martedì, Giugno 15

Per Renzi ogni giorno una pena field_506ffbaa4a8d4

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Fare come Massimo D’Alema, che i giornali da sempre dice di non leggerli, e che invece attentamente li postilla perfino? E come si fa a non leggerli? Quelli tanto scrivono e pubblicano lo stesso, e non è che li si esorcizzano con un Twitter, con un SMS, con una battuta via Facebook. Passi per uno come Massimo Cacciari che esprime dubbi sul fatto che i servizi segreti italiani e il Ministro dell’Interno siano migliori di quelli francesi, e ti dice che si beneficia piuttosto della «funzione protettiva che svolge il Vaticano, altro che bersaglio»; e poi ti butta lì che è ora di finirla di continuare a rimirarsi il proprio ombelico. Passi: Cacciari non è mai stato un grande amico, anzi: sempre un gran criticone. Un ‘gufo’. Passi anche Eugenio Scalfari; cosa scrive su ‘La Repubblica’? Ecco, una mano provvidenziale gli ha evidenziato il passaggio velenoso: «…Dal punto di vista attuale siamo sostanzialmente irrilevanti in Medio Oriente, e non abbiamo un gran peso in Europa. Renzi rivendica un ruolo di mediatore in Libia per mettere d’accordo le varie fazioni che si combattono. Non c’è riuscito Leon dopo molti mesi di lavoro sotto l’egida dell’ONU. Sembra difficile che possa riuscirci Renzi…». Ma come, lui che gongola tutto quando lo ritraggono che parlotta con Angela Merkel, François Hollande, Barack Obama…«non abbiamo un gran peso…sostanzialmente irrilevanti…». Peggio di quando Maurizio Crozza gli fa il verso.

Sì, è vero: Scalfari non è mai stato un amico, ma almeno in passato qualche elogio sulla sua abilità e sul fatto che a lui non c’era alternativa, qualche riconoscimento insomma, l’aveva concesso. Ora invece… Chissà, forse ancora carico di bile per il cambio di direzione del giornale che ha fondato, senza che nessuno si fosse dato pena di consultarlo prima, o semplicemente avvertirlo…

Al diavolo tutta la rassegna stampa meticolosamente preparata. Non ha bisogno di leggere le severe argomentazioni de ‘Il Sole 24 Ore’, l’organo della Confindustria, per sapere che anche da quelle parti si segue con attenzione l’evolversi di una situazione che tutto è, meno che una marcia trionfale. Ricordi di scuola…chi lo diceva, Marziale? ‘In cauda venenum’. Infatti nel ‘giornale dei padroni’ l’editoriale conclude così: «…Un avvertimento molto chiaro per Renzi, ma non solo per le prossime comunali, ma per le prossime elezioni nazionali, dove –probabilmente- dovrà sfidare il ballottaggio l’unica forza in salute dal punto di vista dell’identità e degli obiettivi, il Movimento di Grillo. Almeno finora».

Si, ai ‘suoi’ e a tutti, può anche dire che si tratta di parole; di articoli ‘ispirati’, scritti da chi la domenica deve pur riempire degli spazi tipografici e galoppa con la fantasia. Può ripetere che passo dopo passo si sta marciando nella giusta direzione, e che sia pure a velocità ridotta, si fa quello che si dice, e il problema è riuscire a dire meglio quello che si fa. Si può, come si è sempre fatto, ostentare ottimismo, sorridere e miscelare con sapienza disponibile comprensione con decisionismo e determinazione…Così lo possiamo immaginare Renzi, di buon mattino, nella sua stanza a palazzo Chigi, che butta nel cestino mazzetta di giornali e rassegne stampa, e decide di occuparsi delle cose serie, quelle importanti. Poi, però, arriva un momento in cui i nodi arrivano al pettine.

Eccolo, un nodo: sotto forma di un sondaggio Centro Studi Elettorali di un politologo amico, Roberto D’Alimonte. In caso di ballottaggio alle elezioni politiche, questo il succo, il Movimento 5 Stelle supererebbe il Partito Democratico. Un margine stretto, una forchetta fragile, e comunque un segnale che non va sottovalutato. In caso di ballottaggio tra PD e centro-destra, quest’ultimo soccombe. Se, invece, la sfida si riduce tra PD e M5S le cose cambiano: «L’esito sarebbe molto meno scontato. In questo sondaggio, ma non è il solo, il candidato del M5S risulta davanti a Renzi: 51 a 49. Un vantaggio statisticamente insignificante ma politicamente significativo. Il bipolarismo italiano è sempre più imperniato tra un partito che fa politica stando al Governo e uno che fa anti-politica stando all’opposizione».

E’ veramente è possibile che il M5S possa vincere le prossime elezioni? Quello che fino a ieri sembrava fantascienza, oggi non viene escluso. «Dopo quasi due anni di Governo», spiega D’Alimonte, «Renzi non è ancora riuscito a costruire intorno a sé un blocco elettorale tale da garantirgli la vittoria alle prossime politiche. E’ certamente il candidato in pole position ma l’esito non è scontato. Oggi il suo problema principale si chiama Movimento 5 Stelle».

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