giovedì, Maggio 6

Pergola: viaggio nella città segreta

0

E’ uno dei più antichi e nobili teatri d’Italia, se non d’Europa. E anche uno dei più belli. E’ il Teatro della Pergola, fondato e costruito tra il 1652 e il 1657 dall’Accademia degli Immobili, che lo ha gestito per oltre 350 anni, fino al 1942, anno in cui l’edificio ed il patrimonio in esso contenuto non è stato acquistato dall’Eti, Ente Teatrale Italiano.

Alla sua nascita, come simbolo fu adottato un mulino a vento, il motto era “In sua movenza è fermo”. In realtà, fermo quel mulino non è mai stato, stabile invece sì, come sottintendeva il motto, quasi a significare come nella mutevolezza dei tempi e degli eventi, la nobiltà di sangue degli accademici avrebbe garantito stabilità continuità e longevità.

Quel teatro nacque in un clima di grande fervore spettacolare, sotto la protezione del Granduca Ferdinando II dei Medici: in quel periodo le accademie dedite alla cultura, all’arte, alla “ricreazione” si sarebbe detto secoli dopo, fiorivano vistosamente e fu così che una combriccola di nobili costituirono l’Accademia dei Concordi, che poi assumerà il nome di Accademia degli Immobili, il cui scopo era dar vita ad un teatro musicale, sull’onda del successo di quel melodramma che aveva visto la sua nascita proprio qui per impulso del Peri, del Caccini, del Monteverdi. L’Accademia, grazie alla protezione ed ai finanziamenti del Cardinale Giovan Carlo, uno dei fratelli cadetti del granduca, trovò sede nel palazzo di don Lorenzo de’ Medici poi venduto ai Corsini, quindi prese in affitto perpetuo dall’Arte della Lana un tiratoio dismesso in via della Pergola, trasformato dall’architetto Tacca in un teatro, anzi in una Città del Teatro. E quella Città esiste tutt’ora nei sotterranei della Pergola.

Addentrarsi nelle sue viscere dà un’emozione straordinaria. Tanto più se vi si è condotti per mano dagli attori della Compagnia delle Seggiole di Fabio Baronti, che nei panni dei grandi protagonisti, noti e meno noti della storia del Teatro, ci guidano alla scoperta dei suoi segreti. Da un’idea di Riccardo Ventrella, è nato questo “viaggio” , affidato ad una Compagnia teatrale che si distingue per i suoi spettacoli scritti e ambientati nei luoghi storici noti e meno visitati dal grande pubblico, e che si intende far conoscere e valorizzare: luoghi nei quali rivivono i protagonisti e i personaggi che nei secoli li hanno frequentati. Questi luoghi sono il Corridoio Vasariano, il Bargello, Palazzo Davanzati, le Ville Medecee, Casa Martelli ed altri ancora.

Qui, alla Pergola, nell’anno appena iniziato siamo arrivati al 10 anno di repliche, 220 repliche , 15 mila visitatori fino ad oggi, e dall’11 gennaio si ricomincia: tre repliche ogni domenica mattina. La grande magia del teatro” – afferma Fabio Baronti – “non abita solo sul palcoscenico, come in un corpo biologico il teatro vive ogni momento soprattutto nei suoi spazi segreti e inaccessibili agli spettatori: nei laboratori, nei pressi della macchina scenica, nei sotterranei e nei depositi. E qui sentiamo ancora risuonare le voci dei tanti che hanno dedicato la loro vita a questa bruciante passione, senza apparire sulle locandine, senza lasciar traccia di sé nei libri di storia“. E allora l’attore Massimo Manconi ci accompagna in questo straordinario viaggio nel tempo e nelle viscere della Città del Teatro. L’accesso è da una porticina che si apre all’interno della Libreria del teatro, passata la quale ci troviamo nel Vicolo delle Carrozze, un corridoio a cielo aperto percorso dalle carrozze del Granduca e della nobiltà, ai lati del quale si aprono le antiche botteghe artigiane ad uso e consumo degli attori: trucco, parrucco, costumi, spade, pugnali e quant’altro serviva agli spettacoli. E’ ancora Fabio: Gli attori stessi pagavano di tasca propria i costumi che poi facevano aggiustare secondo le necessità dei diversi spettacoli. Le botteghe conservano ancora le indicazioni del loro tempo.

Questo teatro è un grande edificio autosufficiente nel quale si svolgevano tutti i mestieri della scena, nel quale si viveva di giorno e di notte. Qui risiedevano gli attori, i musicisti, gli addetti alle macchine.
Percorso il Vicolo incontriamo pozzi d’acqua e orci per combattere gli incendi, i lavatoi dove si lavavano e tingevano le stoffe, la corte dove venivano forgiati i martelli da macchinisti, una sala di prova con la stessa inclinazione del palcoscenico, un declivio del 5%, alloggi per i lavoranti, altri per i cantanti, un appartamento con cucina, la sala con la firme dei macchinisti ( l’ultima firma risale al 1952), quella con le macchine per i rumori ( tuono, pioggia, vento), e, infine, una rampa per consentire l’accesso dei cavalli sul palcoscenico. Già, perché allora gli spettacoli erano…..spettacolari, sontuosi, movimentati con protagonisti e comprimari, scene e cavalli.

Di grande suggestione nel sottopalco la sala con lo spettacolare meccanismo per il sollevamento della platea costruito da Cesare Canovetti ( Marcello Allegrini), secondo le esigenze del momento, dato che per le serate di ballo il palco veniva portato al livello della platea. Ancora attivo è il Saloncino della lirica, inaugurato nel 1801 e restaurato nel 2000, un tempo utilizzato anche per la scherma o come palestra.

E che emozione vedere nella zona museale la sedia utilizzata da Giuseppe Verdi per la prima del Macbeth nel marzo del 1847, o il modello in legno del teatro stesso. La magia del teatro è anche quella di far rivivere, attraverso l’azione e la voce degli attori, alcuni dei personaggi di questa storia snodatasi per tre secoli e mezzo, descritta da Giovanni Micoli, autore del testo e regista dell’evento. Lungo il nostro percorso incontriamo l’impresario Alessandro Lanari ( l’attore Luca Cartocci), alle prese con i cantanti e la complessa gestione del Teatro della Pergola, assunta nel 1823 e proseguita per 5 anni, durante i quali alloggiò presso il teatro stesso.
Nell’Atrio delle Colonne, il Foyer del teatro, ecco fare la sua apparizione la bizzosa Marianna Barbieri Nini, una diva del bel canto ( interpretata da Natalia Strozzi) e davanti al camerino riservato ai numeri uno, la sarta della grande Eleonora Duse ( Sabrina Tinalli), ci riferisce alcuni aneddoti della Divina, in particolare di quando – spiazzando tutti i benpensanti- accolse con entusiasmo la stravagante trovata scenica del tempio egizio a colori realizzato da un giovane Gordon Craig, al suo debutto alla Pergola con Rasmersholdm di Ibsen proprio per la Duse (1906), che giunse a Firenze accompagnato da quella straordinaria danzatrice che fu Isadora Duncan. Di lui la Duse scriverà: “Solo Craig potrà liberarci dall’inferno del teatro di oggi….”
Ma forse, l’incontro più inatteso e sorprendente è quello con Antonio Meucci che in questo teatro aveva trovato lavoro e l’amore di Ester, giovane sartina che lavorava in S.Ambrogio. Qui, il geniale inventore aveva realizzato un congegno, un telefono acustico per far giungere silenziosamente la voce dal palcoscenico al riparo del sipario dipinto da Gaspare Martellini nel 1828, ai macchinisti posti presso la graticcia e i ballatoi a 14 metri di altezza. Ma è soprattutto di lei che Meucci ( Fabio Baronti) parla. « Mi aveva notato alla prima di un’opera lirica, mi scelse lei», scriverà ricordando la loro storia d’amore. Nel 1835 Antonio ed Ester si trasferiranno a Cuba, esuli e rifugiati politici, dove ospiteranno anche Garibaldi, e poi a New York.

Quella della Pergola è una grande storia. Dall’11 gennaio, per il decimo anno consecutivo, il viaggio nella Città nascosta del teatro, ricomincia.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->