domenica, Ottobre 24

Perché l'Australia non va all'Expo

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SydneyGli occhi del mondo sono ancora puntati sulla città australiana di Brisbane, dove si è appena concluso il G-20 di quest’anno. L’evento ha visto la presenza di 35 personaggi di spicco nel panorama internazionale, 26 Capi di Stato o di Governo, circa 4.000 delegati ufficiali e oltre 3.000 tra giornalisti e fotografi. Le misure di sicurezza sono state imponenti, sia per la natura dell’evento ed il ruolo degli invitati, sia per il crescente rischio di attacchi terroristici.

L’Australia è infatti uno dei membri più attivi della coalizione internazionale formatasi per combattere l’IS, lo Stato Islamico, tra Iraq e Siria. In tale contesto ha stupito l’impostazione interventista del Primo Ministro Tony Abbott – con cui si è incontrato Matteo Renzi nella mattinata di sabato scorso – il quale è generalmente considerato un politico attivo in vicende nazionali e regionali, ma disinteressato alle grandi questioni internazionali. L’Australia sta infatti operando ben al di fuori del proprio contesto geopolitico, ovvero il Pacifico sud-occidentale e il cosiddetto Arco di Instabilità. In tali contesti l’Australia ha frequentemente svolto il ruolo di arbitro e di controllore, con aiuti umanitari, aiuti allo sviluppo, missioni di pace ed interventi armati unilaterali o multilaterali.

Nonostante l’Australia mostri chiaramente l’intenzione di passare dal ruolo di potenza regionale a quello di media potenza, ad ogni modo, l’attuale esecutivo ha reso manifesta da tempo la propria intenzione di privilegiare gli interessi diretti dell’Australia, concentrati nel sud-est asiatico. A tal riguardo è emblematica la frase di Abbott: «Less Geneva, more Jakarta», meno Ginevra e più Giacarta, ovvero la conferma che il governo australiano predilige discutere di politiche regionali e di accordi economici nell’ambito del proprio contesto geopolitico.

Questo è probabilmente uno dei principali motivi per cui l’Australia non parteciperà all’Esposizione Universale di Milano del 2015, aperta dal 1 Maggio al 31 Ottobre. L’evento ha come tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” per cui è previsto un flusso di circa 20 milioni di visitatori nel corso dei 184 giorni di attività, con la presenza di oltre 130 Paesi, 3 organizzazioni internazionali (ONU, UE e CERN), 13 Organizzazioni della Società Civile e 4 grandi aziende.

L’Expo di Milano vedrà tra i partecipanti un grande numero di Paesi membri delle Nazioni Unite, nonostante alcune nazioni invitate abbiano declinato l’invito ed altre non abbiano ancora fornito indicazioni precise. Tra coloro che fanno parte della prima categoria sono presenti India, a causa del raffreddamento dei rapporti per la questione dei Marò; Turchia, in seguito al mancato appoggio dell’Italia alla candidatura di Smirne per l’Expo 2020; Ucraina, Siria, Mali e Repubblica Centrafricana per problemi di stabilità interna e Svezia, per la mancanza di interesse a partecipare da parte degli imprenditori svedesi, senza i quali il Paese non avrebbe fornito gli 11 milioni di euro necessari per costruire il proprio padiglione. Tra i Paesi che non hanno ancora dato un responso preciso, invece, sono presenti anche Argentina ed un piccolo numero di nazioni minori. L’Argentina, in particolare, richiede che sia l’Italia a pagare i costi del proprio padiglione, in contrasto con la lunga tradizione delle Esposizioni Universali.

A stonare ancor di più, tuttavia, è l’assenza dell’Australia tra i Paesi che parteciperanno, per diverse motivazioni. L’Australia ha, innanzitutto, uno stretto rapporto con l’Italia: ogni anno sono decine di migliaia i turisti australiani che visitano il Bel Paese, mentre sono circa 900.000 gli Australiani di origine italiana. L’Australia può inoltre vantare una giustificata fama nel settore della produzione ortofrutticola e delle carni, motivo in più per partecipare ad un’Esposizione Universale che ha fatto dell’alimentazione il proprio tema. La ben nota apertura del Paese al commercio internazionale, poi, completa lo scenario di stupore per la mancata presenza australiana all’Expo di Milano. Un ulteriore fattore che ha stimolato un forte dibattito interno, infine, è rappresentato dal fatto che lo Stato australiano del Victoria ha deciso di investire autonomamente tempo e denaro in una partecipazione parallela all’Expo 2015.

Proprio di questo abbiamo parlato, in due diverse interviste, con due figure che ci aiuteranno a comprendere meglio tale complesso scenario. La prima intervista è con Anthony Albanese, politico di origini italiane e figura di spicco della vita politica australiana: ex Vice Primo Ministro, ex Ministro delle Infrastrutture, dei Trasporti, delle Comunicazioni, ex Presidente della Camera dei Rappresentanti, parlamentare dal 1996 ed attuale Ministro Ombra delle Infrastrutture, dei Trasporti e del Turismo.

Mr. Albanese, perché l’Australia non parteciperà all’Expo 2015 di Milano?

E’ una scelta che spetta al governo, nonostante questa sia una scelta decisamente miope. E’ vero che l’Australia è situata nel contesto Asia-Pacifico, ma la riluttanza a partecipare all’Expo e quindi a stringere i rapporti con l’Unione Europea è sbagliata. Inoltre, abbiamo ottimi rapporti con l’Italia, un motivo in più per il quale avremmo dovuto accettare l’invito.

Saranno più di 130 i Paesi che parteciperanno all’evento, un dato sicuramente positivo per l’attuale situazione economica, ancora stagnante. Quale sarebbe stato il contributo australiano?

L’Australia avrebbe potuto mostrare le proprie eccellenze in ambito agricolo e pastorizio, creando sicuramente le basi per ulteriori esportazioni a livello internazionale, soprattutto dirette verso Unione Europea e Italia. Non bisogna dimenticare che solo quest’anno abbiamo avuto 6,8 milioni di visite italiane in Australia, ma la positività dei rapporti c’è in entrambi i sensi. La nostra partecipazione all’Expo avrebbe potuto migliorare le nostre esportazioni grazie al grande effetto vetrina, ma anche rafforzare i legami tra i due Paesi.

L’approccio di Tony Abbott “meno Ginevra più Giacarta” era appropriato secondo lei in questo caso?

Ma una cosa non esclude l’altra, si sarebbe potuto mantenere questo approccio pur andando all’Expo di Milano. Potevamo mantenere e rafforzare i nostri rapporti con l’Unione Europea e l’Italia pur continuando a lavorare con i Paesi più vicini a noi. Abbiamo circa 900.000 cittadini australiani che sono di origine italiana, con un piccolo sforzo avremmo potuto ottenere un importante ritorno economico.

Lo Stato australiano del Victoria ha deciso da tempo di investire autonomamente nell’Expo. Cosa ne pensa?

E’ una cosa positiva. Ogni cosa che riesca a portare un po’ di Australia all’Expo di quest’anno va salutata come un passo in avanti. Certo, stona molto il fatto che si presenti uno Stato della federazione e non l’Australia intera ma, comunque, sono certo che sia una scelta intelligente.

Cosa avrebbe comportato la partecipazione dell’Australia, in termini economici e culturali?

Avrebbe portato ad un numero importante di risultati. Non ci scordiamo che il commercio tra Italia e Australia è importante, così come lo sono i rapporti economici in generale, al pari di quelli culturali e sociali. Inoltre ci sono diverse grandi aziende australiane che operano in Italia, durante il mio mandato da Ministro per le Infrastrutture ho lavorato molto per questo, abbiamo fatto molto insieme.

Cosa dovrebbe fare il governo, secondo lei?

Dato che il Victoria andrà all’Expo, altrettanto dovrebbe fare l’Australia. Lo Stato del Victoria ci ha mostrato che è possibile, è stata una scelta lungimirante. E poi sono certo che l’Italia sarebbe lieta di vedere una nostra partecipazione all’evento, anche con un tale ritardo ne sono sicuro.

 

La seconda intervista è stata rilasciata da un dirigente dello Stato del Victoria, il quale ha preferito rimanere anonimo date le elezioni statali alle porte, le quali richiedono un silenzio stampa da parte dei dirigenti pubblici.

Quale sarà l’impegno dello Stato del Victoria nell’Expo di Milano?

Il Governo della Coalizione (di centro-destra, NdA) ha stanziato 1,25 milioni di dollari per permettere al Victoria di promuoversi all’Expo di Milano di quest’anno, dove è stato stimato che saranno presenti circa 29 milioni di persone nell’arco dei sei mesi di attività. Sono in fase di studio una serie di eventi per dare risalto al lato economico e commerciale della nostra presenza.

Perché è importante per lo Stato del Victoria partecipare a questo evento, quando l’Australia ha invece deciso di non partecipare?

L’Expo sarà un’occasione unica per mostrare le capacità economiche ed industriali del Victoria, in modo da favorire le nostre esportazioni e allo stesso tempo attrarre investimenti da parte dei Paesi europei.

Cosa contate di ottenere con la vostra partecipazione?

Pensiamo che aiuterà ad aumentare la consapevolezza globale del fatto che il Victoria è una destinazione innovativa dove dirigere nuovi investimenti e dove cittadini europei con competenze specifiche possano venire in visita, a studiare o lavorare. Puntiamo inoltre a promuovere il comparto agricolo del nostro Stato, assieme alle nostre credenziali in ambito ambientale ed urbanistico. Questo sarà evidenziato dal nostro impegno nel seguire il tema dell’Expo di Milano: ‘Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita’.

Qual è il rapporto tra il Victoria e l’Italia?

Il valore aggregato degli scambi commerciali con l’Italia è stato, nel 2012-2013, di oltre 1,4 miliardi di dollari. Le città di Milano e Melbourne, inoltre, celebrano proprio quest’anno il decimo anno di gemellaggio. La comunità italiana di Melbourne è vibrante e noi crediamo che supportare questo tipo di relazione attraverso il commercio, ma anche con i molti legami culturali e personali, aiuti a costruire un percorso di crescita per lo Stato del Victoria, stabile nel tempo. In sostanza, la nostra partecipazione all’Expo 2015 di Milano riflette un impegno preso dalla Coalizione già nel 2010, volto a rafforzare commercio, investimenti e rapporti culturali o anche personali con le economie principali del mondo.

 

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