mercoledì, Agosto 4

Pena di morte, contrappasso per una pena della vita L’Italia è una ruota quadrata che non gira. Ma spunta la soluzione: la pena di morte

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Il sottotitolo di queste riflessioni è ripreso dalla titolazione con cui il Censis ha presentato nei giorni scorsi, come da oltre 5 decenni, il 54° Rapporto sulla situazione sociale del Paese Italia. Dove emerge un consolidato agire alle prese, o meglio preso, nella morsa di un virus che ha fatto emergere come l’azione della politica per la salute della collettività, base della biopolitica della vita, sia consistita in diverse difficili declinazioni nel mondo, prive di un trofeo, magari nel numero minore di morti, rovesciandosi in una politica sulla vita costitutiva del governo della popolazione da parte discienza e medicina. Riflessa nel Cts, Comitato Tecnico Scientifico apprezzato od osteggiato a seconda della disposizioni individuali e collettive ad accettare regole norme dpcm e codicilli funzionali al contenimento di un fenomeno biologico di cui nessuno sapeva nulla, come la Sars di anni fa.

La situazione del Paese che emerge è un lungo fermo immagine di un Paese avvitatosi nelle sue arretratezze e ritardi, economici e culturali, di cui oggi con stupore ci accorgiamo di pagare il conto. Come per la sanità pubblica rapinata e distrutta da un settore privato agevolato con cui ci si è impossessati di decine di miliardi, Lombardia in testa, con quel …. di Formigoni prima e di Maroni dopo. Per cui oggi dobbiamo prendere il Mes, o forse no, ma comunque sono risorse. Una fotografia quella del Censis corredata di evocative immagini sociologiche sull’agire sociale del Paese. Analisi che negli ultimi anni sono virate su toni opachi, grigi, di ritardi, dimenticanze, problemi lasciati a vivacchiare. Con persone avvinghiate ad una finta felicità fatta di ansie ed angosce opache, nella politicaaffari, socialità, nel relazionarsi di una comunità civile. Insomma, quest’Italia non va, al netto dei mitici 209 miliardi del Recovery Fund, per rappezzare un Paese a lungo spolpato da ruberie condoni fiscali ed edilizi soprusi collusioni commistioni. O utili per sviluppare futuro con il Next Generation Eu, linfa vitale per tante migliaia di giovani scappati dall’Italia, a parte qualcuno all’estero affermatosi, che prova con tanta sconsiderata fiducia a tornare qui da noi per dare una mano. Sapendo che non si sa da dove cominciare.

Il punto non è piangerci addosso, sarebbe meglio far pagare chi ci ha portato a tutto ciò. Un fenomeno che si riproduce da decenni, dai bui tempi del pentapartito della prima Repubblica, per arrivare all’unto, ma anche bisunto, del Signore (!), l’ex pregiudicato di Arcore grande protagonista dell’ulteriore mazzata finale economica e morale, quanto volgarmente immorale, per arrivare ai nostri giorni. Dal macellaio Monti con ministra piangente, per trapassare con il ‘profeta’ di Rignano, il machiavellico provinciale che voleva rivoltare il paese e la sinistra, usando il ‘lanciafiamme’ (pure lui!) per i vecchi potentati, come il boss di Salerno a capo oggi di un clan familiare che sta occupando il Pd. Ma è stato rivoltato da entrambi. Poi il ‘grigio’ conte Gentiloni, fino alle elezioni politiche del 2018 con la vittoria della destra miliardaria-fascio-leghistoide e con un Pd del rignanese crollato al 18%. Roba che manco Bersani… e poi, poi siamo in zona mio omonimo pochettepiù che ultimo dei mohicani pugnace postandreottiano, santomunito in giacchetta di Padre Pio immaginetta.

Allora, siamo arretrati come Nazione sui fondamentali economici, la tutela e la diffusione della cultura e dell’istruzione, la sanità, la burocrazia, l’innovazione. Condita di alterna moralità, immarcescibile immoralità, suadente collusione, algida corruzione. Giunti all’oggi, là dove gli umani producono disumanità. Un flatus vocis espettorato da tantirappresentazione dignoranza o distruzione asservita ad unargomentare primitivo. Strumenti di uno spirito umano vincenti in molti campi, in primis la politica, da coloro i quali in passato venivano zittiti dalla bellezza, dalla solidarietà, dai valori di umanità che talora siamo capaci di esprimere. In un Paese, l’Italia, che da dopo la disunita Unità d’Italia non ha mai avuto la barra dritta di un Paese capace di esprimere un valore fondativo, dietro il quale mettere in fila tutti gli altri. Se non per citare ogni volta il vero afflato italico, poi divenuto retorico, contro il terrorismo. E poi poco altro, in un paese di borghi province e regioni tra loro in guerra ed in ordine sparso. In questo panorama il valore che manca è, a stampatello, la SERIETÀ, moto dell’animo che si riflette in comportamenti scelte e decisioni che formano lo stile ed il carattere di una collettività in una Nazione. La confusa e caotica gestione della pandemia da Covid-19 lo dimostra. Regioni di destra contro il Governo, poi qualcuno del campo ‘amico’ a sbottar eccezioni misurazioni dissimili, ordinanze contestate. Frutto di uno Stato indebolito già dai primi anni del nuovo secolo dinanzi ad istanze di pseudo federalismo e minacciati separatismidei primi leghisti, per giungere a quelli nazionalpopulistiodierni, ancor peggiori. Come quel bulletto che blatera di un vaccino da somministrare prima ad un lombardo che ad un laziale, poiché il primo economicamente centrale nel Paese! Senza vedere, ignoranza strumentale, quanto ha combinato in Regione Lombardia la coppietta leghisto-italiota, al netto dell’affaire camici di ‘famiglia’!

Dunque questanno pandemico ha accentuato le note vulnerabilità strutturali del Paese. La parola d’ordine virale è consistita in un’adesione alla logica del ‘meglio sudditi che morti’. Una perdita di sovranità ed una condizione di stato d’eccezione confermata dai vari Dpcm sfornati. Certo, per il mutare degli indici, di trasmissibilità, contagi, numero di terapie intensive occupate, decessi, fomentati da un andamento ondivago tra cosiddetti ‘rigoristi’ ed ‘aperturisti’. Fino ai discotecari estivi, mandanti im-morali dei morti da settembre. Con fantasie orarie, colori regionali, aree rosse in zone arancioni, arancioni poi gialle, paglierino forse, delimitate, allargate, circoscritte. Poi arriva la cattiva Merkel in una conferenza stampa e dolendosi di precedenti disposizioni parzialmentefunzionati, chiude tutto o quasi fino al 6 gennaio. Ma i nonni, i parenti non conviventi, quanti, per quante volte, le messe a che ora e dove, meglio vicino casa, il bambinello che ‘nasce’ ad orari diversi (!), vogliamo togliere la fede in un paese papalino, che sarebbe laico, ma solo per la Costituzione E gli italiani, ricorda il Censis, vengono cosparsi di bonus economy “trasferendo in media 2 mila euro pro capite ad un quarto della popolazione. Mentre i meno garantiti già piangono circa 500 mila posti di lavoro perso. E quando qualche buontempone elargiva un ‘andrà tutto bene’, già la frattura pre virus tra garantiti e non si andava allargando. Dinanzi a tutto ciò si perdono le forze e difatti solo il 13% se la sentirebbe di aprire un’impresa, un rischio oggi troppo accentuato. Mentre poco meno di 4 milioni di lavoratori indipendenti hanno avuto accesso all’indennità di 600 euro, 1,4 milioni di commercianti, 1,2 milioni di artigiani e circa 300.000 coltivatori diretti e altre figure impegnate nelle attività agricole rappresentano tre quarti del totale dei beneficiari (circa 3 milioni) che hanno potuto ottenere una compensazione della perdita di reddito nel corso dell’emergenza. Per dire dell’area del disagio che ha colpito le libere professioni, messe come al solito in guerra contro i “garantiti” dipendenti pubblici, sempre oggetto a buon mercato di stigma in un paese che per quasi tutti non è all’altezza. Al netto di gigantesca evasione fiscale, lavoro in nero, doppi o tripli lavori tutti sottotraccia, che cambiano di molto le quantità del disagio, pure estesosi. Un Paese di abusi edilizi che hanno distrutto la penisola, poi condonati, di ladri ed evasori fiscali condonati dal fisco, grande assente di questo paese, con livelli di corruzione sconosciuti nei paesi seri, nordici quasi tutti. Con finti ciechi, finti invalidi, finti poveri, finti lavoratori, finti tutto, finti di essere cittadini, ma veri sudditi pronti a contendersi un pezzo di qualcosa buttato loro da un potere specchio reciproco di una ‘grande bellezza’ oscena cafona, volgare a cui ognuno si aggrappa con i suoi… santi in paradiso. Perché come ricordava Ennio Flaiano, in Italia ognuno tiene famiglia…

Mentre l’istituzione più importante, quella in cui circola cultura e fornisce istruzione per divenire cittadini, la Scuola, è esclusa da ca. 1 anno da ogni vita. Ed i giovani con essa. Cosicché solo l’11,2% degli oltre 2.800 dirigenti scolastici intervistati dal Censis ha confermato di essere riuscito a coinvolgere nella didattica tutti gli studenti. Terribile, mentre i Decreti ristori sono 4. Nutrire la pancia è vitale, irrorare lo spirito è fondamentale per avere persone in grado di pensare. Dunque discernere e così decidere per il meglio, non a caso o con mere pulsioni. Perché se purtroppo è vero che uno stronzo ignorante ricco vince spesso su un povero con intelletto, capita pure che il primo talora privatodi ricchezze rimane solo uno stronzo, mentre il secondo ha sempre l’intelletto. Che qualche volta torna utile. All’interno della messe dei dati, poi, spunta un piccolo codicillo culturale da brividi, spia di disagi malesseri rabbie livori violenze molto più diffuse, che non fa notizia, sopraffatti dagli elenchi di regali da shopping, con complicanze per poterli donare, essendoci limitazioni orarie, di numero di persone... Il dato fa rabbrividire: quasi la metà degli italiani, 43,7%, dei compatrioti, si dice favorevole ad introdurre la pena di morte nel nostro ordinamento. Un dato che sale al 44,7% tra i giovani compresi nella fascia d’età tra i 18 ed i 34 anni. Povero Cesare Beccaria con il suo ‘Dei delitti e delle pene’! I nostri figli, spaventati non comici guerrieri, con Stefano Benni, spaventati e rancorosi per una società ed un paese che mentre li coccola non riesce a farli crescere, con durezza ma anche con solidarietà. Soffocati di affetti ma privi e privati di affettività. ‘Adulti’ per il mercato, ma fragili e disorientati che stazionano in una crescita amputata dei sofferti riti del crescere per dispiegare ali rattrappite. Con adulti ‘ingiovaniliti’ regrediti giovanilisticamente all’età dei figli. Immaturi questi ultimi, privi di autorità, e soffocati i giovani costretti a risposte facili, la morte altrui. A caccia di indifesi e marginali capri espiatori, dagli homeless ai rifugiati, magari bruciandoli, giocando a fare i grandi, come i grandi.

Un sentimento di scorciatoia dinanzi a soluzioni che non vi sono, progetti che latitano, giovani che vanno via da un paese che è solo quasi per vecchi, che post virus li eliminerebbe pure perché non più utili! Una condizione strutturale di freno e blocco della mobilità sociale che premia per fedeltà e non per capacità, quelle che vengono riconosciute all’estero, in una crisi economica sociale e morale che ha schiacciato un vecchio ceto medio ormai in crisi, per non dire di coloro collocati nella parte più bassa della piramide sociale. Una plastica rappresentazione di un Pese che si nutre di antichi rancori, di risentimenti antichi e consolidate inquietudini a cui non si è messo mano nel corso degli anni. La pena di morte come asfittica scorciatoia di una rabbia psicologica e materiale covata che non trova sbocchi in un contesto sociale sempre più gretto e chiuso. Pena di morte come contrappasso per una pena della vita.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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