lunedì, Settembre 20

Pensieri di un Corazziere di picchetto alla porta del Presidente durante le consultazioni per la crisi di Governo In esclusiva per ‘L’Indro’

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Passano allo ‘Studio alla Vetrata’ le delegazioni di Partiti e coalizioni. Passa Di Maio (Luigi). Passa Salvini (Matteo), con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, passano gli esponenti del Partito Democratico, passa il toscano di Rignano sull’Arno. Passano i Presidenti di Senato e Camera, però che belle gambe ha la Signora, come politica non saprei dire ma come donna va ancora alla grande. Certo, per cultori vista l’età, ma volendo… Passano un po’ di quelli dei Gruppi parlamentari minori, e in meno sono e in più vengono. Passa il tempo, passa la voglia, passa la qualunque, e a me tocca stare qua impalato come nella canzone di Rascel solo che io il Corazziere lo faccio sul serio e siccome sono alto (lo siamo tutti, più o meno, anche se ormai pure i criteri di scelta si sono ridimensionati) robusto e affidabile (dicono) mi hanno scelto per stare di picchetto davanti alla porta del Presidente in attesa che le delegazioni e le cariche istituzionali finalmente escano. Davanti ho una marea di giornalisti cameramen fotografi (e giornaliste camerawomen fotografe) che si stringono allargano azzuffano come polli e galline in un pollaio. Non è un gran spettacolo, né quello dei giornalisti né quello degli ospiti presidenziali, anzi questo è pure peggio. E io sto qua impalato, immoto, sperando che la prostata regga ché mica posso fare la figura di andare al bagno (anche se l’alternativa è peggio), o magari svenire per la stanchezza, il caldo, la fame e la sete come è già successo a qualcun altro. Peraltro per la ‘questione vescica’ ho voluto fare io il fenomeno rifiutando il sacchettino d’ordinanza utilissimo in caso di necessità e adesso mica posso lamentarmi facendo una figuraccia con i miei colleghi. Quanto agli altri, quelli che ho davanti e quelli che mi vengono di dietro, per fortuna la stoffa è pesante e il colore nero, quindi nella malaugurata ipotesi, e stando attento a rilasciare un poco alla volta come mi hanno insegnato al Corso per aspiranti Corazzieri, non dovrebbero accorgersene.  

E pensare che quando mi avevano preso, prima nei Carabinieri e poi nei Corazzieri, ero orgoglioso io, e tutti i miei, e tutto il mio paesino campano. E adesso mi ritrovo qui a fare la bella statuina, il guardiaporta, che allora era meglio fare la ‘guardia al bidone’ di storica rimembranza. Ma tant’è, se la Patria questo chiede questo faccio, e poi quel bravuomo del Presidente se lo merita, per questi altri invece, quelli davanti e quelli dietro, non lo farei proprio nonostante lo stipendio sia più che apprezzabile. Ma io lo facevo, e vorrei ancora farlo, per ideale questo mio strano e prestigioso e inutile mestiere. A me ne passano tante per la testa in tutte queste ore impalato e impassibile, chissà che passa per la testa di Mattarella. Certo, il ‘buon Sergio’, come lo chiamiamo noi, gestisce al meglio le cose con queste bande di furfanti (con qualche eccezione, mica sono uno di quegli insopportabili qualunquisti che pensano che tutti i politici siano uguali). E ogni tanto mi viene di canticchiare mentalmente ‘Meno male che Sergio c’è’ sul motivo della nota arietta inventata per quell’altro. E chissà che pure al Presidente ogni tanto non gli prudano le mani, come prudono a me, e solo a pensarlo e paragonarmi a lui mi viene una gran commozione. Ma intanto questi farabolani e fanagottoni continuano ad andare e venire, a ripresentarsi più o meno ogni dieci giorni, e chissà sino a quando mi toccherà tornare qui anche a me. Certo, babbo mamma e paesani sono contenti, mi vedono in televisione e anche al Tg1, ma io…

(Continua)   

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