domenica, Maggio 9

Pena di morte, abolizioni inaspettate

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Il ‘Rapporto 2015‘ di ‘Nessuno Tocchi Caino‘ sulla pena di morte nel mondo, appena presentato, fornisce dati nuovi e confortanti. Riguarda il 2014 e i primi sei mesi del 2015. Sul ‘podio’ dei Paesi che nel 2014 hanno compiuto più esecuzioni nel mondo figurano ancora Cina, Iran e Arabia Saudita. Mentre i primi Paesi-boia del 2015 (al 30 giugno) sono Cina, Iran e Pakistan.

L’evoluzione positiva verso l’abolizione in atto nel mondo da oltre quindici anni si è confermata. I Paesi o territori che hanno deciso di abolirla per legge o in pratica sono oggi 161. Di questi i Paesi totalmente abolizionisti sono 103; gli abolizionisti per crimini ordinari sono 6; quelli che attuano una moratoria delle esecuzioni sono 6; i Paesi abolizionisti di fatto, che non eseguono sentenze capitali da oltre dieci anni o che si sono impegnati internazionalmente ad abolire la pena di morte, sono 46. I Paesi mantenitori della pena di morte sono scesi a 37 rispetto ai 39 del 2013. Sono progressivamente diminuiti nel corso degli ultimi anni: erano 40 nel 2012, 43 nel 2011, 42 nel 2010, 45 nel 2009, 48 nel 2008, 49 nel 2007, 51 nel 2006,  54 nel 2005.

Il rilancio del soggetto abolizionista è ora anche sulla questione dell’ergastolo. Il progetto è incentrato su più piani. Su quello scientifico è volto a documentare gli effetti sullo stato psicofisico del detenuto della lunga permanenza in condizioni di isolamento in attesa di un ‘fine pena: mai’, analogamente a quanto la letteratura scientifica ha già ampiamente documentato nel caso dei condannati a morte. Il cosiddetto ‘fenomeno del braccio della morte’. Come scrive lo stesso Papa Francesco «la mancanza di stimoli sensoriali, la completa impossibilità di comunicazione e la mancanza di contatti con altri esseri umani, provocano sofferenze psichiche e fisiche come la paranoia, l’ansietà, la depressione e la perdita di peso e incrementano sensibilmente la tendenza al suicidio». A livello giurisdizionale mira a presentare, a partire da casi concreti, ricorsi nazionali (Corte Costituzionale) e sovranazionali (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e Comitato Diritti Umani dell’Onu) volti a superare l’ergastolo, quantomeno nei suoi aspetti più duri: il cosiddetto ‘ergastolo ostativo’ (sui 1.576 condannati a vita italiani ben 1.162 sono ostativi, cioè esclusi per legge dai benefici carcerari) e l’isolamento in regime di 41 bis (circa 700 detenuti).

In autunno appuntamento con il Congresso di ‘Nessuno Tocchi Caino’ che si terrà nel Carcere di Opera, in provincia di Milano, penitenziario italiano con alta concentrazione di ergastolani. E prevalentemente proprio al tema dell’ergastolo sarà dedicato. Oltre che alla prossima votazione della nuova Risoluzione sulla Moratoria Universale delle esecuzioni da parte dell’Assemblea Generale dell’Onu. Questa sarà nel dicembre 2016. Un momento che certamente vedrà, come già ora, l’aumento di quanti hanno abolito la pena capitale o ne applicano una moratoria. Ma forsanche un salto di qualità con Paesi, e personalità, sino ad oggi refrattari che potrebbero far compiere un decisivo, definitivo, salto di qualità.

 

 

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