domenica, Ottobre 17

Perché si uccise Raul Gardini, e i rapporti ‘Gruppo Ferruzzi’-‘Cosa nostra’ Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 31

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Se mai vi fu suicidio annunciato, ‘stoicamente’ annunciato, quello di Raul Gardini lo fu. ‘Annunciato’ alle persone che gli erano più vicino, amici, collaboratori, familiari di sangue e familiari acquisiti. Pochi ma buoni. E leali. Che a chi li conosceva mostrarono sì dolore, ma quasi nessuna sorpresa. ‘Sapevano’, da settimane, da giorni, probabilmente in maniera esplicita dalla sera precedente quel colpo di pistola alla testa che pose fine alla vita del ‘Contadino’, come lo chiamavano e amava farsi chiamare. Era il 23 luglio 1993. Come oggi, 25 anni fa. Raul si era sparato qualche minuto prima delle 8 del mattino (o qualche minuto dopo) un colpo alla tempia con una vecchia Walter Ppk 65.

Chi scrive fu tra i primissimi ad essere in Piazza Belgioioso, cuore di Milano, due passi da Duomo e Scala, foresteria del ‘Gruppo Ferruzzi’ di Ravenna, colosso mondiale dell’agroalimentare. Che Gardini guidava come un sovrano (semi)assoluto. O un comandante velico, che sono più o meno la stessa cosa, metafora calzante tantopiù considerando il suo amore per il mare e che aveva ideato ed armato ‘Il Moro di Venezia’ conducendolo alla gloriosa disfida della ‘America’s Cup’. L’arrivo in anticipo su quasi tutti, con tutto quello che comportava e comporta di informazioni e confidenze ricevute, fu quasi casuale, dovuto all’essere in forza al glorioso settimanale ’Europeo’, ‘Rizzoli Corriere della Sera’, redazione romana e incidentalmente in quella settimana alla redazione centrale di Milano. Con un appuntamento proprio lì con uno dei ragazzi, ormai  uomini, che era stato, era, più vicino a Raul Gardini.

Ora, proprio venticinque anni dopo quella marquezianaCronaca di una morte annunciatasembrano riemergere i rapporti cha anche il Gruppo di Ravenna avrebbe avuto con la Mafia. E ‘Venticinque anni dopo la sua morte, il mistero Raul Gardini’ rimane, scrive su ‘la Repubblica’ (22 luglio 2018) Gianluca Di Feo. «Venticinque anni fa un colpo di pistola ha chiuso l’esistenza di Raul Gardini. Lo chiamavano ‘il Contadino’, non solo per gli studi d’Agraria, ma soprattutto per il carattere diretto e concreto, che gli aveva permesso di trasformare la Ferruzzi in un colosso industriale e finanziario internazionale. Eppure la sua fine resta misteriosa». In una sentenza i giudici scrissero che «tra i Ferruzzi e Cosa nostra vi era un patto». Questo è l’inizio della storia antica ed attuale che cerchiamo di ricostruire ed approfondire.

Si chiamava ‘Raul’, nome apparentemente ‘straniero’, in realtà quasi comune in terra di Romagna dove Gardini era nato il 7 luglio 1933, proprio a Ravenna. Aveva quindi 60 anni appena compiuti al momento di quella scelta epica eroica vigliacca tragica al contempo. ‘A modo mio’ aveva voluto intitolare la propria autobiografia uscita nel 1991, solo due anni prima, da Mondadori. ‘My waycome canta Frank Sinatra. «Ed ora che la fine è vicina / affronto l’ultimo sipario. / Amico mio, lo dirò chiaramente / chiarirò le mie ragioni, di cui sono certo. / Ho vissuto una vita piena / percorrendo ogni singola strada maestra / e soprattutto, più di ogni altra cosa / l’ho fatto a modo mio. / Rimpianti, ne ho avuti diversi / ma comunque, troppo pochi per parlarne / ho fatto ciò che dovevo / e l’ho portato a termine senza sconti. / Ho pianificato ogni rotta tracciata, / ogni passo attento lungo la scorciatoia / e soprattutto, più di ogni altra cosa / l’ho fatto a modo mio. / Sì ci sono state volte, e sono sicuro che te ne sia accorto / in cui ho morso più di quanto potessi masticare / ma ogni volta che ho avuto un dubbio / l’ho mangiato e l’ho sputato / ho affrontato tutto a schiena dritta /e l’ho fatto a modo mio. / Ho amato, ho riso, ho pianto / mi sono saziato e ho ricevuto la mia parte di sconfitte / e ora che le lacrime si placano / trovo tutto così divertente. / Pensare che ho fatto tutto questo / e, posso dirlo, senza timidezza / Oh no, oh no, non io / io l’ho fatto a modo mio. / Perché cos’è un uomo, che cos’è che ha? / Se non sé stesso, allora nulla. / Per dire le cose che sente veramente / e non le parole di uno che si inginocchia / la storia mostra che ho subito colpi / E l’ho fatto a modo mio! / Sì, era il mio modo». (Volendo, a modo mio, ‘My way’, anche nella peculiare interpretazione di Teddy Reno.

Peccato che in questo ‘modo suo’ di Raul Gardini sembri scoprirsi, o più che altro riscoprirsi, che ci fosse anche la criminalità organizzata di origine siciliana. E forse non solo quella.

1 (continua)

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’

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