martedì, Luglio 27

Pensioni: il dramma di Umberto D.

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La vicenda dei rimborsi sentenziati dalla Consulta dopo il congelamento dell’indicizzazione degli assegni-pensione decretato dal governo Monti è un esempio di italianità al limite del proverbiale. Poche volte mi è capitato di assistere a un fatto così genialmente rappresentativo del celebre adagio secondo il quale ogni tragedia, se accade in Italia, si trasformerà prima o poi, immancabilmente, in farsa.
Ricapitoliamo brevemente: nel 2011 il supertecnico Governo Monti è costretto, a causa del vergognoso comportamento di almeno due dozzine di suoi predecessori, a mettere mano al verminaio delle pensioni, impostandone una riforma assai sanguinosa. Mario Monti ed Elsa Fornero, Ministra direttamente responsabile, diventano immediatamente i più odiati dagli italiani, in quanto esecutori implacabili di ciò che nessun Premier, forte di maggioranza plebiscitaria o debole al limite del ridicolo che fosse, aveva osato fare.
I supertecnici servono proprio a questo: evitare che i politici puri, cui toccherebbero decisioni sgradevoli, si sporchino le mani. Sanno bene che, nel bilancio nazionale italiano, l’intonsa voce pensioni è svariate tonnellate più pesante di qualsiasi altro onere. Sanno che il popolo continuerà sempre a chiedere, fomentato da appositi movimenti moralizzatori, soprattutto risibili decurtazioni ai parlamentari, e riduzioni dei cappuccini e delle macchine blu. Ma se ne curano il giusto, perché il loro obiettivo non è il consenso elettorale.
Bene, capita che i supertecnici, per la fretta indotta dallo spread montante e dall’Europa seriamente irritata, commettano una serie di fesserie. Tipo scordarsi dei cosiddetti esodati. E tipo provare, zitti zitti, a varare un provvedimento che blocca l’indicizzazione delle pensioni non inferiori al triplo del minimo. Circa 1400 euro lordi, per capirci.
La Consulta ci pensa molto bene, riflette per quattro lunghi anni sulla questione. Anni in cui sono cambiati tre Governi, si sono strette nuove ed  ardite alleanze, sono scomparsi dalla scena politica personaggi che sembravano eterni, sono nate nuove stelle. Finalmente, è il 2015, si esprime. Ed è monolitica, implacabile. Emette una sentenza (quasi) senza appello: restituzione dei soldi ingiustamente sottratti ai pensionati.
Siccome si tratta di un numero imprecisato ma stratosferico di miliardi, oggi cinque, domani dodici, ora siamo a diciannove, al Governo in carica prende un mezzo colpo. E comincia a esplorare quel ‘quasi’ messo tra parentesi qualche riga sopra, proponendo una soluzione che salvi capre e soprattutto cavoli dei pensionati, senza precipitare i conti pubblici nella vecchia casa degli orrori.
Certo, nel frattempo lo spread si è ridimensionato considerevolmente, la recessione sembra superata, molte cose sono insomma cambiate dal 2011.Ciò che non cambia mai è l’attitudine degli italiani a valutare e giudicare rigorosamente tutto, senza capire altrettanto rigorosamente niente. L’assassino è sempre il maggiordomo, il colpevole è il Governo in carica, ladro e odioso torturatore di vecchi, forse responsabile, a ben guardare, anche del dramma del povero Umberto D,  il pensionato del capolavoro di De Sica. Era il 1952, sì, ma che importa?

 

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