lunedì, Novembre 29

Pensioni (da fame) e tasse (evase), due facce della stessa medaglia Se lo Stato non ci mette una parte, attingendo dal monte tassazione generale, alla fine la pensione che sarà pagata sarà da fame. Si tratta di aumentare la produttività, così da aumentare la ricchezza generale, e soprattutto garantire che tutti paghino le tasse

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Pensioni: «l”incontro non è andato bene». Parola della triplice -CGIL, CISL, UIL- all’uscita dall’incontro con Mario Draghi, ieri sera. Male perchè sulle pensioni ci sono «solo 600 milioni. Non ci sono risposte sulla riforma complessiva necessaria. Il sindacato valuterà nei prossimi giorni forme e strumenti di mobilitazione».
«Senza la Lega ci sarebbe il ritorno probabile alla Fornero», «Sicuramente troveremo una soluzione». Parola di Matteo Salvini, che Draghi lo aveva incontrato lunedì.

 

Mi piacerebbe davvero poter assistere, non visto, al ‘prima’ e al ‘dopo’ degli ormai consueti ‘incontri settimanalitra Matteo Salvini e Mario Draghi. Un rito cretino, finalizzato soltanto a permettere a Salvini di dire di avere parlato con Draghi, per poi dire, con l’aria del trionfatore, che Draghi fa esattamente ciò che Draghi ha detto di voler fare. Potrebbe sorprendere che Salvini non si renda conto che fa una figura non esattamente bella, ma forse non lo capisce e nessuno glielo dice … sempre che non ci sia Giancarlo Giorgetti dietro, che vuole fargli fare figuracce, per soffiargli la poltrona -con questi politicanti tutto è possibile!
Ma, come dico, più che altro mi piacerebbe assistere al prima. Non tanto di Salvini che, immagino tronfio come al solito, sciamannato nel suo giaccone da neve o in camicia, entra nello studio di Draghi con l’aria del padrone e ne esce dopo pochi minuti. Eh sì, perché, incontro settimanale va bene, ma Draghi non ha tempo da perdere, e quindi in pochi minuti si mettono d’accordo sul fatto che si fa come dice Draghi e Salvini esce. Poi magari si fa un giro nel palazzo, fa un paio di telefonate, ordina la cena e esce su Piazza Colonna per dire che lo ha incontrato e si fa come dice lui, Draghi. Fateci caso: Draghi riceve sicuramente varie personalità politiche ogni giorno, anche se basterebbe per lo più una telefonata. Ma, fatta eccezione per alcuni, sempre gli stessi, gli altri entrano ed escono dalle porte di dietro o di lato, insomma non spuntano su Piazza Colonna per fare la solita dichiarazione o per dire che non intendono dichiarare. Non dico che sia una regola certa, ma io la uso per una prima valutazione delle persone: quelli che spuntano sulla piazza, in genere, sono persone da non prendere troppo sul serio. Per non parlare di quelli che si spencolano dal balcone a salutare la folla plaudente … quante ne abbiamo dovute vedere, e, temo, quante ancora ne vedremo!
Ma ciò che mi piacerebbe vedere di più, è la faccia del povero Draghi, costretto a questo incontro, del quale ovviamente non ha nessuna voglia, anche perché inutile. Ma deve fare buon viso a cattivo gioco e incontrarlo, impassibile come sempre, ma sono certo, prima, sbuffante come un cavallo dopo una corsa. Anzi, se mi devo figurare l’incontro, la cosa, penso, che si svolga così: Salvini arriva nella stanza prima dello studio di Draghi, la segretaria o il segretario lo saluta, bussa alla porta di Draghi, la apre e Draghi fa un gesto una via di mezzo tra il fastidio e il saluto e la cosa finisce lì.
Mi domando anche, come facciano gli uscieri o gli altri dipendenti di Palazzo Chigi che assistono a questa sceneggiata settimanale, a trattenere le risa. Pensate allo sforzo eroico di quei tre o quattro poliziotti sull’attenti davanti al portone, che non possono voltarsi dall’altra parte per ridere! Anzi, proporrei una gratifica speciale per ‘mancato riso’.

 

Comunque sia, ora c’è il problema delle pensioni. Quell’orrore di quota 100, che ha prodotto solo debito e praticamente nessun occupato. Ma per Salvini, al solito, è una bandiera, rinunciarvi sarà dura, anche se ormai si è assuefatto e cerca di vantare che è lui a proporre le varie ‘quote’ di cui si discute.
Ormai la storia delle pensioni è diventata, come spesso accade, una specie di gioco del lotto: ognuno che vuole tira fuori il suo numero preferito e, ne sono certo, i nostri allegri politicanti fanno le scommesse su quale quota passerà, 102, 103, 104, 103,5 e così via. Tutti, credo, salvo Enrico Letta che dice che è contro le quote, ma non dice che è favorevole a cosa. Una soluzione ci dovrà per forza essere, e ci si deve arrivare al più presto.
Io non sono minimamente esperto in materia, ma non ci vuole la strega di Benevento per capire, che il problema è serissimo: basta fare due conti anche approssimativi e vedere che, anche con un lavoro ben remunerato, il risultato è misero, specie per chi (e sono molti) abbia cominciato a lavorare tardi.
Mi turba un po’, che, una volta di più i sindacati finiscano per essere d’accordo con Salvini, nel pretendere una pensione a spese della collettività. Perché è questo il punto: se si tratta di fare qualcosa che costi, tutti sono d’accordo solo su una cosa, fare pagare Pantalone. Ancora non hanno capito, che Pantalone siamo noi tutti e i soldi sono finiti.
Perché non vi è dubbio, temo, che se lo Stato non ci mette una parte, una buona parte, alla fine la pensione che sarà pagata, sarà una pensione da fame o quasi. Se la pensione si calcolerà solo sui versamenti effettuati, non vi è via di uscita, credo.
Forse varrebbe la pena di rivalutare le lacrime, a suo tempo, della signora Elsa Fornero, che si rendeva conto che la pacchia era finita e che non riusciva ad annunciarla. E ora è diventata il bersaglio preferito di Salvini (e non solo) mentre, poveraccia, cercava solo di fare i conti giusti.

Il guaio è che gran parte del problema dipende proprio dal fatto che in Italia il lavoro è mal pagato e i lavoratori sono relativamente pochi, per cui si deve attingere al monte tassazione generale. Alla lunga non credo che vi siano molte altre possibilità. Ma proprio ciò dovrebbe indurre tutti a darsi il massimo da fare per far crescere la produttività in maniera da aumentare la ricchezza generale e con essa anche le pensioni.
Sì, lo vedete, parlo un po’ in termini generici, perché il tema è complicato e vie di uscita non sembra che ve ne siano molte. La cinghia si dovrà stringere, anche perché non possiamo usare i soldi della UE per finanziare le pensioni, la signora Ursula von der Leyen ci morderebbe i polpacci … quello che, colpevolmente non fa con i polacchi.
Ma certo un primo passo avanti -e così torno su un tema su cui ho insistito più volte- sarebbe quello di garantire che tutte le tasse vengano pagate: abbassarle, , ma a chi le paga, e solo dopo che l’evasione sia prossima allo zero. Si chiama ricatto, sì: fai pagare le tasse all’evasore che conosci e io te le abbasso, altrimenti te le alzo. Non è possibile continuare a ritenere che uno Stato possa restare in piedi con una evasione fiscale che supera i centomila miliardi l’anno.
Non si tratta di aumentarle le tasse, ma di farle pagare a chi non lo fa. È questa, penso, la grande difficilissima scommessa di Draghi, sulla quale, però, mi duole dire, non mi sembra che sia gran che impegnato. Forse non risolverebbe, ma varrebbe la pena di tentare: ridurre a zero la circolazione della moneta. Ma, lo so, è un sogno.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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