lunedì, Giugno 21

Perchè la Spagna può respingere gli immigrati? 'Devoluciones en caliente': respingimenti immediati e legali, previsti dal diritto spagnolo e ammessi dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. La pratica però mette sotto accusa il governo socialista

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Ieri una ondata di migranti si è riversata su Ceuta. Da lunedì sera 8 mila persone hanno varcato la frontiera, in alcuni casi a nuoto, e in 4 mila, non solo cittadini marocchini ma anche migranti subsahariani, sono già stati respinti oltre confine dalle autorità di Madrid, che hanno schierato l’Esercito. I respingimenti sono effettuati senza le formalità previste, come la possibilità di consultare un avvocato.
Questi respingimenti immediati, definiti ‘devoluciones en calientesono legali, previsti dal diritto spagnolo e ammessi dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU).
La legittimità delle ‘devoluciones en caliente’ è stata sancita dalla CEDU in una
una sentenza del 13 febbraio 2020 in forza della quale tali respingimenti degli immigrati che saltano la barriera di Melilla per entrare illegalmente in Spagna non violano la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, spiega Natalia Ochoa Ruiz, docente di diritto internazionale pubblico e diritto dell’Unione europea all’Università Camilo José Cela.

Il diritto internazionale stabilisce che gli Stati hanno il potere di stabilire la propria politica di immigrazione, adattando i flussi migratori alla loro capacità di accoglienza. Le normative internazionali non obbligano ad accogliere persone che migrano per motivi sociali o economici, ma prevedono la possibilità di richiedere asilo o status di rifugiato in caso di persecuzione per motivi politici o ideologici. Inoltre, obbliga le persone che rischiano di essere sottoposte alla pena di morte o di subire torture o trattamenti inumani o degradanti a non tornare nei loro Paesi di origine.

«La pratica ‘devoluciones en calienteè iniziata nel 2005. Consiste nel rifiuto alla frontiera e nel rientro immediato in Marocco, senza formalità aggiuntive, di immigrati subsahariani che tentano di entrare irregolarmente nel territorio spagnolo, scavalcando la recinzione, in grandi gruppi, con la forza e persino usando la violenza contro gli agenti di guardia alle frontiere», spiega Ruiz, esattamente quanto accaduto ieri.

Per legalizzare questa pratica, nel 2015, alla Ley Orgánica de Derechos y Libertades de los Extranjeros è stata aggiunta una disposizione, in virtù della quale, «gli stranieri che vengono rilevati sulla linea di confine della demarcazione territoriale di Ceuta o Melilla mentre tentano di superare elementi di contenimento del confine per attraversare il confine in modo irregolare,possono essere respinti per impedire il loro ingresso illegale in Spagna».

«Detto rifiuto deve essere effettuato in conformità con il diritto internazionale in fatto di diritti umani. Gli immigrati potranno fare le loro richieste di protezione internazionale (asilo o rifugio) presso i posti di frontiera o nel resto dei luoghi abilitati a tal fine, principalmente gli Uffici Stranieri, le Questure provinciali o le rappresentanze diplomatiche e consolari all’estero.

Il Governo ha adottato un ‘concetto operativo di confine’, ai soli fini degli stranieri, secondo il quale il confine sarebbe costituito dalla linea formata dagli agenti della Guardia Civile nelle acque interne o dalla recinzione interna nelle città di Ceuta e Melilla nelle zone a doppia staccionata.

Il Protocolo de actuación de control fronterizo de la Guardia Civil 26 febbraio 2014 stabilisce i criteri per determinare quando l’ingresso illegale non riesce o quando si verifica. Pertanto, si considera che l’ingresso abbia luogo solo quando l’immigrato ha superato il recinto interno. Quando i tentativi di attraversarlo sono contenuti e respinti dalle forze di sicurezza, non ci sarebbe stato alcun effettivo ingresso illegale.

La determinazione di questo fatto è rilevante, poiché la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e la Carta dei diritti fondamentali dell’UE vietano le espulsioni collettive di stranieri e stabiliscono alcune garanzie per la loro espulsione, in particolare il trattamento di un procedimento amministrativo individuale, con possibilità di ricorso contro la decisione presa.

Se viene stabilito che lo straniero non è entrato in Spagna in modo irregolare (cosa che accade quando viene catturato nella recinzione di confine, appollaiato in cima alle recinzioni o anche quando riesce a saltare e viene fermato in prossimità della recinzione), può essere trattenuto, ammanettato e immediatamente rimpatriato in Marocco senza ulteriori formalità».
Ci sono solo due eccezioni che impediscono la pratica ‘devoluciones en caliente’: i minori e le persone appartenenti a gruppi vulnerabili, come gli anziani o le donne incinte.

CEDU ha dunque approvato ‘devoluciones en caliente’, «che sarebbero una conseguenza del comportamento dell’immigrato che decide di entrare in territorio spagnolo in modo irregolare e con la forza. Tuttavia, se il tentativo di ingresso ha esito positivo, lo straniero beneficerebbe di tutte le garanzie legali relative all’espulsione», conclude Ruiz.

Malgrado la sentenza CEDU, il tema ‘devoluciones en calienteha acceso il dibattito in Spagna. La Comisión Española de Ayuda al Refugiado(CEAR) ha dichiarato che questa pratica èillegale e incostituzionale‘. «La persona è privata del diritto a una tutela giudiziaria effettiva e viola il principio di non respingimento contenuto nella Convenzione di Ginevra», ha dichiarato a ‘El Periodico’ Gisela Cardús , del team legale della Commissione catalana per l’assistenza ai rifugiati. Una pratica, questa dei respingimenti, che, ricordano alcuni commentatori, criticata dal Psoe e da Pedro Sánchez prima di arrivare a La Moncloa, e ora ampiamente praticata. Il Psoe,ricordano alcuni osservatori, «si era opposto alla legge sull’immigrazione approvata durante il governo Rajoy perché, a suo avviso, violava i diritti umani e lasciava in sospeso gli impegni internazionali della Spagna. Detta legge contemplava devoluciones en caliente, e il responsabile dell’immigrazione del Psoe disse allora che supponeva una ‘mancanza di empatia’ con la popolazione immigrata in fuga dalla povertà».

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