sabato, Ottobre 23

Peña Nieto tra trono e altare L’opinione del Dott. Jorge Eduardo Navarrete sul recente viaggio del Presidente in Europa

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Pena Nieto mex

Siamo ormai abituati a sapere il Presidente Enrique Peña Nieto in viaggio: solo nel 2013, secondo un comunicato stampa diramato a dicembre dalla Segreteria per le Relazioni Estere, l’inquilino di Los Pinos ha effettuato 16 visite all’estero per rafforzare «sensibilmente» la presenza del Messico nel mondo. Eppure, sebbene non abbia mancato di ricevere leader europei come l’ex Presidente del Consiglio Enrico Letta o il Presidente francese François Hollande, il Vecchio Continente non sembra essere stato tra le mete principali dei viaggi del Presidente messicano. Già solo per questo, il suo recente viaggio (5 – 10 giugno) da questo lato dell’Atlantico sembra acquisire un significato particolare. Una sensazione confermata dalle mete specifiche del giro: Portogallo, Spagna e Città del Vaticano.

Sono 28 gli accordi realizzati durante gli incontri effettuati nei primi due Paesi. Sulla sponda occidentale della penisola iberica, spicca quello tra la società petrolifera nazionale Pemex e l’azienda energetica portoghese Galp (il cui 38,34% è comunque controllato dall’olandese Amorim Energia B.V. e in cui è presente anche Eni con il 9%). Per Peña Nieto si tratta di un’intesa che consentirà di «approfittare delle tecnologie sviluppate in questo Paese che inoltre [permetterà] di dare a Pemex maggior capacità e di essere più competitivo nell’esplorazione e nello sfruttamento di diversi giacimenti petroliferi». In generale, comunque, come dichiarato congiuntamente col suo omologo lusitano Aníbal Cavacao Silva, sono varie le opportunità individuate «perché gli investimenti del Portogallo si indirizzino al nostro Paese, possano contribuire alla crescita economica ed espandere l’occupazione nel nostro Paese».

Pemex non sembra essere stata centrale nelle conversazioni ufficiali tenutesi in Spagna, nonostante la recente vendita da parte della società messicana del suo 7,86% di quote della spagnola Repsol. Nei comunicati rilasciati dalla Presidenza, non si trova quasi traccia della prima, se non in un accenno volto più che altro a promuovere la riforma energetica approvata in dicembre. Al contrario, Peña Nieto ha sottolineato la crescita dei flussi commerciali tra i due Paesi, quintuplicati negli ultimi 14 anni – come d’altronde già evidenziato in precedenza su queste pagine. Ovviamente, neanche troppo a margine degli argomenti di economia, non è mancato l’elogio da parte del Presidente messicano a Re Juan Carlos, definito dal primo «leader visionario» e «uomo di talento e cultura che ha inteso l’Iberoamerica come opportunità e destino».

Apparentemente più delicata, invece, la visita al Pontefice in Vaticano, a cavallo fra le due visite iberiche. I rapporti tra il Governo messicano e le gerarchie cattoliche non sembrano passare un momento di particolare splendore: da un lato, conosciamo le dure critiche rivolte dal Vescovo di Saltillo Raúl Vera all’amministrazione federale, specialmente in materia di diritti umani – argomento su cui il Messico ha peraltro respinto le raccomandazioni espresse dal Vaticano su aborto e matrimoni omosessuali nell’ambito del Consiglio ONU per i Diritti Umani; dall’altro, la Chiesa si trova a gestire casi di abusi su minori perpetrati da influenti sacerdoti messicani quali Marcial Maciel e Eduardo Córdova Bautista. Ciononostante, il Presidente messicano ha invitato una volta di più Papa Francesco a recarsi in visita in Messico: una proposta che è stata accettata, ma senza concordare una data precisa.

Insomma, i temi in gioco di questi cinque giorni di viaggio sono stati di varia natura: la loro rilevanza sembra in ogni caso certa per quanto riguarda le strategie politiche del Presidente. Per chiarire meglio il significato di queste visite abbiamo perciò chiesto l’opinione di Jorge Eduardo Navarrete, economista ed ex Ambasciatore del Messico.

 

Dr. Navarrete, la prima tappa del viaggio europeo di Enrique Peña Nieto è stata in Portogallo. Secondo il Presidente, quella di Lisbona è stata una visita «fruttuosa» in vista di investimenti in entrambe le direzioni. Quali sono i rapporti economici attuali tra Messico e Portogallo?

Il rapporto commerciale ed economico bilaterale è irrilevante. Le statistiche ufficiali messicane relative ad esportazioni ed importazioni secondo il Paese (INEGI, ‘Annuario Statistico degli Stati Uniti Messicani, 2013-2014’) non offre cifre specifiche e colloca il Portogallo nel mucchio del ‘resto’. Su una base così bassa, qualunque aumento in termini relativi sarà spettacolare. La stessa cosa accade con le cifre degli investimenti esteri diretti reciproci. Il livello di conoscenza riguardo a mutue opportunità di scambio e cooperazione è praticamente inesistente. L’ente ufficiale messicano di promozione economica estera (ProMéxico) non aggiorna le sue informazioni sul Portogallo dal 2009. Né la visita presidenziale ha spinto ProMéxico a rivedere le sue informazioni al riguardo. Il Portogallo non spicca fra gli investitori attivi all’estero. Nel 2012, secondo l’UNCTAD, ha ricevuto IED per 8,9 miliardi di dollari ed ha investito all’estero 1,9 miliardi di dollari. Ad ogni modo, vedendo le cifre globali, sembrerebbe più probabile che il Messico realizzi alcuni investimenti diretti in Portogallo. Dovrebbe averne già effettuato qualcuno. I risultati di ogni visita presidenziale messicana vengono definiti sempre fruttuosi.

In particolare, Pemex e Galp hanno firmato un accordo che, sempre secondo Peña Nieto, permetterà alla società messicana di approfittare del livello tecnologico di quella portoghese per ottenere «maggior capacità» ed essere «più competitiva». In quali particolari settori dell’indotti si concretizzerà questo partenariato?

Se si consultano i portali della Presidenza del Messico e di Pemex non è possibile trovare informazioni specifiche sull’accordo con Galp. L’azienda petrolifera portoghese compie attività di esplorazione ed estrazione di idrocarburi in tre Paesi lusofoni: Angola, Brasile e Mozambico. Sembra avere intenzione di lavorare in altri sei Paesi, tre dei quali in Africa. Galp non rientra nel novero tra i conglomerati petroliferi leader di scala mondiale. Se in due o tre anni, non prima, inizierà ad avere effetto l’apertura del settore petrolifero messicano, non si può escludere che Galp trovi qualche opportunità interessante. Mi sembra difficile dire che ciò sia probabile.

È di questi giorni anche la notizia della vendita di Pemex di quote per il 7,86% di Repsol. L’accordo con la prima può essere collegato al precedente interesse di Galp nella seconda? E l’operazione ha avuto risonanza nella visita di Peña Nieto a Madrid, ad esempio in relazione a ciò che è successo a Repsol in un altro Paese latinoamericano, l’Argentina?

La storia delle relazioni di investimento di Pemex su Repsol è stata caratterizzata dall’opacità. Il comunicato stampa di Pemex (numero 95, 4 giugno 2014) in cui si annuncia il disinvestimento è un buon esempio di occultamento informativo. Afferma che in 35 anni Pemex ha ottenuto «una plusvalenza di oltre 900 milioni di dollari». È molto o poco? Non si può sapere se non si pone a conoscenza l’ammontare totale degli investimenti realizzati e la loro sequenza nel tempo. Ha venduto in un buon momento, guadagnando 0,15 dollari per ognuna delle azioni di cui si è disfatta. Meno male!

Proprio sulle pagine del nostro quotidiano abbiamo commentato l’importanza di Juan Carlos per le relazioni diplomatiche tra la penisola iberica e l’America Latina: in quanto ex Ambasciatore del Messico lei può darcene conferma, soprattutto riguardo alle relazioni tra Spagna e Messico? Tanto più col prossimo vertice iberoamericano a Veracruz…

L’opinione pubblica informata in Messico ha apprezzato il contributo di don Juan Carlos nel mantenimento della democrazia spagnola, instaurata in seguito alla morte del Caudillo. Nell’area iberoamericana non è scomparso un sentore paternalista da parte spagnola, soprattutto da parte dei Governi di destra. La reale impronta spagnola sul Messico proviene dal grande apporto dell’esilio repubblicano. L’abdicazione offriva, secondo me, un’opportunità per consultare il popolo riguardo all’opzione monarchia – repubblica. Una decisione maggioritaria dei cittadini sulla forma di Governo continua ad essere una questione irrisolta della democrazia spagnola.

Tra le due visite, Peña Nieto ha incontrato Papa Francesco. Tempo fa abbiamo intervistato il Vescovo Raúl Vera, che si è espresso in maniera molto dura contro l’amministrazione di Los Pinos, in particolare in materia di diritti umani: è una posizione abbastanza diffusa nella Chiesa messicana da influire nelle relazioni tra Città del Messico ed il Vaticano?

Il Vescovo Vera le ha espresso un punto di vista che riflette la dolorosa realtà messicana in materia di diritti umani. Penso che la visita alla Santa Sede abbia avuto come scopo il tentativo di assicurarsi una visita papale in Messico prima delle elezioni del giugno 2015, fondata sull’idea che la grande popolarità di cui godeva il pre-predecessore di Francesco presso la popolazione messicana sia stata ereditata da quest’ultimo. Suppongo che si cercasse un bonus elettorale per il PRI. Francesco, con grande cortesia, ha detto sì, ma non ha detto quando.

Per contro, la Chiesa deve gestire i casi di abusi su minori perpetrati dai sacerdoti Marcial Maciel ed Eduardo Córdova Bautista, mentre le sue raccomandazioni in tema di aborto e matrimoni omosessuali nel quadro delle Nazioni Unite sono state rifiutate tre mesi fa proprio dal Messico. Oltre alle dichiarazioni ufficiali, esistono tensioni tra quest’ultimo e la Santa Sede?

La tranquilla superficie delle relazioni diplomatiche bilaterali tra Messico e la Santa Sede sarà mantenuta tale nonostante le turbolenze, tra le quali quelle che lei menziona. Come in molte altre società moderne, il ruolo della religione e delle chiese in Messico è in declino, benché sia ancora importante.

 

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