domenica, Settembre 19

Per sconfiggere l’ideologia jihadista bisogna comprendere l’Islam politico L' intervista a Zouhir Louassini, accademico marocchino e giornalista per Rai News

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La scuola per formare gli imam, voluta dal re Muhammad VI, è un esempio da imitare all’estero?

“È un’esperienza che ha prodotto risultati anche in alcuni paesi africani. Inoltre la collaborazione con la Francia e la Spagna è stata utile. La scuola per gli imam è una buona pratica che può essere imitata anche in Europa. Ma il vero problema è non rendersi conto che l’Islam già adesso fa parte della società europea. Invece di perdere tempo è meglio affrontare il problema. Se gli italiani fossero consapevoli che questa è la situazione attuale potrebbero iniziare a ragionare seriamente sull’Islam italiano. Lo Stato deve avere il controllo su questa realtà e l’aiuto di un paese come il Marocco può essere importante. È una questione che deve essere affrontata globalmente dall’Europa”.

L’Islam e la democrazia sono compatibili?

“Questa è una domanda da un milione di dollari. È necessario ragionare a vari livelli. In Occidente mancano gli strumenti per comprendere la realtà islamico-araba. L’Italia non è in grado di svolgere una riflessione approfondita. Se ne sentono tante sull’Islam, siamo in un’epoca di cosiddetti “esperti”, nella quale tutti si permettono di esprimere la propria opinione su qualsiasi tema. Se si parla dell’Islam come pratica religiosa privata e personale, non vedo per quale motivo tale religione non possa convivere con la democrazia. Se invece si parla dell’Islam politico è bene rendersi conto che si ha a che fare con un’ideologia. Se si va a leggere la letteratura dell’Islam politico si comprende come esso si presenti come un’alternativa alla visione occidentale di cui la democrazia fa parte. Il rifiuto della democrazia è innato all’interno dell’Islam politico. L’ideologia jihadista è nata dagli scritti di Sayyid Qutb, leader del movimento dei Fratelli Musulmani. Chi ha letto questi testi sa che tale dottrina si basa sulla negazione dell’Occidente e della società democratica. Si può discutere su vari aspetti ma l’obiettivo fondamentale dell’Islam politico è dominare, non convivere e neppure accettare realtà differenti. Questa ideologia non può essere minoranza. Deve governare. E governando può anche accettare altre culture e religioni ma sempre da una posizione di forza e di dominio. L’Islam politico sta penetrando in Europa ma si fa finta di non vederlo. I nostri paesi non hanno capito la sua logica”.

Che cosa può fare l’Europa?

“L’Islam politico ha varie sfumature: l’ideologia di Al Qaeda e dell’Isis affonda le proprie radici negli insegnamenti di Sayyid Qutb, punto di riferimento di tutti i movimenti jihadisti nati nel corso del tempo. Questi gruppi sono autonomi, si trovano in quasi tutti i paesi europei, arabi e musulmani, con più o meno potere a seconda dei contesti. Se l’Occidente avesse studiato l’Islam politico saprebbe che la religione viene dopo la politica. Il potere è più importante della spiritualità. Se non si capisce questo la lotta contro il fanatismo e il radicalismo è destinata a fallire”.

L’Islam moderato di cui parlano i media potrebbe aiutare i paesi europei in questa battaglia?

“Parlare di Islam moderato è sbagliato. Bisogna ragionare sull’Islam nella sfera privata e nella sfera pubblica. Chi vive la religione come un fatto personale non costituisce un problema. Se invece si fa un uso ideologico della religione allora è necessario stare attenti. Il punto è che non si può accettare il predominio di una cultura, che sia quella cattolica, ebraica o musulmana, sulle altre. La tendenza dell’Islam politico è andare a riempire la sfera pubblica, accettando strategicamente alcune regole con l’obiettivo di arrivare a dominare. È la sua natura. Quando si parla di sfera pubblica bisogna spiegare a chi vuole diffondere i precetti della “sharia” che nei paesi democratici l’unico libro sacro è la Costituzione”.

Esiste una visione laica dell’Islam?

“I fanatici sono ambigui, giocano con il termine “laicità”, ne accettano le regole perché in fin dei conti l’Islam non ha una chiesa che si contrappone allo Stato. Se l’alternativa fosse tra la moschea e lo Stato non sarebbero così d’accordo. Per l’Islam politico il potere, la religione e la vita quotidiana sono la stessa cosa. Per convivere invece è necessaria l’accettazione reciproca tra le varie culture”.

Di recente in Tunisia è stata abolita la legge che impediva alle donne di sposare uomini non musulmani. Qual è la condizione delle donne marocchine?

“La condizione delle donne marocchine è molto meno avanzata rispetto a quella delle donne tunisine. Nel 1999 re Muhammad Vi ha provato con la “Mudawwana”, la legge sul diritto di famiglia, a migliorare la loro situazione. È stato un passo avanti rispetto al passato. Ma c’è ancora molta strada da fare per poter parlare di parità tra uomini e donne”.

 

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