sabato, Ottobre 23

Perchè nonostante tutto Erdogan ci serve field_506ffb1d3dbe2

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Le ultime due grandi questioni sono quelle legate al fenomeno migratorio e al terrorismo. Per quanto riguarda il primo il recente accordo fra la Turchia e l’UE del novembre del 2015 è l’esempio perfetto di come di configureranno le relazioni fra Europa e Turchia nel futuro, Italia compresa. Fingendo di non vedere le gravi violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo di Erdogan, Bruxelles è scesa a patti pur di confinare l’ondata migratoria che rischiava di minare la stabilità stessa dell’’Unione. Il fenomeno migratorio coinvolge in prima linea anche l’Italia che utilizza la collaborazione turca per porre un argine ai flussi diretti anche verso il nostro Paese. L’altra faccia della medaglia è però quella di aver dato il coltello dalla parte del manico al regime di Erdogan che ha tutto l’interesse per ricattare i Paesi europei. L’unico modo per sganciarsi da questa situazione è quella di un maggiore impegno italiano a livello europeo e internazionale per regolare il sistema di accoglienza all’interno dell’UE e nei Paesi d’origine dei migranti economici. Per quanto riguarda invece i rifugiati la politica dovrebbe essere quella della porta aperta e di uno sforzo diplomatico maggiore nelle principali aree di conflitto che interessano l’Italia in prima linea, come in Siria. Una collaborazione necessaria con la Turchia invece, legata comunque ai flussi migratori che passano in Anatolia, è quella volta a combattere il terrorismo. In questo caso, forse, l’autoritarismo di Erdogan potrebbe anche rivelarsi utile nel senso di un maggiore controllo nei confronti delle infiltrazioni fondamentaliste fra chi è diretto in Europa. Italia e Turchia dovranno comunque continuare a collaborare come già stanno facendo, a maggior ragione in un quadro che vede la popolazione turca una delle prime vittime dei terroristi. Il problema nasce solamente nei confronti degli ambigui rapporti che Erdogan ha nei confronti dell’ISIS, visto che il Presidente turco è stato più volte accusato di sostenere lo Stato Islamico in chiave anti curda e anti ribelli siriani. Confidare quindi solamente nella Turchia sarebbe un grosso errore, rimediabile con una maggiore sinergia fra le polizie e i servizi segreti europei.

In conclusione, qual’ è allora questa via mediana di cui si parlava in precedenza? Premettendo che la questione è estremamente più complessa di quanto qui presentato, semplificando all’estremo potremmo dire che la soluzione risiede in un atteggiamento realista di politica estera a livello nazionale, chiudendo gli occhi davanti ad una Turchia sempre meno democratica ma allo stesso tempo sostenere l’UE in una politica estera di ferma condanna nei confronti di ogni violazione dell’assetto democratico turco. Nel lungo periodo inoltre, iniziare a pensare a possibili nuovi partner che potranno sostituire o almeno bilanciare la potenza turca, come ad esempio l’Iran.

 

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