venerdì, Settembre 17

Perché il Covid-19 può causare diarrea e vomito? L’analisi di Iñaki Milton Laskibar e Maria Puy Portillo, nutrizionisti dell’Universidad del País Vasco / Euskal Herriko Unibertsitatea

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In quasi un anno e mezzo di Covid-19, le misure restrittive per arginare la pandemia sono variate a seconda dell’incidenza del virus. Nonostante siamo riusciti a superare gli Stati Uniti nel numero di vaccinazioni giornaliere, siamo nel mezzo della quarta ondata della pandemia.

La cosa positiva è che, in questo lasso di tempo, sono stati sviluppati diversi vaccini di efficacia più che provata, e sono state condotte ricerche su diversi fattori che possono influenzare sia il contagio che la clinica del Covid-19.

In questo senso, e come per altre malattie, si sta prestando sempre più attenzione al possibile coinvolgimento del microbiota nel Covid-19.

L’organo dimenticato

Il microbiota intestinale (o microbioma intestinale) potrebbe essere definito come una complessa comunità di microrganismi, principalmente batteri, che risiedono nel nostro intestino e che possono raggiungere un peso di circa 2 kg.

Va notato che il microbiota intestinale svolge un ruolo rilevante nella digestione degli alimenti (partecipando all’estrazione dei nutrienti) e nella sintesi di alcuni nutrienti, produce diversi metaboliti e regola la funzione immunitaria. La sua composizione (ricchezza e varietà di microrganismi) è influenzata da fattori come le abitudini alimentari o lo stile di vita di una persona (attività fisica). E i cambiamenti possono avere conseguenze sulla salute.

Inoltre, sono state descritte anche alterazioni del microbiota intestinale (disbiosi) associate a malattie come l’obesità, il diabete di tipo 2 o la malattia dell’intestino irritabile.

Microbiota polmonare: oltre l’intestino

Ma non c’è solo un microbiota nell’intestino. Il polmone contiene anche batteri, principalmente batterioideti, firmicutes e proteobatteri.

Inoltre, è noto che esiste una sorta di comunicazione incrociata tra intestino e polmone (asse intestino-polmone) mediata, almeno in parte, dal microbiota. Pertanto, è noto che i metaboliti prodotti quando c’è un’infiammazione nell’intestino (endotossine) possono influenzare il polmone. E viceversa: le infezioni respiratorie potrebbero influenzare la composizione del microbiota intestinale.

In questo senso, dato che i sintomi gastrointestinali (vomito, dolore addominale e/o diarrea) sono relativamente frequenti nei pazienti con Covid-19, è stato proposto che queste affezioni potrebbero derivare dall’asse intestino-polmone. Non va dimenticato che sia l’epitelio polmonare che quello intestinale fanno parte del sistema immunitario della mucosa.

La relazione intestino-polmone potrebbe aprire la porta a ricerche e interventi futuri per affrontare il virus in modo più efficace.

Microbiota, asse intestino-polmone e Covid-19

Sebbene SARS-CoV-2 colpisca principalmente il tessuto polmonare, oggi è noto che è in grado di infettare il tratto gastrointestinale. Pertanto, sebbene il sintomo principale del Covid-19 è la sindrome da distress respiratorio acuto, potrebbe anche interagire con il microbiota intestinale, aumentando la produzione di intermedi proinfiammatori.

In effetti, sono state trovate grandi quantità di virus replicanti (principalmente nelle cellule epiteliali) nelle biopsie dell’intestino tenue e del colon di pazienti con Covid-19.

In questo scenario, è stato suggerito che la maggiore gravità del Covid-19 nei soggetti con obesità e/o diabete di tipo 2 potrebbe essere dovuta alla disbiosi caratteristica di queste malattie metaboliche. In questi casi, la stessa disbiosi potrebbe portare a una risposta infiammatoria incontrollata del sistema immunitario all’infezione da SARS-CoV-2, producendo un massiccio rilascio di citochine pro-infiammatorie note come ‘tempesta di citochine’.

D’altra parte, è stata osservata una correlazione negativa tra i sintomi gastrointestinali prolungati e la ricchezza e la diversità del microbiota intestinale nei pazienti con Covid-19. Ciò potrebbe essere correlato a una risposta immunitaria alterata, che rallenterebbe l’eliminazione di SARS-CoV-2.

A ciò si aggiunge che, nei pazienti con Covid-19 e sindrome da distress respiratorio acuto, è stata individuata la presenza di microbiota intestinale all’interno dei polmoni. Ciò suggerisce che Covid-19 potrebbe alterare l’asse intestino-polmone, portando a un feedback tra lo stato infiammatorio dell’intestino e il polmone.

Infatti, un recente studio condotto in un ospedale di Amsterdam ha concluso che sia la carica batterica che la presenza di microbiota intestinale nel polmone sono predittori dell’esito della malattia nei pazienti critici con Covid-19.

Nello stesso studio, hanno anche scoperto che il microbiota polmonare dei pazienti Covid-19 era diverso nei pazienti con o senza sindrome da distress respiratorio acuto. Tutto fa pensare che la differenza sia causata da una maggiore presenza di microbiota intestinale nel polmone dei pazienti con complicanze.

Il microbiota come possibile bersaglio terapeutico nel covid-19

Sebbene i meccanismi coinvolti in questa relazione intestino-polmone-Covid-19 non sono ancora completamente compresi, i risultati disponibili indicano il suo coinvolgimento nello sviluppo/gravità della malattia. In tal senso si ritiene che interventi in grado di modulare/recuperare la composizione del microbiota intestinale potrebbero aiutare a ridurre la gravità del Covid-19.

In effetti, sono attualmente in corso numerosi studi clinici sulla potenziale utilità di probiotici, prebiotici e simbiotici nel Covid-19. Nonostante i risultati disponibili di questi interventi siano ancora scarsi, possiamo già affermare che il recupero del microbiota intestinale favorisce una maggiore produzione di metaboliti con effetto antinfiammatorio da parte dei batteri interni.

 

 

Traduzione dell’articolo ‘¿Por qué la covid-19puede causar diarreas y vómitos?’

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