domenica, Agosto 14

Perché la guerra? Carteggio Einstein – Freud C’è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra?

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

(Philip Roth)

A. Einstein a S. Freud

Il quesito torna d’attualità oggi con il conflitto Russia-Ucraina, anche se si sarebbe dovuto usare negli anni scorsi nei numerosi conflitti e guerricole regionali che insanguinano il pianeta. Ma dato che i media producono senso e significati ed i governi concentrano l’attenzione verso aree d’influenza, il risultato è che a noi di quanto successo o accade adesso in Siria, Afghanistan, Yemen ed altri paesi africani, nulla sappiamo e nulla vogliamo sentire né vedere. Altro che va dove ti porta il cuore, qui ti portano affari e portafoglio con un altro tipo di guerra. La corrispondenza di cui al titolo riflette in quegli anni, presi tra i morti della prima guerra e la tragica “Soluzione Finale” della Shoah della seconda, sul significato e la logica della guerra nelle sue motivazioni filosofiche e morali. Detto che la guerra è la legittimazione di un dominio procurato con le armi, mentre passano giorni già mesi di questo drammatico conflitto in Ucraina tra finti negoziati e mancato ascolto reciproco, non è secondario analizzare ed argomentare sulla logica della guerra per l’uomo. Dunque perché la guerra? Luso delle armi appare unalternativa di consenso, per compattare una coesione sociale a rischio. In Russia Putin riteneva questo il tempo di riallacciare questa invasione ad un sotterraneo conflitto rivendicativo delle regioni del Donbass e Crimea, in una guerra civile sotto traccia dal 2014. Cercatevi aggressori ed aggrediti, ma soprattutto cerchiamo esperti d’onestà intellettuale credibile, che ci dicano senza enfasi tra una ovvia strumentale sovraesposizione mediatica di parte ucraina sui danni del pari con una minimizzazione di morti e difficoltà tecnologiche in armamenti di parte russa. Ma poi che cosa realmente sia successo anni addietro resta aleatorio. I russi criminali sempre e comunque, gli ucraini a perseguitare ed uccidere i russofili? Cercasi solo intellettuali seri, no perditempo con elenchi “telefonici” di proscrizione… Torniamo alle questioni serie con un lungo ritorno al passato. Senza nostalgie.

Siamo a novanta anni fa, il luogo è Gaputh (Potsdam), la data il 30 luglio 1932. Quel giorno l’estensore di una missiva scrive «La proposta, fattami dalla Società delle Nazioni e dall’“Istituto internazionale di cooperazione intellettuale” (cooperazione intellettuale, sublime, impensabile oggi, mio) di invitare una persona di mio gradimento a un franco scambio di opinioni (come oggi con liste di putiniani ed anti nell’epoca del non ascolto altrui) su un problema qualsiasi da me scelto, mi offre la gradita occasione di dialogare con Lei circa una domanda che appare, nella presente condizione del mondo (nel 1933 Hitler conquisterà il potere, mio), la più urgente fra tutte quelle che si pongono alla civiltà. La domanda è: C’è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra?». La domanda è urgente, oggi impossibile solo da formulare per una guerra obbligata e con pacifisti da ‘eliminare’ perché ‘collusi’ con Putin, infatti non ce ne è più uno.

L’estensore della missiva è Albert Einstein ed il ‘Lei’ cui si rivolge è Sigmund Freud. Due giganti delpensiero che incrociano le rispettive conoscenze per un interrogativo enorme. Altri tempi, tempi che diverranno bui con l’avvento del nazismo (ragione della nascita personale in Italia non in Austria), in cui due intellettuali discutono in modo profondo sul tema cardine della storia dell’uomo. Seguiamoli nel loro scavo riflessivo. Einstein scrive a Freud partendo dall’assunto di come sia «ormai risaputo che, col progredire della scienza moderna (fonte di innalzamento delle menti, non come i dementi anti scientisti no vax privi di logica e ragione, mio), rispondere a questa domanda è divenuto questione di vita o di morte per la civiltà da noi conosciuta», ma la buona volontà non ha modificato le cose. E. è consapevole di “non sapere” perché «l’obiettivo cui si rivolge il mio pensiero non m’aiuta a discernere gli oscuri recessi della volontà e del sentimento umano». Oscuri recessi, per me studioso di scienze sociali è una soddisfazione. Uno scientista che chiede una mano ad un umanista, con virata medica, circa motivazioni psicologiche e recessi dell’agire umano.Ancora non stiamo in un’epoca di asfittica iperspecializzazione delle scienze dove un frammento approfondito di conoscenza limita losservazione dell’insieme. Pertanto vuole avvalersi della «Sua vasta conoscenza della vita istintiva umana». E. individua in F. lo studioso dell’uomo verso l’istinto primordiale del cervello rettiliano, la parte animale e più arcaica, la sua componente innata. L’istinto sarebbe un comportamento innato, mentre l’impulso costituirebbe un atto improvviso privo di una razionale motivazione. Mentre le pulsioni sono atti di un processo che orienta l’individuo verso il raggiungimento di uno scopo, senza nulla determinare circa la natura istintuale. Riportandoci all’oggi escludendo il chiacchiericcio giornalistico o di quanti frequentano materie sconosciute, Putin sarebbe associato a pulsioni in un’invasione programmata razionalmente. Imbecilli e teorie su follie sistemati. E. auspica suggerimenti di metodi educativi, “più o meno estranei all’ambito politico” che eliminerebbero ostacoli psicologici. Lo scienziato della fisica «essendo immune da sentimenti nazionalistici», quelli in auge oggi, formula l’aspetto organizzativo del problema «gli Stati creino un’autorità legislativa e giudiziaria col mandato di comporre tutti i conflitti che sorgano tra loro» tutto in grassetto nel testo. Pensa dunque con approccio funzionalista ad una devoluzione di autorità dall’attore nazionale verso una cogente autorità sovranazionale. Progetto mancato di un’Europa di burocrati e banchieri attenti solo al denaro ed all’austerità affossandola, senza pensare ad una partecipazione solidale culturale politica ad un progetto sovranazionale comune. Che infatti oggi non esiste con gli Stati nazionali in preda a conati di nazional-sovranismoidentitario “patriottico” in confini difesi con muri e fili spinati. Ma non precorriamo. Secondo E. ogni Stato deve assumersi un obbligo di rispettare i decreti di questa autorità, invocarne la decisione ed accettarne senza riserve il giudizio. Insomma una Corte Penale Internazionale, un Tribunale dei diritti dell’uomo, una Corte di Giustizia, sperando di non incorrere nelle ire di esperti di diritto internazionale, ma penso che questo sarebbe lo schema. Ma E. non è ingenuo, sa che un tribunale è «un’istituzione umana che, quanto meno è in grado di far rispettare le proprie decisioni, tanto più soccombe alle pressioni stragiudiziali», poiché non si può prescindere dal diritto e forza, due elementi inscindibili. Con il diritto che decide che ha valenza solo se la «comunità ha il potere effettivo di imporre il rispetto del proprio ideale legalitario». Oggi l’Europa è presa in giro da un solo paese di estrema destra, quell’Ungheria accolta per anni da ipocriti popolari, in ostaggio non avviandosi fumose sanzioni della cui efficacia contro la Russia non sappiamo, mentre pare proprio che stiamo pagando di più noi. E comunque, nessuno dei tromboni o trombette giornalistiche che sparano certezze ci ha chiaramente detto come stiano le cose. I 5-6 pacchetti di sanzioni funzionano o no, colpiscono e dove l’economia russa, il rublo cala o si è stabilizzato, i tanti quattrini che diamo per forniture stanno facendo di noi co-belligeranti grotteschi “con” la Russia contro l’Ucraina, perché la prima la finanziamo noi? Boh. Mah, chissà, mai i filoputiniani…. Ma proseguiamo nelle richieste del fisico con il primo assioma posto relativo al fatto che la «ricerca della sicurezza internazionale implica che ogni Stato rinunci incondizionatamente a una parte della sua libertà d’azione, vale a dire la sua sovranità». È quanto le premesse sull’Europa ponevano quale tema dirimente. Poi in sintesi arrivò la globalizzazione di merci servizi e beni, molto meno di persone, e lì crollò tutto sotto il peso di un capitalismo e di un’economia liberista a cui tutto fu subordinato. Schiacciando persone ed istituzioni, defraudando governi e politica del proprio raggio d’azione sostituito dal un agire finanziario speculativo distruttivo. Effetto? Un ritorno a nazionalismi direi quasi “condominiali” a difesa del particulareconstatata l’esizialità del modello globale che ha eroso differenze e contesti, omologato territori e politiche. Einstein pone il tema con lucidità affermando che forti fattori psicologici frenano il cambiamento perché «la sete di potere della classe dominante è in ogni Stato contraria a qualsiasi limitazione della sovranità nazionale».

Il punto chiave che individua è che questo smodato desiderio di potere politico si accorda con gli interessi economici. E qui afferma ciò che oggi è un’eresia per i vari Rampini, Riotta, Cazzillo o Cazzullo non ho capito, Gramellini, Mieli e diversi altri ‘guerrafondai’ per obbligo morale (ma di che?) di una guerra da proseguire ad ogni costo. Einstein anche qui pone tutto in grassetto per centrare meglio ed afferma «Penso soprattutto al piccolo ma deciso gruppo di coloro che, attivi in ogni Stato e incuranti di ogni considerazione e restrizione sociale, vedono nella guerra, cioè nella fabbricazione e vendita di armi, soltanto un’occasione per promuovere i loro interessi personali e ampliare la loro personale autorità». I sullodati su questo non dicono nulla per questo sono censurabili, come se fosse un fatto secondario, al contrario centrale come sanno bene in America dove l’export di armi all’Ucraina, ma non solo, significa “buon governo” e tanti posti di lavoro. A questo è ridotto l’essere umano, fabbrica armi che uccidono per vivere meglio. Folle. Ma quell’affermazione fa porre ad E. un’altra domanda «com’è possibile che la minoranza ora menzionata riesca ad asservire alle proprie cupidigie la massa del popolo, che da una guerra ha solo da soffrire e da perdere?» rispondendosi privo di ingenuità e cogliendo benissimo, il bersaglio mo’ ci vuole, che la minoranza al potere «ha in mano prima di tutto la scuola e la stampa, e perlopiù anche le organizzazioni religiose. Ciò le consente di organizzare e sviare i sentimenti delle masse rendendoli strumenti della propria politica» sottolineato di E. Vale a dire con persuasione e manipolazione (esempio? Rimandano in tv tra La7 e Discovery gli stessi documentari su Russia Putin Guerra mondiale già passati, mentre da Formigli, sempre La7 mentaniana simil ‘processo alla tappa” ciclistico quotidiano, rimandano orribili immagini di disperazione morti case distrutte con voce suadente di commento e musiche gravi e profonde. Se questo non è un lavaggio del cervello, democratico figuriamoci, ma esorbitante, asfissiante. Qui E. si chiede perché la massa si lasci infiammare così e si risponde che l’uomo ha dentro di sé il piacere di odiare e distruggere. Da qui l’ultimo quesito. «Vi è una possibilità di dirigere l’evoluzione psichica degli uomini in modo che diventino capaci di resistere alle psicosi dell’odio e della distruzione?» anche qui tutto sottolineato dall’Autore. Rilevante per raffinatezza è che di ciò non incolpa presunte masse incolte quanto «lintellighenzia” cede per prima a queste rovinose suggestioni collettive» perché l’intellettuale «non ha contatto diretto con la rozza realtà, ma la vive attraverso la sua forma riassuntiva più facile, quella della pagina stampata». E qui torniamo al produttore di senso della realtà il cui potere e responsabilità costituiscono il vero potere per chi lo esercita. Chiudendo la sua missiva E. è consapevole che l’istinto aggressivo opera anche altrove «penso alle guerre civili, dovute un tempo al fanatismo religioso, oggi a fattori sociali; o, ancora, alla persecuzione di minoranze razziali)». Conclude consapevole che Freud possegga risposte dirette o meno rispetto agli interrogativi da lui posti e salutandolo lo sollecita per la massima utilità di tutti, il «problema della pace mondiale alla luce delle Sue recenti scoperte, perché tale esposizione potrebbe indicare la strada a nuovi e validissimi modi d’azione». Molto cordialmente Suo Albert Einstein. In attesa delle risposte di Sigmund Freud è da sottolineare la limpidezza, lucidità, profondità di temi a tutt’oggi ancor più urgenti, scavallando mediocri che con penna o armi per non perdere potere architettano liste di cattivi, a difesa de proprio potere. Qui siamo su spalle di giganti che non possono essere incatenati.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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