venerdì, Settembre 24

Perchè nonostante tutto Erdogan ci serve field_506ffb1d3dbe2

0
1 2


Ormai è sotto gli occhi di tutti che il fallito golpe in Turchia, che sia stato organizzato o meno dall’imam dissidente Fathulla Gulen o dallo stesso Recep Tayyip Erdogan, ha avuto un solo esito certo: rafforzare all’inverosimile il potere del Presidente turco e suggellare una volta per tutta la svolta autoritaria della Turchia. La recentissima notizia della sospensione della Convenzione dei Diritti Umani nel Paese si accompagna a quelle degli ultimi giorni che parlano di arresti indiscriminati in tutti i settori dell’amministrazione e della società civile turca così come a quella della possibile reintroduzione della pena di morte per i golpisti. Purtroppo è ora di accettare il fatto che la Turchia ha abbandonato da tempo la via della democrazia e della laicità e che sta imboccando un nuovo sentiero, lontano dalla tradizionale politica pro-occidentale che ha caratterizzato i governi di Ankara negli ultimi decenni. Il nuovo corso intrapreso da Erdogan guarda sempre più e est, sia politicamente che culturalmente, nel senso di un’islamizzazione sempre maggiore della società, un ruolo da protagonista nel Medio Oriente, ma soprattutto un avvicinamento graduale alla Russia di Vladimir Putin che si accompagna ad un parallelo allontanamento dal blocco occidentale, dagli USA, dall’UE e, soprattutto, dalla NATO.

Dal punto di vista della nostra politica estera la questione è estremamente importante data l’importanza che la Turchia riveste a livello strategico ed economico per l’Italia. Che piaccia o no, Erdogan rimarrà al potere per molto tempo a venire e nei prossimi anni dovremo fare i conti con una nuova Turchia, che forse ricorderà molto più da vicino l’Impero Ottomano che il paese laico e ‘occidentale’ del padre della patria Atatürk. Un Paese meno democratico, più religioso e sempre più lontano dagli interessi atlantici. Che fare dunque? Ma soprattutto, può l’Italia fare a meno della Turchia, in particolare quella autoritaria del futuro? Ovviamente la risposta è, nostro malgrado, no. I legami che uniscono Turchia e Italia sono troppi e troppo importanti, a voler essere esagerati risalgono addirittura all’Impero Romano. Senza tornare così indietro però è quasi retorico sottolineare l’importanza regionale della Turchia nel bacino mediterraneo e in Medio Oriente, fatto che la rende un interlocutore obbligato per la nostra diplomazia. A questo punto l’Italia, nel dover modulare la propria politica estera nei confronti di Ankara è posta irrimediabilmente di fronte al più classico dei dilemmi delle relazioni internazionali: realismo o idealismo? In altre parole, chiudiamo gli occhi di fronte alla svolta antidemocratica e anti occidentale di Erdogan e continuiamo a relazionarci alla Turchia come abbiamo sempre fatto, o in nome dei valori di libertà e laicità europei dovremmo cambiare atteggiamento nei confronti del ‘Sultano’ attraverso una posizione più ferma di condanna con tutto ciò che ne conseguirebbe? Come sempre la risposta è nel mezzo. Prima di capire esattamente dove si colloca esattamente questa via mediana è fondamentale prima capire le motivazioni alla base dell’importanza turca per l’Italia.  Il tutto è riassumibile in quattro grandi questioni: quella economica, quella strategico-energetica, migratoria e quella legata al terrorismo.

L’importanza che rivestono le relazioni economiche fra Italia e Turchia è enorme. I rapporti economico e commerciali fra i due Paesi sono eccellenti e l’Italia si colloca sempre ai primi posti tra i principali partner del Paese (con il livello record di interscambio raggiunto nel 2011 pari a 21,3 miliardi di dollari (attualmente siamo quarti). In Anatolia sono presenti tutti i maggiori gruppi industriali italiani più una moltitudine di PMI che operano nei settori più disparati. Il tutto è trainato dalla sorprendente crescita economica che ha caratterizzato l’economia turca negli ultimi anni di cui il nostro Paese ha inevitabilmente beneficiato. Un settore a parte è poi il turismo, visto il grande flusso di italiani che visitano la Turchia ogni anno. Da questo punto di vista il detto per cui ‘pecunia non olet’ è più vero che mai. La Turchia potrà anche trasformarsi nella più crudele delle dittature (difficilmente) ma gli affari sono affari e sia Roma che Ankara hanno interessi economici troppo forti per interrompere i rapporti commerciali. Problemi potrebbero nascere nel caso di sanzioni o addirittura embarghi economici da parte dell’UE così come l’espulsione dei turchi dall’Unione Doganale con l’Europa. In questo caso l’Italia avrebbe molto da perdere, come è già avvenuto ad esempio con la Russia. A ben vedere però, queste possibilità appaiono alquanto remote.

Tutt’altra questione è quella strategico-energetica poiché in questo caso s’intrecciano interessi che prescindono quelli italiani e turchi. Dal punto di vista italiano la Turchia è un alleato fondamentale per la sicurezza e il controllo del Mediterraneo Orientale. Membro della NATO, la Turchia ha sempre rappresentato un avamposto degli interessi euro-atlantici (e quindi anche italiani) nella regione e in Medio Oriente. Italia e Turchia, ad esempio, possono vantare una collaborazione di lunga data nella pacificazione del Libano. Tuttavia, il graduale allontanamento di Erdogan dall’Alleanza Atlantica e il clima di tensione con gli USA non fanno ben sperare. Purtroppo anche in questo caso il nostro Paese non ha molta scelta. Al momento non esistono altri possibili partner nella regione che possano sostituire l’importante ruolo stabilizzatore di Ankara nel Mediterraneo Orientale. Qualunque cosa ci riservi il futuro, l’Italia dovrà necessariamente scendere a patti con Erdogan e collaborare a livello regionale, anche per controbilanciare i sogni mediterranei putiniani.  Leggermente diversa è la situazione nei Balcani, altra area di congiunto interesse italo-turco. In questo caso la collaborazione fra Roma e Ankara non è così fondamentale vista la graduale stabilizzazione della regione e il possibile ruolo che potrebbe assumere l’UE con la Germania in prima linea. Infine, è ora che l’Italia abbandoni una volta per tutte l’appoggio alla candidatura turca all’UE mirando piuttosto a forme di cooperazioni economiche diverse. L’importanza strategica turca per l’Italia risiede inoltre nella questione legata ai cosiddetti corridoi energetici. In questo caso il nostro Paese ha purtroppo molti meno margini di manovra. In Turchia infatti dovrà passare l’ormai celebre gasdotto South Stream fortemente voluto dal nostro Paese per diminuire la dipendenza energetica italiana dalla Russia. Il progetto infatti mira a portare gli idrocarburi del Caucaso in Italia, passando appunto dalla Turchia. Il riavvicinamento russo-turco e una possibile rottura con Ankara metterebbe a serio rischio il progetto con gravi danni economici e per la nostra politica energetica. In questo caso siamo di fronte ad un bivio: Mosca o Ankara? La soluzione a lungo termine dovrebbe prevedere una graduale diminuzione dell’uso del gas e del petrolio come fonti energetiche e un maggiore utilizzo di fonti rinnovabili. La strada è lunga, nel frattempo dovremo anche in questo caso chiudere gli occhi e scegliere il male minore.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->