venerdì, Ottobre 22

Pena di morte VS Droga field_506ffbaa4a8d4

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Bangkok – Il Presidente indonesiano Joko “Jokowi” Widodo  sta decidendo di rafforzare i propri piani al fine di inasprire la pena di morte per coloro che sono accusati di distribuire droghe, sottolineando il devastante impatto che tutto questo sta esplicando sulle nuove generazioni del Paese. Durante una lettura pubblica presso la Gadjah Mada Universitya Yogakarta tenutasi Martedì scorso, Jokowi ha sottolineato che il Governo potrebbe non essere disponibile ad alcuna grazia nei confronti di coloro che si sono macchiati di delitti correlati con l’ambito dei narcotici in tutto il Paese. Inoltre ha aggiunto che potrebbe respingere tutte le richieste di clemenza per 64 trafficanti di droghe i quali sono attualmente detenuti nel Braccio della Morte.

Le richieste di clemenza non sono ancora sul mio tavolo. Ma posso garantire che non vi sarà clemenza alcuna per coloro che hanno commesso reati connessi con il mercato delle droghe”, ha detto chiaramente il Presidente Jokowi alla platea che l’ascoltava.

Jokowi ha spiegato che un tale atteggiamento ruvido e netto si rende necessario per combattere la diffusione dell’uso dei narcotici. “Le persone possono anche controllare l’andamento delle droghe e la loro distribuzione anche dal carcere”, ha aggiunto il Presidente Jokowi. Che non ha lesinato nell’aggiungere anche che attualmente 1.2 milioni di utilizzatori di narcotici sono già in una fase di utilizzo definibile come acuto e che è tale da non potersi ritenere trattabile. “Vi sono circa 40-50 tossicodipendenti, la gran parte giovani, che perdono la vita ogni giorno”. Il Presidente ha difeso a spada tratta le decisione del Governo di porre a morte, ovvero rendere esecutive le condanne a morte, per coloro che hanno commesso reati specifici nell’ambito della diffusione della droga, compresi cinque carcerati che il Governo ha pianificato di porre a morte al più tardi entro la fine del mese corrente.

La linea dura del Governo è stata annunciata dal Coordinatore Politico, il Ministro alla Legalità ed agli Affari della Sicurezza, Tedjo Edhy Purdijatno  dopo un incontro avuto con lo stesso Presidente in persona.

In ogni caso, Tedjo ha già in mente di rivelare le identità o le nazionalità delle cinque persone. Ha poi annunciato che oltre ai cinque, vi  sono altri 20 detenuti nel Braccio della Morte già destinati a vedersi schierare innanzi il plotone di esecuzione nel 2015, la maggioranza dei quali proprio per reati connessi con lo spaccio delle droghe.

Secondo l’Agenzia Nazionale per i Narcotici BNN, 77 trafficanti di droga sono detenuti nel Braccio della Morte dal 2004, tra i quali nove sono già stati sottoposti alla pena capitale. Due sono stati sottoposti ad esecuzione capitale nel 2013, compreso il trafficante di droghe di origine nigeriana Adam Wilson, nel mese di Marzo di quell’anno ed un pachistano nel successivo mese di Novembre.

L’Agenzia Nazionale per i Narcotici ha verificato che 47 dei trafficanti sono stranieri.

L’insistenza del Governo sulla implementazione della pena di morte ha tratto grandi critiche da parte dei difensori dei Diritti Umani nel Paese.

La Commissione Nazionale sui Diritti Umani, che inizialmente aveva chiuso con nettezza la questione relativa al piano governativo di porre sotto esecuzione capitale cinque detenuti per fatti di droga, ha reiterato la propria petizione di avvocatura in difesa dell’abolizione della pratica della pena di morte nel Paese.

Così l’annuncio di Jokowi giunge inaspettato. La Commissione Komnas HAM non riteneva d’aspettarsi che il Presidente in persona potesse esprimersi in quel modo così netto a favore dell’inasprimento della pena di morte e circa l’abolizione di alcuna grazia nei confronti di chi ha commesso reati perseguibili in materia di spaccio di droghe. Il diritto alla vita è un diritto non negoziabile che non deve essere limitato per nessuna ragione. Inoltre, la pena di morte viola il diritto realmente basilare alla vita”, ha affermato il Commissario di Komnas HAM, Roichatul Aswidah.

Se non si procede alla eliminazione della pena di morte immediatamente, il Governo potrebbe in alternativa implementare una moratoria sulla pena di morte mentre allo stesso tempo compie sforzi per migliorare il sistema legale nazionale al fine di rendere più facilitato il processo che potrebbe aver luogo durante la definizione delle procedure legali”, ha aggiunto la esponente che opera in difesa dei diritti umani.

In una intervista avuta in un’altra occasione, una attivista per i Diritti Umani appartenente all’ente imparziale con sede a Jakarta, Poengky Indarti, è intervenuta in modo critico nei confronti delle decisioni governative favorevoli all’inasprimento dell’applicazione della pena di morte per gli accusati di spaccio di droga.

Poenky ha suggerito che la Amministrazione di Jokowi potrebbe piuttosto sostenere misure atte a prevenire la diffusione delle droghe, anche attraverso un rafforzamento ed indurimento applicativo del sistema legale sugli esponenti ufficiali che dovessero incorrere in tali pratiche illegali o criminose.

Il Governo deve rendere sicuro il fatto che i legislatori e gli operatori delle Forze dell’Ordine non possono in alcun modo evitare di agire nei confronti di esponenti ufficiali”, ha aggiunto la esponente dei Diritti Umani, aggiungendo che tali sforzi per combattere i crimini connessi con le droghe potrebbero non avere effetto se il Governo fallisse nell’agire contro le menti criminose che si nascondono dietro tali traffici di così vasta portata nel Paese.

Il problema dello spaccio delle droghe, sia in Indonesia sia nell’arco delle Nazioni Sud Est asiatiche, è davvero di notevole portata ed i sistemi governativi locali sono da anni impegnati nella lotta ai cartelli internazionali della droga, con successi talvolta incisivi talvolta scarsi. La decisione della attuale amministrazione governativa indonesiana da una parte mostra il lato dell’utilizzo politico della questione per aumentare il mordente sulla popolazione nazionale, dall’altra mostra la vacuità delle misure finora intraprese, dato che la applicazione della pena di morte, in alcuni Stati al Mondo, nulla ha aggiunto o tolto rispetto al grande potere della droga a livello mondiale.

 

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