mercoledì, Settembre 22

Per gli OPG ancora l’ennesima proroga?

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Lo arrestano il 31 dicembre. L’imputazione parla di un generico “reato contro il patrimonio”. Va nei locali della doccia, lì si toglie la vita impiccandosi con un lenzuolo. Così muore nel carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia, un ragazzo tossicodipendente di 19 anni, di nazionalità rumena, ma residente fin da piccolo in Italia. Non era particolarmente grave il reato commesso da questo ragazzo, tutt’altro; e infatti il Giudice per le Indagini Preliminari dispone gli arresti domiciliari, ma la famiglia non ne vuole sapere di accoglierlo in casa. La madre sperava, lasciandolo in cella, di tenerlo fuori dai guai, e che si sarebbe così disintossicato.

Nel 2014, nei penitenziari italiani, si sono suicidati 10 agenti di custodia, e 44 di detenuti. In dieci anni i detenuti che si sono tolti la vita sono stati a 823; oltre 100 i suicidi tra il personale di polizia penitenziaria. “Forse dovremmo mettere su un Osservatorio per i suicidi in carcere”, dice la segretaria dei Radicali, Rita Bernardini.

Nel frattempo, da sabato il leader storico leader radicale Marco Pannella è ricoverato in una clinica romana in via precauzionale. Pannella ha iniziato un nuovo sciopero della fame e della sete “non di protesta, ma di dialogo”, precisa. “L’obiettivo è quello di aiutare il nostro il nostro Paese e chi lo rappresenta, cioè il governo, a rispettare la legalità. Perché non sia un governo che incorra nella condizione criminale di non rispettare la legge”. Nelle carceri italiane la situazione è leggermente migliorata: si registra nell’ultimo anno, una riduzione di circa diecimila detenuti: da 64.047 si è scesi a 49.347; merito soprattutto della Corte Costituzionale che ha abrogate le norme punitive della Fini-Giovanardi sulla droga, e la Bossi-Fini sull’immigrazione. Resta comunque un eccesso di circa 5 mila detenuti. Rita Bernardini mette in discussione i dati del Governo: “Se si vanno a spulciare le cifre pubblicate dallo stesso ministero di Giustizia, si vede che i posti realmente disponibili sono molti meno dei 49.494 dichiarati. Ci sono sezioni ancora non agibili perché da ristrutturare o perché manca il personale”.

C’è poi la ancora irrisolta questione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Non si sa ancora bene che fine faranno gli internati. Per legge mancano ormai meno di cento giorni, dopo dovrebbero essere chiusi. Lo saranno? C’è un clima di grande incertezza. La situazione è molto complicata e non è facile capire che cosa accadrà realmente a partire dal prossimo 31 marzo, se ci sarà effettivamente la chiusura degli Opg, o se alla fine sarà concessa l’ennesima proroga. Attualmente gli internati nei sei Opg disseminati nel paese “ospitano” un migliaio di detenuti che il giudice ha dichiarato «incapaci di intendere e di volere». Molti di loro sono considerati “non dimissibili” perché socialmente pericolosi. Che fine faranno queste persone? Si parla di trasferirle in strutture residenziali di semi-sorveglianza o – a nei casi meno gravi – affidarli a percorsi di reinserimento con assistenza domiciliare. Il punto da sciogliere è per quei casi, considerati più gravi, che rischiano di finire in strutture di sorveglianza perimetrale, i cosiddetti Rems, a tutti gli effetti dei mini-Opg.

Un libro, infine, che racconta una realtà del carcere di cui si parla poco, le sezioni femminili. Non sono molte, appena un migliaio le donne in carcere, il 4 per cento circa della popolazione detenuta. Il libro si intitola semplicemente ’Recluse’, lo hanno curato Susanna Ronconi e Grazia Zuffa (Ediesse edizioni). Il lavoro nasce da una ricerca condotta nel 2013 nelle carceri di Firenze Sollicciano, Pisa ed Empoli, con interviste alle donne detenute, alle agenti di polizia penitenziaria, al personale educativo. Un lavoro che tocca i vari aspetti della vita delle donne detenute, e dà la parola a persone in genere silenziate, non ascoltate: “Adesso sono diventata un mostro, l’assistente sociale ha chiesto l’affidamento…non sono innocente, ma i miei bambini li ho sempre curati. Sono sempre la persona che li accudiva…”. “Mi volevano dare delle gocce per mettermi a dormire quando ho sbroccato, solo che grazie a dio ho avuto il potere di dire no…Io un giocattolino nelle vostre mani non lo divento, perché la vita è ancora mia…”. “Venendo qui, tutto quello che vedevo nero, ho tirato fuori un arcobaleno…”.

Voci senza nome e volti, storie che compongono un mosaico attraverso la narrazione di vite, ed emerge una sottaciuta realtà fatta di sofferenza e dolore, ma anche di non sopita speranza e solidarietà.

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