venerdì, Luglio 1

Perché l’ISIS fa così tanti proseliti?

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È necessario dunque ricorrere a studi scientifici, psicologici e sociali per comprendere il motivo che spinge individui con un’alta formazione in materie scientifiche a prendere parte a uno Stato basato su ignoranza, sottosviluppo e morte. Sembrerebbe che gran parte di questi individui, nonostante la formazione, non provasse un forte senso di appartenenza sociale, soffrisse la solitudine o vivesse in una condizione di marginalizzazione psicologica più che sociale. Per citare Rokach: ‘la solitudine è una condizione umana inevitabile che colpisce il dotto e l’ignorante allo stesso modo’. L’Isis ha lavorato subdolamente per fornire a questi giovani un’occasione per provare un senso di appartenenza, orgoglio e leadership. A questo proposito possiamo citare lo psicologo americano Abraham Maslow, che afferma che la solitudine è il comportamento risultante dalla necessità di soddisfare il bisogno di amore, rispetto e appartenenza. L’organizzazione ha sfruttato dunque il punto debole della psicologia umana, dando a queste persone un valore e un peso tra le sue fila (facendo di gloria e il prestigio un’arma per i marginalizzati), una nuova identità, sollevandoli dal loro senso di solitudine, liberandoli dalle loro debolezze, dalla marginalizzazione, dal fallimento sociale, dall’insoddisfazione.

I giovani sono portati ad avvertire un senso di solitudine per varie ragioni, principalmente a causa della preoccupazione, da parte dei loro genitori, per la loro situazione lavorativa in un’epoca di rapido sviluppo tecnologico in una società individualista senza però tener conto della crescita psicologica dei loro figli. La maggior parte dei genitori considera il completamento di un percorso di alta formazione il culmine del loro successo dimenticando l’importanza dell’aspetto psicologico, ragion per cui l’identità individuale delle nuove generazioni si sviluppa senza la necessaria formazione psicologica in assenza di un equilibrio emotivo. La severità dei genitori e della scuola potrebbe essere il prodotto di una società araba malata basata sul paternalismo o il risultato di metodi di insegnamento tradizionali che fomentano un sentimento di vendetta e promuovono il rilascio di un’energia derivante dal dolore represso: queste società segnate dalla violenza produrranno inevitabilmente dei mostri portati a formare organizzazioni pericolose come l’Isis.

È necessario riconsiderare le ragioni che rendono l’Isis un’organizzazione tanto affascinante: queste hanno poco a che vedere con la politica seppur essa rimanga, insieme al fallimento dei suoi progetti, l’argomento più discusso. Di certo questi giovani vedono, in quella che definiscono jihad e nella promessa di una vita migliore, una possibilità che li ripaga degli insuccessi di una vita che gli ha negato l’opportunità di partecipare alla gestione della res pubblica e l’ingresso in politica, su cui hanno messo le mani personalità che hanno dato vita a progetti fallimentari. La jihad diventa così lo scopo primario, uno strumento di compensazione e riscatto.

Da non dimenticare le prediche tenute nelle moschee e nei programmi trasmessi dai canali satellitari che bombardano giornalmente le loro menti confuse per esaltare una guerra santa asservita alla politica estera di alcuni Stati che spingono i giovani a partire con un biglietto di sola andata verso il paradiso promesso e le vergini che vi risiedono, insieme a tutte le altre promesse escatologiche su coloro che uccidono gli altri uccidendo se stessi.

In breve l’Isis non si limita ad essere un fenomeno politico ma un disastro umanitario che potrebbe segnare gli anni a venire, in quanto riflette le grandi difficoltà e le enormi falle nella struttura della malata società araba aggravate dal fallimento politico e dal tramonto del sogno della Primavera araba, a eccezione dell’esperienza tunisina, che non ha ancora raggiunto una condizione di stabilità per le stesse ragioni. Le organizzazioni umanitarie ed educative non hanno lavorato sull’educazione dei giovani fornendogli un supporto per la loro affermazione all’interno della loro comunità di appartenenza, ne deriva che essi cercheranno di realizzarsi all’interno di organizzazioni predominanti, pericolose, malate, distruttive.

Analisi di Mariam Mashatawi

Traduzione di Elisabetta Zora

 

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