giovedì, Settembre 16

Stati Uniti: l’accordo sul nucleare iraniano potrebbe essere una minaccia per gli interessi americani nel Golfo? L' analisi di Anthony H. Cordesman del Center For Strategic & International Studies

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Nel luglio scorso Donald Trump affermava dinanzi al Congresso che l’Iran stava tecnicamente rispettando i termini dell’accordo sul nucleare. Quello che era venuto indiscutibilmente meno da parte dello stato contraente, ad avviso di Trump, era lo spirito con il quale due anni prima fu siglato il testo. A novanta giorni dall’ultima certificazioneil Presidente degli Stati Uniti sarà chiamato ad aggiornare i membri del Congresso sullo stato di salute dell’accordo. Accadrà presumibilmente il  prossimo 15 ottobre. In quest’occasione Trump potrebbe assumersi la responsabilità di uno strappo definitivo. Del resto, non ha mai esitato a definire «pessima» l’intesa raggiunta.

Anthony H. Cordesman, esperto del Center for Strategic & International Studies, ha individuato le dieci ragioni per le quali l’accordo iraniano potrebbe rappresentare una minaccia. In pericolo sarebbero gli interessi americani nel Golfo. Nell’introduzione all’articolo dal titolo ‘Iran, The Gulf, the JCPOA and American Strategy’ ha esordito: «Gli Stati Uniti non possono permettersi di trattare con leggerezza l’accordo nucleare con l’Iran o ignorare il fatto che l’Iran costituisca una seria minaccia strategica nei confronti di interessi vitali per gli U.S.A.. Nessuno negli Stati Uniti può concedersi illusioni sull’Iran. Non possiede moderne forze militari convenzionali e non ha armi nucleari ». Detto questo, resta comunque una fonte di preoccupazione, secondo Cordesman, per alcuni motivi da non sottovalutare. A cominciare dall’ostilità del Leader supremo iraniano, del clero sciita e del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica nei confronti degli Stati Uniti e dei suoi alleati regionali. Dall’altra parte lo Stato iraniano si starebbe rivelando particolarmente abile nel trarre vantaggio dalle tensioni «autodistruttive» che attraversano il mondo arabo, a cui si aggiungono il «fallimento nel perseguire le discriminazioni di natura religiosa, le guerre civili  e i conflitti negli Stati arabi».

A livello regionale l’Iran ha dimostrato di avere aumentato progressivamente la sua influenza nei confronti degli Stati confinanti. L’ha accresciuta anche attraverso lo sfruttamento delle instabilità interne ai diversi paesi, ad esempio rafforzando il legame con gli Hezbollah libanesi. Su un altro versante particolarmente preoccupante sarebbe il perfezionamento di armi missilistiche, la cui ombra potrebbe allungarsi persino oltre la regione del Golfo. Il primo in lizza ad uscirne danneggiato sarebbe il  commercio di prodotti petroliferi dell’area del Golfo. In questo senso il rapporto che l’Iran intrattiene con ribelli Houthi in Yemen potrebbe costituire una potenziale minaccia al commercio marittimo attraverso il Bab el Mandab e il suo ingresso all’interno del Mar Rosso. A causa di questo sarebbero messi a repentaglio i circa 3, 9 milioni di barili al giorno di petrolio e di altri liquidi.

Un’altra spina nel fianco deriverebbe dal rafforzamento dei rapporti con Russia, Cina e Turchia. Questi progressi in termini di alleanze si tradurranno facilmente nell’acquisizione di armi sempre più sofisticate. Non per ultimi verrebbero in soccorso all’Iran gli errori commessi dagli Stati Uniti nel passato recente. Cordesman allude tra i vari problemi alle disatrose conseguenze  dell’Invasione dell’Iraq che se da un lato «eliminò un pericoloso dittatore» dall’altro «lasciò il Paese profondamente diviso». Per quanto riguarda l’Europa, intesa come «Comunità Internazionale», Cordesman parla di «mito strategico» che non ha una fisionomia tale da poter incutere timore: «L’Europa ha fallito nel promuovere un’azione efficace per arginare conflitti e instabilità negli Stati MENA (Middle East and North Africa region)». Queste sono solo alcune delle criticità rilevate da Cordesman, che ha continuato: «Queste sono tutte ragioni per mantenere le forze militari statunitensi nel Golfo e rendersi conto che rimarranno un vitale interesse strategico nel futuro».

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