lunedì, Ottobre 18

Perché Trump fiancheggia la May rispetto al caso Skripal? La decisione affonda le radici nella politica interna Usa

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In realtà, il licenziamento di McCabe è stato raccomandato al procuratore generale Jeff Sessions dagli ispettori alle sue dipendenze, i quali hanno scoperto che nel 2016, quando l’inchiesta sulla e-mail di Hillary Clinton era ancora in corso, McCabe aveva autorizzato due suoi sottoposti a confidarsi con un giornalista del ‘Wall Street Journalintenzionato a scrivere sull’argomento. Per Sessions e i suoi ispettori si è trattato di una condotta scorretta e non professionale. Di qui la decisione di dare il benservito a McCabe, che secondo alcuni rappresenterebbe una ‘punizione esemplare’ inflitta da Trump nei confronti di un funzionario pubblico reo di aver varcato quella ‘linea rossa’, tracciata dal presidente, andando a passare al setaccio la contabilità del gruppo Trump.

Altri ritengono invece che si tratti di una vendetta contro un poliziotto che non si era piegato alle pressioni indebite della Casa Bianca. È indubbiamente la tesi propugnata dallo stesso McCabe, che in un comunicato emesso dopo il licenziamento ha parlato «tentativo senza precedenti, da parte di questa amministrazione e del presidente stesso, di licenziarmi, distruggere la mia reputazione e probabilmente di privarmi della pensione per cui ho lavorato ventuno anni». L’attacco è durissimo, perché ipotizza un tentativo sistematico, da parte del presidente in carica, di ostacolare la giustizia che potrebbe culminare con il licenziamento dello stesso Mueller.

Ad annoverare la rimozione del procuratore speciale nell’elenco degli scenari possibili sono stati alcuni esponenti di punta dello stesso Partito Repubblicano, con il senatore dell’Arizona Jeff Flake che ha messo in chiaro che «il Congresso non accetterà mai il siluramento del giudice speciale» perché implicherebbe il superamento di un’altra ‘linea rossa’: quella della separazione dei poteri su cui si basa il sistema democratico. Gli ha fatto immediatamente eco il senatore del South Carolina Lindsey Graham, che a dispetto delle sue credenziali di super-falco filo-Trump ha avvertito che «se Trump tentasse di licenziare Mueller, sarebbe l’inizio della fine della sua presidenza, perché siamo una nazione basata sulla legge».

A Trump occorre quindi allentare la pressione che tende a concentrarsi sulla sua presidenza, e per farlo non c’era soluzione migliore che sfruttare il caso Skripal per assecondare lo ‘Stato profondo’ e gli ambienti interni all’establishment che premono per un approccio più muscolare nei confronti della Russia. Qualcosa del genere accadde nell’aprile 2017, quando Trump ordinò di bersagliare con missili Tomahawk una base siriana da cui gli Usa ritenevano fosse partito un attacco chimico – mai avvenuto, come dimostrato da Seymour Hersh. Dal punto di vista militare, l’attacco era praticamente irrilevante ma sotto il profilo politico il discorso cambia radicalmente, visto e considerato che Trump ricevette gratificazioni e complimenti da buona parte del Congresso per aver preso l’iniziativa. Resta da vedere se l’allineamento al fronte anti-russo costituitosi in Europa a seguito del caso Skripal consentirà a Trump di raccogliere i consensi necessari ad instaurare un proficuo rapporto di collaborazione con il Congresso che ad oltre un anno di distanza dal suo insediamento non si è venuto a creare.

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