compartimento stagno dedicatole, hai impalmato, dandole il dubbio onore di essere la madre dei tuoi figli; o sei totalmente anaffettivo e quindi, chissenefrega.

Sui siti suddetti, però, non c’è il contraltare della certificazione del cliente. Perché, per pari opportunità, sarebbe giusto anche che, a fronte delle mirabolanti narrazioni che i suddetti ‘milites gloriosi’ fanno delle loro prestazioni, le deuteragoniste delle stesse dicessero la loro, correggendo esibizioni da Rocco Siffredi in quello che sono state nella realtà, ossia tempistiche da Bolt, senza neanche il Rombo di Tuono; oppure misure fantasmagoriche svergognate con selfie veritieri.

Sarebbe davvero divertente proporre questa par condicio, ma è evidente che, chi svergognasse uno dei clienti, può anche chiudere bottega. Forse il tutto andrà rimandato alla pubblicazione di un ebook di memorie, magari con un nome farlocco… come ce ne sono stati molti nel corso della storia: maschi sboroni che, incapaci di confrontarsi con compagne vere e non oggetti sessuali, ce ne sono stati dalla terza generazione della cacciata dall’Eden in poi.

Siamo noi donne, madri pazienti, a lasciarli trastullare con il loro giocattolino annesso, consapevoli che, se gli leviamo quello, che gli resta? Piagnoni repressi e depressi: ma per carità!!! Libera nos a malo…

 

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