lunedì, Giugno 27

Pentagono: ‘Stato nello Stato’ o pozzo senza fondo?

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Va tuttavia rilevato che alla base di un disorganizzazione tanto evidente esiste una precisa volontà politica, come testimoniato dal fatto che il Pentagono è l’unico ente a non aver rispettato la normativa federale che impone verifiche annuali a tutte le agenzie governative. Nel 2011, l’allora segretario alla Difesa Robert Gates parlò di ‘amalgama di feudi’ per definire il meccanismo farraginoso, scoordinato e disfunzionale che alimenta la macchina operativa del Pentagono. Un sistema che consente al Pentagono di sottrarsi al compito di rendicontare le proprie spese e documentarne la destinazione, compromettendo qualsiasi tentativo di riorganizzazione del gigantesco ed opaco apparato burocratico della Difesa che macina quantità enormi di denaro e di cui le autorità competenti non riescono a monitorare l’operato. È per ovviare a tale inadeguatezza che il Congresso ha imposto all’esercito Usa di prepararsi adeguatamente ad una verifica integrale, prevista per il 30 settembre 2017, che consenta ai legislatori di razionalizzare le spese e rendere il meccanismo più limpido ed efficiente.

I precedenti inducono tuttavia a dubitare che le richieste del Congresso vengano soddisfatte. Già nel 2011 l’allora segretario alla Difesa Leon Panetta aveva ingiunto al proprio dicastero di mettere in ordine i libri contabili per sottoporli ad esame congressuale entro il 2014, ma la scadenza non venne affatto rispettata. Ma l’episodio maggiormente significativo risale al 10 settembre 2001, quando l’allora capo del Pentagono Donald Rumsfeld si spinse a dichiarare che «l’avversario è qui. È la burocrazia del Pentagono. Non le persone, ma le procedure. Non i funzionari, ma il sistema […]. Alcuni potrebbero domandarsi perché il segretario alla Difesa attacca il Pentagono davanti ai suoi impiegati. Io rispondo loro che non desidero attaccare il Pentagono, ma liberarlo. Noi dobbiamo salvarlo da se stesso […]. Secondo le stime, abbiamo perso traccia di qualcosa come 2.300 miliardi di dollari».

Non solo il radicale cambio di registro promesso solennemente da Rumsfeld non fu mai messo in atto, ma gli attentati che si verificarono il giorno successivo alla sua dura presa di posizione innescarono un’escalation militare (Afghanistan, Iraq…) che avrebbe allargato enormemente il bilancio del Pentagono e approfondito le anomalie che già all’epoca erano motivo di forte preoccupazione. Se da un lato è indubbio che il complesso militar-industriale, cuore pulsante dello ‘Stato profondo’ Usa, abbia tratto i maggiori benefici dalla crescita esponenziale del bilancio militare contestuale alla ‘guerra al terrorismo’, d’altro canto è parimenti fondato il sospetto che, come evidenziato dall’esperto analista William Engdahl, la pioggia di denaro concesso a fondo perduto e in assenza di qualsiasi forma di tracciabilità a favore del comparto bellico abbia alimentato una «corruzione rampante in seno al più grande Leviatano militare del mondo, il Pentagono». Un circolo vizioso consolidatosi al punto da trasformarsi in fenomeno sistemico, e da indurre lo stesso Engdahl a sottolineare come il crollo dell’Impero Romano, risalente al IV Secolo D.C., fosse preannunciato proprio da segnali di decadenza di questo tipo.

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