lunedì, Giugno 27

Perché l’imminente IPO del gruppo Deda da 1,1 miliardi di dollari potrebbe dare una spinta al settore tecnologico italiano Una buona notizia per il settore che funge da motore propositivo e da ventata di ottimismo. Il mercato per ora rimane volatile ma con un portafoglio di candidati IPO e un elenco di ipotetiche operazioni che continuano a crescere

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Dopo una battuta d’arresto inaspettata di questi primi mesi del 2022, l’economia mondiale è caduta in una crisi economico finanziaria significativa. A seguito degli alti rendimenti nell’era pandemica il reparto tecnologico ora appare in leggero calo, ma ci sono delle eccellenze che potrebbero aprirgli nuovi spiragli. E’ il caso di Deda Group, un polo italiano del software che si sta preparando, secondo indiscrezioni, a quotarsi in Borsa. Una buona notizia per il settore, che funge da motore propositivo e da ventata di ottimismo.

Deda Group: storia, business, numeri e obiettivi futuri

Il gruppo Deda, guidata da Marco Podini, è una controllata da Lillo Spa, holding della famiglia Podini, che nasce nella GDO e che nel 2000 si è diversificata dal business storico, sviluppandosi nel settore della tecnologia informatica. L’azienda è nata in Trentino, ma in poco tempo è cresciuta in tutto il Paese e oltre i confini. E’ attiva con 34 sedi sul territorio nazionale e 9 nel mondo, ha circa 2000 dipendenti e oltre 4000 clienti in più di 50 Paesi, a cui ha portato innovazione e tecnologia ai loro processi e modelli di business.

Dotata di una visione strategica, con la volontà di operare in maniera veloce, si compone di un modello federativo che è alla base della crescita costante del Gruppo, che valorizza le eccellenze e centralizza i servizi. Forte della sua natura cross-settoriale e di un’ampia competenza, è in continua collaborazione con centri di ricerca, start up, hub di innovazione, università e player del mondo informatico. Oggi è annoverata come la settima realtà IT a capitale italiano, una realtà solida e affermata che non intende fermarsi.

Deda ha chiuso il 2020 con un fatturato di 253,5 milioni di euro di ricavi consolidati e con un ebitda di 22,2 milioni. Come obiettivi futuri si è posta di crescere di circa il 18% per arrivare a un valore della produzione di 300 milioni di euro entro il 2023, di incrementare l’organico di circa 400 nuove persone, di aumentare il capitale di 15,3 milioni di euro e di dedicare un piano di investimenti, pari a circa 50 milioni di euro, da destinare alla crescita organica del business e allo sviluppo delle soluzioni.

 

(Image: DedaGroup)

Una IPO da più di 1 miliardo di euro

Con questo quadro numerico, strutturale e operativo, Deda Group sta ipotizzando una IPO valutata 1 miliardo di euro. Secondo l’agenzia Bloomberg l’azienda è in preparazione per una quotazione prevista per fine anno o all’inizio 2023. Non sono ancora chiari quali saranno le dimensioni e i tempi, non è ancora arrivata una dichiarazione ufficiale da parte dei diretti interessati, ma pare che la società stia valutando tutte le opzioni possibili.

L’inizio del 2022, anche se è partito fiacco, sembrava in ripresa, ma il recente conflitto in Ucraina ha sbarrato le porte al mercato delle IPO in Europa. Ci sono comunque diverse aziende che continuano ad organizzarsi e a preparare accordi nell’attesa che le acque si calmino e i mercati si riprendano.

Le prospettive del mercato IPO nel 2022

Le paure e l’instabilità che hanno caratterizzato gli anni della pandemia hanno cambiato lo scenario degli investimenti. Nonostante questo, il 2021 è stato un anno record, con quasi 2500 aziende che hanno fatto la propria offerta pubblica. Ed ora il 2022 si prospetta un anno importante. Le attuali incertezze legate alle tensioni geopolitiche, le condizioni volatili del mercato, l’inflazione in salita, l’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia, hanno portato ad un notevole rallentamento nel primo trimestre e un freno alla ripresa economica mondiale.

 

(Image: ey.com)

Maxim Manturov, Responsabile della consulenza per gli investimenti di Freedom Finance Europe, afferma che: “Nel 2022, ci aspettiamo una graduale ripresa da un 2021 impegnativo. Un’elevata sottovalutazione fondamentale, un generale ritorno alla media all’interno dei multipli e il raggiungimento di livelli tecnici a lungo termine si combinano tutti insieme per creare lo scenario per un recupero di una gran parte di titoli ipervenduti. Secondo diversi operatori di mercato, la rotazione tra settori growth e value sarà meno pronunciata nel 2022, soprattutto se l’inflazione raggiungerà il picco nella prima metà dell’anno.”

Molte realtà candidate alle IPO hanno rimandato le loro intenzioni nell’attesa di prospettive economiche più rassicuranti. Nel complesso, il mercato europeo, nel primo trimestre in corso, ha visto debuttare 96 IPO, con un calo del 38% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, nonostante il momento traballante, i mercati finanziari globali rimangono aperti e funzionanti. In questo panorama titubante per fare buoni investimenti c’è da capire quali siano i trend positivi, i vantaggi e le possibilità da cogliere.

Tra i settori più performanti rimangono la tecnologia, nonostante abbia perso il primato dominante, quello delle materie prime, i settori industriali e l’energia, che in questi primi tre mesi dell’anno ha vinto in termini di proventi. Il mercato per ora rimane volatile ma con un portafoglio di candidati IPO e un elenco di ipotetiche operazioni che continuano a crescere.

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